Scandalo chiesa di S. Francesco da Paola; spergiuri nella casa di Dio

All’indomani dell’incontro con i genitori avvenuto ieri sera presso la parrocchia di S. Francesco si infiamma l’indignazione di alcuni presenti per gli spergiuri fatti al cospetto di Dio dal parroco di S. Francesco. La riunione infatti si è tenuta non nelle opere parrocchiali come doveva essere, ma in Chiesa dove il parroco avrebbe mentito ai presenti dichiarando sul caso di don Pietro Pinetto, il sacerdote pedofilo trasferito da Celle nella parrocchia savonese sarebbe innocente. Il parroco infatti ha prima omesso ai presenti che Don Pinetto è stato rinviato a giudizio per aver mentito al pubblico ministero Dott. Giovanni Battista Ferro, dichiarando la sua innocenza e querelando ingiustamente 4 persone (tra cui una vittima) per diffamazione. Querela, che poi si è ritorta contro egli stesso, perchè la Procura della Repubblica di Savona costretta ad indagare a seguito della querela del sacerdote, dopo aver accertato la veridicità dei fatti, ha accusato a sua volte il sacerdote di calunnia nei confronti dei 4 querelati appurando che avevano detto la verità. Ma non finisce qui perché il parroco di S. Francesco Don Daniele Grillo, avrebbe anche dichiarato che ben tre delle 4 vittime che accusavano Don Pinetto avrebbero ritrattato le loro dichiarazioni, cosa che non è affatto vera, infatti solo 1 di quelle vittime avrebbe negato le molestie subite. Per quello che riguarda la quarta vittima sempre il parroco di S. Francesco, avrebbe riferito con evidente disprezzo, che era un “tossico” e che anche la madre di quest’ultima vittima (deceduta da anni) avrebbe confermato ad alcuni prelati innanzi tutto il suo sostegno generico alla Chiesa e al Pinetto , poi avrebbe detto, sempre secondo il Parroco che la anziana donne, all’epoca 91 enne, avrebbe negato che il figlio Alessandro Nicolick sarebbe stato oggetto di molestie sessuali all’interno del Seminario Vescovile di Savona e in quello estivo di Piana Crixia. Ed è proprio a questo punto che esplode la profonda amarezza e quindi l’ira, del prof. Roberto Nicolick, fratello proprio di quella vittima il cosidetto “tossico” dal Parroco, fuggita anni prima dal seminario di Savona, senza mai volere dare una spiegazione se non in punto di morte al fratello medesimo. Infatti risulta agli atti della Rete L’ABUSO un fatto molto sinistro e datato di qualche anno, quando il professor Roberto Nicolick, fratello del defunto Alessandro, apprese dalla sua compagna, che due persone, don Antonio Ferri attuale Vicario Generale ed un altro sacerdote di colore non identificato, sarebbero andati a trovare a casa la madre 91enne e le avrebbero fatto firmare delle carte non ben precisate, raccomandando alla donna di non parlarne con il figlio Roberto. L’anziana donna però, spaventata, si sfogò con la compagna del figlio Roberto, la quale insospettita glielo riferì. Di li venne immediatamente formalizzato l’accaduto, che la Rete L’ABUSO, di cui Roberto Nicolick fa parte, segnalò prontamente alla procura della repubblica . Ora ci si chiede come sia possibile che ieri sera il parroco di S. Francesco abbia accennato questo fatto ai genitori presenti, dal momento che lui risulterebbe estraneo a questa vicenda? Viene da se, che qualcuno lo abbia informato, qualcuno interno alla curia savonese ed in grado di avere accesso a quella documentazione riservata e precedentemente estorta ad una donna di 91 anni, profondamente Cattolica e fermamente credente, intimidita dal fatto che il figlio defunto non venisse tirato in ballo in una vicenda dolorosa oramai da dimenticare. Rimaniamo colpiti dalla profonda insensibilità e aridità con cui gli uomini della Chiesa hanno voluto trattare le sofferenze di una madre come hanno voluto strumentalizzare ancora volta la morte di giovani che si erano affidati nelle loro mani, non sapendo in quale infermo si erano messi. Come di consueto Monsignor Vittorio Lupi si è reso irreperibile ai giornalisti che lo hanno cercato per avere chiarimenti in merito.

Francesco Zanardi

Roberto Nicolick

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