“Il papa deve cacciare chi ha stuprato bambini”

Non è tutta bontà quella che luccica. Ieri il Papa ha fatto sapere di avere incontrato le vittime di preti pedofili negli Stati Uniti a Philadelphia. Ma a Barbara Blaine, capo di un’associazione di vittime della pedofilia chiamata Snap (Survivors network of those abused by priest), non è per niente convinta della liceità del gesto di Bergoglio: «È stata solo un’abile mossa di pubbliche relazioni», dice ad Arturo Zampaglione di Repubblica:

Blaine, come mai la Snap non ha partecipato all’incontro con il Santo Padre a Filadelfia?
«Non siamo mai stati invitati: né ieri né agli incontri precedenti. Le ragioni? Forse perché non ci accontentiamo di un selfie con il Papa.

“Dio piange per gli abusi dei preti”, ha detto il Papa con un senso di vergogna: non è un’ammissione sincera e toccante?
«Sì, Francesco è andato oltre le posizioni di Benedetto, ma non basta: bisogna passare ai fatti, cominciando con l’imporre un principio molto elementare: così come le donne non possono dire messa; così come agli uomini sposati è vietato diventare sacerdoti, anche quei preti che hanno commesso un crimine orrendo come la pedofilia dovrebbero essere mandati subito via dalla chiesa».

E invece?
«Non accade quasi mai. E in questo, la chiesa è una eccezione: in ogni altra organizzazione che si occupa di bambini, i pedofili sarebbero buttati fuori. Invece i vescovi spesso li proteggono: invece di denunciare i preti pedofili alla polizia».

Non ritiene che nella prudenza manifestata su questo tema ci sia la paura di altre offensive legali, dopo quelle che sono costate alla chiesa cattolica americana 3 miliardi di risarcimenti? «Il più grande pericolo non è quello dei tribunali ma per i bambini minacciati dai preti pedofili. E’ un fenomeno immenso. Negli Stati Uniti le vittime sono circa 100mila. È una piaga che va fermata».

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