La Diocesi, dopo 8 anni, sta per intervenire sul caso del prete condannato per pedofilia

Dopo 8 anni dall’arresto, avvenuto nel dicembre del 2007 in flagranza di reato dopo un inseguimento dei carabinieri, la chiesa sembra si sia decisa ad intervenire fattivamente sul caso di don Marco Cerullo, prete di Casal di Principe condannato per un episodio d pedofilia. La condanna a 6 anni e 8 mesi è diventata definitiva nel 2010 dopo la conferma della Cassazione. Il prete fu arrestato in una zona di campagna tra Villa Literno e Casal di Principe, era con un 12enne suo alunno, (insegnava nella scuola media di Villa Literno).

La notizia di un concreto intervento dell’attuale vescovo di Aversa Angelo Spinillo per ridurre il sacerdote allo stato laicale è stata diffusa dall’avvocato Sergio Cavaliere, law firm di San Cipriano d’Aversa noto per la sua attività nella difesa nelle vittime di atti pedofoli commessi da religiosi.

L’arresto

Il sacerdote fu arrestato dopo che i militari notarono un’auto ferma in una stradina isolata, si avvicinarono, e secondo le accuse, contestate dal Pm Antonio Ricci, notarono che il parroco avrebbe costretto il ragazzino a subire inequivocabili atti sessuali. Cerullo, secondo fonti legali, vistosi scoperto avrebbe tentato di scappare: mise in moto l’auto costringendo i carabinieri ad un inseguimento, lo raggiunsero quando la sua macchina rimase bloccata in un punto in cui la strada campestre era impercorribile.

Le motivazioni di primo grado

Il giudice Chiaromonte nelle motivazioni della sentenza di primo grado scrisse che Cerullo una volta fermato dai carabinieri “ammetteva spontaneamente quanto accaduto, aggiungendo anche ulteriori particolari”, poi in sede di convalida dell’arresto “ridimensionava se non addirittura escludeva le sue responsabilità”. Lo aveva portato con se per andare ad acquistare colori che dovevano servire ad addobbare il presepe. Dallo stesso atto si è appreso anche che il ragazzino ha rivelato agli inquirenti che don Cerullo, gli avrebbe chiesto di avere rapporti sessuali anche in precedenti occasioni. Il Consulente della procura nella sua perizia aveva sostenuto che gli abusi sarebbero avvenuti più di una volta, e il giudice nelle motivazioni scrisse che il prete avrebbe mandato al 12enne: “messaggi amorosi e persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali”. Abusi che sarebbero avvenuti non solo in auto ma anche nell’abitazione di don Cerullo, in merito a questo il difensore nel tentativo di farlo scagionare, ha ricordato che in casa potevano esserci anche i suoi parenti, inoltre lo ha descritto come un promettente teologo. Dall’inchiesta è emerso che Don Marco Cerullo, aveva contatti con il 12enne non solo perché era il suo insegnante di religione in un scuola media (secondaria di primo grado) di Villa Literno, ma era considerato dalla famiglia dell’adolescente una figura di riferimento.

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