Pedofilia: la parola che non esiste nel catechismo, Ma ben 3 paragrafi spiegano la condanna dell’omosessualità

Su l’ L’Huffington Post del 22 settembre, il prete e scrittore Mauro Leonardi, in un articolo riguardo al grave comportamento di alti ufficiali afghani che abusano sessualmente di minori, denunciato da un soldato americano, scrive tra l’altro: «Perché una notizia così non è in prima pagina? È troppo forte? A chi dà fastidio? Rischiamo che si riparli di preti e pedofilia? Ma può mai essere un argomento troppo sfruttato quello della pedofilia? Non mi spaventa che qualcuno scriva a commento del mio pezzo: “Con quello che avete fatto voi preti!”. No, non se ne parla mai troppo. Non è mai un argomento troppo sfruttato e che possa stancare. Finché un bambino viene legato al letto con una catena e violentato, non mi sento di dire che se ne è parlato abbastanza. E se si ritira fuori la storia dei preti pedofili, io dico che non dobbiamo pensare a noi stessi ma alle vittime, sempre alle vittime. Che se ne parli. Sembrerà troppo. Ma non è mai abbastanza».

Giustissime riflessioni, e mi sembrerebbe una meschinità dire a don Mauro: “Con quello che avete fatto voi preti!”. Io invece coglierei l’occasione per suggerire sommessamente alla Chiesa di inserire nel Catechismo almeno un paragrafo dedicato al grave peccato della pedofilia. Questo termine, “pedofilia”, stranamente non compare nel Catechismo della Chiesa cattolica. Vi sono solo brevi cenni dove si parla di fornicazione: “Inoltre è grave scandalo quando vi sia corruzione dei giovani” (2353), e dove si parla di stupro: “Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di parenti stretti (incesto) o di educatori ai danni degli allievi che sono loro affidati” (2356). Ma la parola “pedofilia” nel Catechismo non esiste. Per contro vi sono ben tre interi paragrafi dedicati all’omosessualità. Così va il mondo.

Carmelo Dini

Il termine “pedofilia” non esiste nel Catechismo

Advertisements