Monsignor Borghetti, il pifferaio che magico non è

Nell’unica diocesi al mondo commissariata da Papa Francesco qualcuno comincia a rimpiangere monsignor Mario Olivieri, chi invece no, fatica a vedere “la grande rivoluzione” messa in atto da monsignor Guglielmo Borghetti, una rivoluzione presunta ma che nei fatti pare solo “tanto fumo ma niente arrosto”.

A quanto pare il commissario inviato da Papa Francesco per fare pulizia nella diocesi più chiacchierata d’Italia sembra che stia solo facendo silenzio e non pulizia, a dirlo non sono solo molti sacerdoti della diocesi ingauna, ma anche i fatti.

L’ultimo dei casi che ha lasciato perplessi è quello di don Francesco Zappella, il parroco di Borghetto S. Spirito accusato di molestie e indagato formalmente dalla Procura di Savona per l’ipotesi di reato di violenza sessuale, che paradossalmente, anziché essere sospeso, proprio nei giorni in cui veniva aperto nei suoi confronti un fascicolo, viene promosso da Borghetti come collaboratore della Caritas Diocesana.

E ancora il caso di Giacomo Pisano, cappellano dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure che a seguito di un tentativo di furto nella sua abitazione, aveva attirato l’attenzione di don Filippo Bardini, il quale aveva avvisato la vigilanza. Una successiva visita dei NAS aveva accertato una situazione a dir poco imbarazzante, il pavimento dell’abitazione era cosparso di rifiuti, escrementi e avanzi di cibo, e in mezzo a oggetti e paramenti sacri, anche materiale pornografico. Questa vicenda pare non abbia turbato molto la diocesi che lo ha “riciclato” e adesso presta servizio nel fine settimana come vice parroco di Balestrino, mentre in settimana presta servizio a Loano, nella chiesa di S. Pio 10°. In questo caso ad allontanare il sacerdote dall’ospedale non è stata la diocesi, ma la Regione che ha provveduto a “licenziarlo” tramite i vertici dell’ASL .

Poi c’è il caso di don Renato Giaccardi, arrestato a Mondovì nel luglio del 2005, con l’accusa di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, adescava giovani tra i 15 e i 18 anni per prestazioni omosessuali. Condannato successivamente in via definitiva a 4 mesi di reclusione, fu trasferito nella diocesi di Albenga dove ora fa il parroco a Loano nella Chiesa della Madonna di Loreto nella zona del porto ed è cappellano presso il santuario delle Suore della Visitazione di Loano, adiacente ad un asilo.

Ancora in circolazione per la diocesi ingauna don Italo Casiraghi, condannato a 6 mesi nel Canton Ticino per atti sessuali con fanciulli, trasferito anche lui dopo la condanna nella diocesi di Albenga. Lo avevamo scoperto noi della Rete L’ABUSO qualche anno fa mentre celebrava come se niente fosse messa a Pietra Ligure, dove vive tuttora.

Infine il caso più famoso, quello di don Luciano Massaferro, condannato in via definitiva a 7 anni e otto mesi. Attualmente ai domiciliari e affidato ai servizi sociali di Imperia, di giorno deve solo assolvere i compiti previsti dalla sua mansione, cioè fare il giro di consegna dei pasti, poi può fare sostanzialmente ciò che vuole. Anche se per il momento non dice messa, non è mai stato ridotto allo stato laicale.

La Rete L’ABUSO ovviamente, occupandosi di tematiche sessuali, si è limitata ad elencare solo questi aspetti. In realtà le recenti vicende ed esternazioni del clero ingauno, nell’ultimo periodo non hanno mancato di guadagnarsi gli onori della cronaca, ma malgrado ciò pare che anche in quei contesti non sia stato preso provvedimento alcuno.

La domanda che alla fine ci poniamo noi comuni mortali è molto semplice, ma “la grande rivoluzione di Guglielmo Borghetti” in che cosa consiste?

Francesco Zanardi Portavoce Rete L’ABUSO

 

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