“Terra!”, la cronaca senza pregiudizi

A breve uscirà Spotlight, il film presentato all’ultima Mostra del cinema a Venezia, ispirato alla storia vera del gruppo di giornalisti del “Boston Globe” la cui inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa locale, avviata nel 2002, valse loro il premio Pulitzer. Ma pur essendo conclamati i casi di cui parla, non viene fatto niente per ammettere che ci possa essere almeno una parte sana di preti nella comunità ecclesiale. Il lunghissimo elenco finale dei luoghi nel mondo dove si sono verificati casi di pedofilia tra il clero cattolico lascia poche speranze, anche se il film in quanto tale è fatto bene e l’espediente dell’inchiesta giornalistica funziona. Ed è proprio dalla pellicola di Tom McCarthy che è ripartita la nuova serie di Terra!, l’approfondimento di Toni Capuozzo in onda su Rete 4 il lunedì a tarda notte (di fatto martedì). Ma il noto giornalista e i suoi collaboratori non si sono fermati al film, hanno affrontato la “Boston di casa nostra”, come recitava il titolo. Il conduttore, correttamente, ha però premesso che certi fatti «hanno come prima vittima la Chiesa stessa e la fede». Senza facili condanne e senza facili assoluzioni, Terra! ha raccontato di un parroco con un passato da missionario e di presunti abusi di cui avrebbe fatto le spese anche l’uruguaiano Luis Mario, oggi ventinovenne. Come lui il ligure Mirko, che già alle Iene, qualche anno fa, aveva raccontato per la prima volta la sua storia di vittima degli abusi di un sacerdote. Ma c’è anche la storia di don Giorgio Govoni, sacerdote camionista, molto conosciuto e amato, vittima di un errore giudiziario, che non sopravvisse alle infamanti e infondate accuse: morì d’infarto prima della piena assoluzione. C’è poi Luca, vittima di un diacono, che con la musica rap ha superato il dolore dell’abuso. «Ho provato ad ammazzarlo – racconta –. Poi sono arrivato a perdonarlo. Adesso è bellissimo entrare in chiesa. È come entrare in casa. Da luogo del dolore è diventato luogo della gioia». C’è tempo, però, per un altro atto d’accusa, quello senza mezzi termini di Francesco Zanardi, fondatore della rete “L’abuso”, contro il «sistema di protezione della Chiesa». Finisce così una puntata “tormentata e tormentosa”, per ammissione del suo conduttore, che ha pure l’accortezza, gli va dato atto, di annullare la replica domenicale del programma.

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