Don Francesco si consola con l’abbraccio dei parrocchiani

«È una persona buona e generosa, vittima di un complotto»

BORGHETTO.«Don Francesco è una persona generosa e disponibile, e quella contro di lui è solo una montatura». I parrocchiani si schierano al fianco di don Francesco Zappella, il sacerdote accusato di avere molestato un giovane ospite di una struttura religiosa durante il suo mandato missionario in Uruguay, e a Borghetto si respira il clima di Alassio ai tempi della vicenda di don Luciano Massaferro, anche se naturalmente i parrocchiani e gli amici di don Francesco si augurano che sul piano giudiziario finisca in maniera ben diversa. Anzi, se nella vicenda Massaferro non mancarono fin dal primo giorno neppure i colpevolisti (anche se meno organizzati ed appariscenti degli innocentisti), almeno per il momento a Borghetto tutti sembrano schierarsi al fianco del sacerdote, forse anche per la maggiore distanza in termini geografici di questa vicenda rispetto a quella alassina, che invece si svolse tutta all’ombra (è il caso di dirlo) del campanile. «Don Francesco è generoso e disponibile nei confronti dei bisognosi e in generale di tutti,forse persino troppo – affermano alcuni commercianti che hanno bottega a due passi dalla parrocchia di Sant’Antonio da Padova -. è qui da 6 o 7 anni e il suo comportamento è sempre stato ineccepibile. Nonostante le precarie condizioni di salute si occupa personalmente della pulizia e della piccola manutenzione della chiesa e delle pertinenze, risparmiando soldi da destinare a chi ha bisogno». Per tutti don Francesco Zappella è un esempio. «In occasione delle comunioni e delle cresime ha curato personalmente gli allestimenti, col solo aiuto dei volontari, e senza chiedere nulla alle famiglie – ricorda noi parrocchiani -,ed il giorno di Santa Rita è andato personalmente a consegnare la rosa simbolo di quella ricorrenza a quei commercianti che avendo il negozio aperto non hanno potuto partecipare alla cerimonia in chiesa». Ma le accuse di molestie sessuali? «Solo una montatura, una cattiveria compiuta ai danni di una persona buona: don Francesco non può avere fatto cose simili» affermano senza titubanze i fedeli, che martedì sera si sono radunati sotto il balcone della canonica in segno di solidarietà. Zappella si è affacciato in risposta all’applauso dei parrocchiani che lo invitavano a non mollare. «Io di qui non me ne vado, chiedo al Signore di darmi la forza e presto tutto si chiarirà» ha detto il sacerdote alla piccola folla riunita sotto il balcone. «Vado avanti a testa alta, anche se non è facile,perché il male non può prevalere sul bene,e questa vostra dimostrazione per me è molto importante» ha proseguito. «Non ci interessa che la cosa si chiarisca: noi siamo qui per dirti che siamo con te» haurlato qualcuno tra la sessantina di persone radunate sotto la canonica,a testimonianza del fatto che i parrocchiani hanno già assolto don Zappella. Adesso bisogna vedere se la penseranno allo stesso modo anche la giustizia penale italiana e quella uruguaiana, cui il sacerdote dovrà rispondere di una delle accuse più infamanti, specie per un uomo di Dio.

STEFANO FRANCHI

LUCA REBAGLIATI

IL SECOLO XIX SAVONA

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