Bergoglio è triste, è amareggiato, ma perché non reagisce?

Da quando Bergoglio è diventato Papa la stampa ha voluto esaltare ogni sua dichiarazione senza prestare la minima attenzione se poi queste fossero seguite da fatti. Abbiamo vissuto la nascita di un Papa eccezionale aperto a tutto e a tutti, che sa dire buongiorno, buona sera e persino buon appetito. Un vero talento della banalità.

Possiamo dire senza dubbi che questa in’obiettiva esaltazione dei media che hanno gonfiato un enorme castello di carte che così tanto è piaciuto ai cattolici, ma che nei fatti ha dimostrato la sua infondatezza, si è rivelato la sua stessa rovina.

E adesso?

Ora di fronte ai fatti più recenti e noti come quello dell’attico di Bertone ristrutturato con i soldi destinati ai bambini, persino il più bigotto dei bigotti si domanda perché Bergoglio non interviene. D’altra parte Bertone è uno dei suoi sottoposti e quell’attico è all’interno della Città del Vaticano, dove Bergoglio che li è il padrone di casa, potrebbe davvero intervenire. D’altronde proprio Bergoglio ha istituito un apposito tribunale per perseguire i reati commessi dagli alti prelati, sarebbe un’ottima occasione per cominciare a usarlo.

E invece vediamo un pontefice che non sa fare altro che dirsi triste, un pontefice che ancora una volta di fronte all’ennesimo scandalo, anziché pensare e provvedere a risanare almeno la sua chiesa, propaganda banali dichiarazioni come quelle rivolte ieri all’Inps “ Non manchino diritti a lavoro, riposo e pensione”. Per contribuire concretamente potrebbe ad esempio rinunciare ai 6 miliardi che lo stato italiano elargisce ogni anno alla chiesa, così i cittadini potrebbero avere il reddito di cittadinanza. Di certo la chiesa non fallirebbe.

Anche Rai News dà il suo contributo, ieri ha rilanciato con uno scoop incredibile e di fondamentale importanza per la collettività “Papa Francesco cade in Piazza San Pietro, ma si rialza subito”. Quasi come se quello fosse il problema che oggi sta vivendo la chiesa.

Sono invece sfuggite alla più grande parte dei media le dichiarazioni di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, quello che nel 2013 chiedeva il testamento agli anziani il quale ritiene che “Fittipaldi e Nuzzi quasi quasi vanno impiccati“, un concetto davvero molto cristiano e indicativo di quanto sia gradita tra il clero pulizia e trasparenza.

Come sono sfuggiti alla stampa anche i due recenti casi di preti pedofili, quello di don Carlo Chiarenza e quello di don Vincenzo Calà che malgrado la sospensione sono stati “pizzicati” a celebrare messa, uno addirittura ha concelebrato l’ordinazione di un sacerdote.

Ma non si era detto che ci sarebbe stata “tolleranza zero”?

In questi anni la malafede è sempre stata la protagonista nella chiesa, da quando sono emersi i primi scandali sulla pedofilia, anni 2000, abbiamo sentito le scuse e le promesse di intervento di ben tre pontefici, San Wojtila, l’emerito Ratzinger e infine Bergoglio.

Si è detto che il Papa non sapesse, si è detto fossero i suoi segretari a nascondergli i dati e denunce che le vittime negli anni hanno inviato al pontefice di turno.

Ma allora perché Papa Francesco non risponde a vittime come la 19enne Giada Vitale, lei la lettera gliela data nelle mani di persona.

Perche non è intervenuto quando la nostra collaboratrice Luisa Bonello gli ha consegnato i fascicoli della Rete L’ABUSO contenente dati e prove su vari casi di preti pedofili italiani, anche la Bonello li ha dati personalmente nelle mani del pontefice.

Perché non sta intervenendo sul caso del missionario pedofilo don Francesco Zappella, già condannato nel 1991 prima di prendere i voti e oggi nuovamente indagato a Savona per analoghi motivi.

Anche qui pare proprio che la malafede sia la vera linea di Papa Francesco o quanto meno la morale della chiesa perché la vicenda di don Zappella si svolge ad Albenga, nell’unica diocesi italiana commissariata proprio dal Papa, quella che dovrebbe essere esemplare. Ed invece non abbiamo assistito neppure ad una sospensione, almeno preventiva del sacerdote pregiudicato e oggi nuovamente sotto indagine, ma abbiamo assistito proprio nei giorni in cui i media locali davano la notizia di una nuova indagine, ad una promozione del prete indegno, oggi anche collaboratore della Caritas Diocesana.

Ma il commissario Borghetti non era stato mandato dal Papa per fare pulizia?

Queste sono tutte cose sulle quali se davvero volesse il Papa potrebbe intervenire in un batter d’occhio, non pretendiamo interventi rapidi in casi come quello dello IOR, decisamente ben più complesso e difficile da affrontare.

Ma se il pontefice non è in grado di intervenire neppure sulle cose più banali e semplici come la sospensione di un sacerdote pedofilo, se non interverrà nemmeno a quelle che sono le richieste dei suoi sacerdoti e della sua stessa chiesa, quanta può essere la fiducia che si può riporre nelle sue continue e puntualmente inevase dichiarazioni?

Francesco Zanardi

Presidente Rete L’ABUSO Onlus.

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