Ischia: sesso con minori. Parte processo canonico per due sacerdoti

Ischia (NA) – In una domenica mattina baciata dal sole primaverile corre veloce la notizia che due preti della Diocesi di Ischia pare siano stati “sospesi”: Don Giovanni Trofa e Don Nello Pascale. Non si ha certezza di atti ufficiali della curia di Ischia si sa solo che nelle loro parrocchie rispettivamente di Fontana e del Vatoliere – Schiappone celebrano altri sacerdoti. Ufficialmente i due prelati avevano comunicato che si allontanavano per problemi di salute e per un viaggio. La verità è che Sua Eccellenza il Vescovo di Ischia, Mons. Pietro Lagnese, gli aveva notificato la sospensione dalle funzioni sacerdotali, esautorandoli da tutte le funzioni religiose e rinviati al giudizio del Tribunale ecclesiastico.
Dunque, dalla Curia di Ischia sarà partito un plico contenente una documentazione riguardante i sacerdoti e che giunta presso la Santa Sede e vagliata opportunamente ha permesso al Vescovo di Ischia di notificare i provvedimenti ai due parroci che hanno lasciato l’isola alla volta di località rimaste segrete. Questo nel mese di Aprile.

Da quanto si è appreso invece in queste ore dal Quotidiano locale Il Golfo il tribunale ecclesiastico ha avviato un processo, ai sensi del diritto canonico, a carico dei due conosciutissimi prelati isolani.
Dunque arriva così un fulmine a ciel sereno in questa calda estate isolana. Conferma di una notizia che solo pochissimi addetti ai lavori conoscevano insieme ai sacerdoti della Diocesi di Ischia ai quali il Vescovo aveva espressamente vietato di diffondere la notizia. E non per tenere celata la cosa, ma per operare con prudenza e determinazione.
Il Vescovo di Ischia, Mons. Pietro Lagnese, uomo mite, ma determinato, in obbedienza alle disposizioni della Santa Sede, che nell’era Francesco è più che mai determinata ad annullare qualsiasi tolleranza in tema di reati sessuali, ha fatto in modo che fatti ed episodi risalenti addirittura a 20 anni addietro venissero alla luce. Vecchie accuse che sarebbero state formulate dalle vittime nel corso degli anni e che non sarebbero veri atti di pedofilia come subito si era vociferato, ma atti ed azioni comunque gravi perché compiuti con minori.
Pare dunque che dalle ultime notizie siano già stati sentiti i testi dell’accusa, ragazzi che all’epoca dei fatti erano minorenni e che riferiscono eventi rientranti nelle fattispecie di reato e per i quali il diritto canonico non prevede prescrizione. Si tratta sempre di una procedura delicata e articolata, sulla quale è intendimento di tutte le parti coinvolte in giudizio, effettuare i più attenti riscontri e approfondimenti.
Dalle pochissime indiscrezioni che trapelano, pare addirittura che uno dei due prelati sia stato visto sull’isola contravvenendo all’ordine di rimanere lontano e che entrambi tentano ovviamente la sacrosanta difesa gridando al complotto ed alla vendetta.

Ma in Curia sono inamovibili e il vescovo Lagnese inappuntabile. E che si facesse sul serio ormai nella Chiesa è stato chiaro quando si è avuta “la dichiarazione di guerra” che papa Francesco pronunciò il 7 luglio scorso, celebrando la Messa per un gruppo di vittime di abusi sessuali da parte del clero: «Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Tutti i vescovi devono esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare la protezione dei minori e renderanno conto di questa responsabilità. Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare».
Già in precedenza nel settembre del 2014, il Vaticano aveva applicato il nuovo codice penale che prevede il reato di pedofilia e lo ha fatto con il massimo rigore. Clamoroso fu l’arresto dell’ex nunzio a Santo Domingo, monsignor Jozef Wesolowski, polacco, 66 anni, sollecitato espressamente dal Papa. Il nunzio era stato già stato condannato a giugno dopo un processo canonico, con la conseguente pena della “dismissione dello stato clericale”.

Intanto, i fatti di cui sono accusati i due sacerdoti ischitani a quanto pare sarebbero gravi e circostanziati tanto da indurre il rinvio al tribunale ecclesiastico che ha avviato il procedimento ed è ovvio che in caso di una condanna il rischio di perdere le funzioni sacerdotali è concreto. La giustizia canonica farà il suo corso e si pronuncerà.
Certamente, è accaduto in passato che diocesi e vescovi abbiano agito coprendo sacerdoti che si erano macchiati di abusi. Ma è altrettanto vero che da tempo s’è voltato pagina. Oggi un consacrato che viene riconosciuto responsabile di atti di pedofilia viene ridotto allo stato laicale: “Hanno tradito la grazia dell’ordinazione abusando di coloro che erano stati loro affidati“.
Punto e basta.

Luisa Loredana Vercillo

http://www.newecclesia.it/news/news/ischia-sesso-con-minori-parte-processo-canonico-per-due-sacerdoti

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