Preti pedofili, lo strano (e spaventoso) caso di Albenga

Reportage del Fatto Quotidiano sulla chiesa ligure in cui la densità di sacerdoti coinvolti o denunciati in fatti di pedofilia sembra essere sorprendentemente alto; se n’è accorto anche il Vaticano

Preti pedofili, lo strano caso di Albenga: la diocesi ligure, non distante dalla Francia, dove per qualche strano motivo la densità di preti coinvolti in casi di pedofilia, processati o addirittura condannati, sembra essere stranamente alto. Anche il Vaticano di Papa Francesco se n’è accorto, come d’altronde quello del suo predecessore Benedetto XVI: entrambi hanno preso provvedimenti contro il vescovo locale, Mario Olivieri. L’ultimo, in scala di gravità, il commissariamento di fatto della diocesi, con l’arrivo di Guglielmo Borghetti, uomo di fiducia di Roma, ad affiancare il titolare della diocesi: “Vescovo coadiutore” è il termine tecnico, per correggere una gestione della diocesi che Roma definisce “disinvolta”.

PRETI PEDOFILI, LO STRANO CASO DI ALBENGA –

Cosa stia accadendo nella diocesi ligure è materia per la storia di copertina del Fatto Quotidiano in edicola oggi: “Refugium peccatorum?”, ironizza Carlo Tecce nel reportage dalla Liguria. E si produce in un elenco spaventoso: Don Renato a Pietra Ligure, patteggiamento a tre mesi per pedofilia; don Luciano, già ad Albenga, condannato a sette anni e otto mesi, il vescovo si oppose alla riduzione allo stato laicale del presbitero. Don Luigi, ancora a Pietra Ligure, “fino a pochi mesi fa” diceva regolarmente messa nonostante la condanna a quattro mesi per favoreggiamento di un pedofilo che aveva molestato un parrocchiano: “Una denuncia è contro la Chiesa” aveva detto alla madre del piccolo. E Don Italo, anche lui condannato: “Non ne voglio parlare!”, dice al cronista che gli chiede della sua condanna. “Sono tutti qui”, dice Carlo Tecce, nonostante il vescovo neghi. “Qui c’è stata solo una condanna, il resto sono ricostruzioni giornalistiche”. Al suo fianco, don Alessandro, coinvolto nel caso del saccheggio della biblioteca dei Girolamini a Napoli, depredata da libri storici finiti in vendita e recuperati dalla Procura nel 2012: coinvolto anche Marcello dell’Utri e questo sacerdote ora ad Albenga.

Don Carlo Rebagliati non ha mai fatto mistero della sua, praticatissima, omosessualità, e anche della sua sieropositività; è lui a raccontare cosa succede ai preti che esercitano al confine con la Francia. “Dovete andare nelle saune gay di Nizza. Io lo so, purtroppo. Laggiù troverete preti di Savona e di Albenga. La sera lasciano le parrocchie, i conventi; dismettono la tonaca e corrono in Francia E’ una pena vederli ridotti così dal bisogno d’amore, dalla vergogna, e anche dal vizio”. E don Filippo Bardini racconta cosa accade nel seminario di Albenga. “Un inferno. Dalle prime notti, quando tentarono delle avances, cercarono di capire se io avrei ceduto”. Lo stesso seminario dove l’emissario commissariale del Vaticano ha “decimato i seminaristi”: sette su undici sono stati convinti adabbandonare gli studi.

Sette aspiranti sacerdoti hanno lasciato il seminario della diocesi di Albenga per volontà del vescovo coadiutore Guglielmo Borghetti. Cinque sono stati allontanati, due si sono ritirati volontariamente, a un altro è stato consigliato di intraprendere il percorso solo da diacono anziché da sacerdote. Quattro i confermati. I seminaristi allontanati provenivano da altre diocesi dove non erano stati ritenuti idonei. Nelle decisioni avrebbero pesato non solo la provenienza,  ma anche preparazione spirituale e comportamenti.

E proprio a causa dei comportamenti che il territorio ligure, ora, è sotto osservazione speciale.

Preti pedofili, lo strano (e spaventoso) caso di Albenga

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