Don Zappella,ripetuti atti di pedofilia. È il quadro che emerge dai documenti consegnati dal pm Ferro a monsignor Borghetti.

SAVONA. Il vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti, ieri mattina è tornato in procura in compagnia del suo braccio destro, il vicario generale,l’imperiese Ivo Raimondo. Ragione dell’improvviso e rapido blitz nel capoluogo è stato ancora una volta don Francesco Zappella, il parroco (finoal9dicembre) del santuario di Sant’Antonio da Padova di Borghetto. La lettera di dimissioni da parroco e vice direttore della Caritas diocesana ingauna,non è bastata ad evitare al sacerdote un altro,violentissimo,temporale. Nell’incontro con il sostituto procuratore della Repubblica, Giovanni Battista Ferro, il vescovo di Albenga, ha infatti acquisito gli atti d’indagine del processo che il 9 maggio del 1991 hanno portato i giudici del tribunale di Pinorolo a condannare Francesco Zappella a 14mesiperattidilibidine violenta su due ragazzini infra quattordicenni. Ma è proprio da  quella documentazione d’inchiesta che la procura savonese e di conseguenza la Curia sono venuti a scoprire una sorta di doppia vita del parroco borghettino.

Una gioventù segnata dalla “malattia” della pedofilia che nell’agosto del 1989 lo ha portato ad interrompere il noviziato nei Salesiani a Monte Oliveto (Pinerolo), ufficialmente «per motivi di salute» è l’unico segno del passaggio nel torinese di Francesco Zappella, come confermato dal direttore del noviziato, don Pietro Migliasso. Già agli inizi degli anni novanta, infatti Francesco Zappella, aveva dichiarato di essere affetto da un brutto male alle ossa, lo stesso che ipoteticamente ne limita i movimenti negli ultimi mesi.

Ed ora, tutto l’incartamento acquisito negli archivi di Stato di Torino,è finito nelle mani del vescovo Borghetti e di conseguenza nel fascicolo del processo canonico che è stato avviato nei confronti di don Zappella per la presunta violenza sessuale compiuta nel 2005 ai danni di un cittadino uruguaiano, accusa per la quale il pm Ferro ha chiesto al gip l’archiviazione per prescrizione, oltre che per mancanza di querela da parte della vittima. Senza dimenticare la decisione di padre Francesco di chiudere il conto corrente delle missioni e su cui si faceva versare i contributi dei parrocchiani per la missione di Trenta & Tres.

Il vescovo mandato da Papa Francesco a fare trasparenza in una diocesi squassata dagli scandali mai più pensava di trovarsi di fronte ad una situazione tanto grave. Il caso Zappella, con l’ingresso nel seminario di Albenga nonostante una condanna per pedofilia, rischia di avere ripercussioni devastanti sull’intero sistema. Come ha potuto entrare in seminario con una condanna tanto grave? Qualcuno sapeva? Enel caso, perché ha taciuto? domande a cui Borghetti dovrà dare una risposta.

Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX

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