Zappella ordinato dopo la condanna per abusi su minori

Espulso a Pinerolo, entrò nel seminario ingauno

SAVONA. Il caso di don Francesco Zappella rischia di travolgere l’intera diocesi di Albenga e Imperia. In particolare lo scandalo potrebbe coinvolgere i vertici della curia e del seminario ingauno nell’era di Mario Oliveri, ilvescovo che il prossimo quattro novembre festeggerà il venticinquesimo anniversario di ordinazione nella diocesi di Albenga. Il nodo della questione è semplice: don Francesco Zappella è stato ammesso nel seminario vescovile ingauno nel settembre del 1991, ossia a pochi mesi dalla condanna a quattordici mesi per abusi sessuali su minore pronunciata dal tribunale di Pinerolo, località dove il giovane Zappella si era trasferito dalla bergamasca per frequentare il seminario salesiano. Le indiscrezioni dicono che Zappella sia stato estromesso dall’istituto piemontese ed accolto nella diocesi di Albenga passata da neppure un anno nelle mani di monsignor Oliveri. «Non ho niente da dire» è il laconico commento di don Luciano Pizzo, l’allora rettore del seminario, che preferisce il silenzio di fronte alla situazione creatasi. Non è un caso però che proprio don Luciano, insieme a don Fabrizio Fabbris (padre spirituale del seminario alla fine degli annio ‘90) e don Rinaldo Bertonasco sia stato uno dei sostenitori della crociata a Roma per mettere fine agli scandali nella curia albenganese.

Resta infatti difficile da capire come un giovane condannato per abusi sessuali su minori possa essere stato ammesso in seminario e soprattutto ordinato prete il 17 maggio 1997. Il vescovo Oliveri sapeva di quella pesantissima macchia nel passato di Francesco? E se si, perché ha taciuto? In casi di trasferimento tra seminari, i vescovi delle due diocesi si scambiano informazioni e in quel capitolo avrebbe dovuto esserci anche il riferimento a quella condanna. Monsignor Guglielmo Borghetti si trova quindi tra le mani un caso scottante e dalle soluzioni che rischiano di essere pesantissime. E questo potrebbe giustificare la necessità di un’istruttoria non frettolosa sul caso Zappella. Perché se il parroco di Borghetto potrebbe essere sospeso per il caso di pedofilia, nei guai potrebbero finirci anche coloro che quel giovane bergamasco (pronto sempre a prostrarsi di fronte ai simboli della religione) lo hanno fatto pastore della chiesa. Qualcuno sapeva di quella condanna? Qualcuno ha taciuto o qualcuno ha provato a sollevare il caso ed è stato zittito? Il condizionale sugli sviluppi “canonici” ovviamente è doveroso di fronte ad uno scandalo in itineree che ancora una volta porta la diocesi di Albenga all’attenzione del Pontefice Bergoglio. Ma i casi di pedofilia e altri reati cominciano ad essere un po’ troppi per essere sottovalutati. Monsignor Borghetti è pronto ad usare il pugno di ferro con chi ha sbagliato. Il mandato di Papa Francesco è stato chiaro.

ciolina@ilsecoloxix.it

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