Gli abusi sessuali su minori nella Chiesa cattolica

In risposta alle tante sollecitazioni dei frequentatori del sito della UAAR, è stata preparata questa prima scheda informativa sul problema degli abusi sessuali sui minori commessi da esponenti della Chiesa cattolica. Ne seguiranno altre, che analizzeranno i vari aspetti del fenomeno ed in particolare la realtà italiana.

Presa di coscienza del problema negli Stati Uniti
Il problema degli abusi sessuali su minori era noto negli Stati Uniti, anche se non nelle sue reali dimensioni, fin dagli anni Cinquanta del Novecento, anche se  solo nel 1967 se ne era tenuta una pubblica discussione presso il campus della Notre Dame University. Il clero cattolico statunitense tuttavia, almeno fino agli anni Ottanta, se ne è interessato solo occasionalmente.
Nel settembre 1983 il “National Catholic Reporter” aveva portato il problema alla ribalta nazionale; ma solo nel 2002, dopo la pubblicazione di alcuni articoli accusatori sul “Boston Globe”, il tema ha polarizzato i media e suscitato un vasto allarme sociale, giacché è sembrato subito evidente che (a) gli abusi sessuali costituivano una realtà documentata, (b) il loro numero era notevole, (c) vi era stata una politica di segretezza e di copertura degli abusi da parte della Chiesa locale, (d) la Chiesa non aveva preso adeguati provvedimenti nei confronti dei colpevoli, limitandosi per lo più ad allontanarli dalla loro sede ma senza limitarne il contatto con altre possibili vittime, (e) il fenomeno non era limitato agli Stati Uniti.
Ciò ha portato: (a) ad una maggiore attenzione al fenomeno negli Stati Uniti, (b) ad un serio allarme in altre nazioni, (c) alla denuncia di un numero rilevante di abusi in altre nazioni (in particolare Canada, Australia, Nuova Zelando e poi in vari stati europei).
A seguito degli scandali e dei procedimenti penali, molti sacerdoti vengono sono stati indotti dalle autorità cattoliche a dimettersi, senza peraltro subire alcun processo disciplinare ecclesiastico. Molte parrocchie e diocesi sono costrette a vendere proprietà ed a chiudere attività per pagare lauti risarcimenti.

Dimensione del fenomeno negli Stati Uniti
Il maggior numero di accuse di abusi sessuali riguarda, sin dagli ultimi due decenni del Novecento, gli Stati Uniti, Australia, Canada, Irlanda; ma nessun paese ne è immune. Si calcola comunque che l’80% circa dei casi sia stato finora denunciato negli Stati Uniti, in particolare nella diocesi di Boston.
Le reali dimensioni del fenomeno sono tuttavia ancora poco note. Secondo uno studio commissionato nel 2002 dalla Conferenza Statunitense dei Vescovi Cattolici, nel periodo compreso fra il 1950 ed il 2002 il 4% dei sacerdoti in attività negli Stati Uniti era stato accusato di reati a sfondo sessuale.

I primi casi  esemplari negli Stati Uniti
Il primo caso importante giunge alla cronaca nel 1981, allorché padre Donald Roemer, dell’Arcidiocesi di Los Angeles viene accusato, con ampia eco sui media, di abuso sessuale nei confronti di un minore.
Nel 1983 Thomas Laughlin, un sacerdote di 57 anni, in servizio dal 1972 nella diocesi di Portland, viene accusato di abuso sessuale nei confronti di un minore. Secondo un articolo apparso in una rivista diocesana, l’arcivescovo Cornelius M. Power era venuto a  conoscenza di ciò solo nel 1981 (in occasione di un colloquio con il giovane e con i suoi genitori). Secondo la magistratura, invece, Laughlin era responsabile di abusi, anche su altri minori, avvenuti in un lasso di tempo di 15-20 anni, e tali abusi dovevano certamente essere noti ai responsabili dell’arcidiocesi, che non avevano preso tuttavia alcun provvedimento contro il sacerdote, né avevano riferito alcunché alle autorità statali. La condotta reticente dell’arcivescovo forse non violava le norme di legge, ma senza dubbio l’arcidiocesi non si era fatta carico dei problemi pastorali e legali connessi. Prima di incorrere in un procedimento penale (che fu evitato), Laughlin fu trasferito e sottoposto ad un programma rieducativo; quindi fu assegnato ad una nuova parrocchia. La diocesi pagò un risarcimento alle famiglie ed avviò una campagna informativa fra i sacerdoti, illustrando loro l’obbligo di denuncia degli abusi sui minori di cui fossero venuti a conoscenza al di fuori della confessione.
Nel 1985 padre Gilbert Gauthe, della Louisiana, viene accusato di molestie sessuali nei confronti di 11 minori.

Le principali accuse alla Chiesa cattolica degli Stati Uniti
Scoppiato lo scandalo, la Chiesa Cattolica statunitense è stata accusata a vario titolo, sia per quanto riguarda le responsabilità dei singoli, sia per la gestione complessiva del problema.

Occultamento deliberato degli abusi. Molti vescovi, informati dei fatti, hanno preferito, di fronte ai casi più gravi, risarcire direttamente le vittime in cambio del loro silenzio con le autorità e con l’opinione pubblica.

Mancata collaborazione con le autorità civili. Fino all’esplodere dello scandalo, nel 2002, la Chiesa Cattolica Statunitense non si è mai preoccupata di denunciare i casi di abuso alle autorità civili, giacché ciò non rientrava nelle sue norme interne.

Mancata presa in carico del problema. Prima degli scandali degli Stati Uniti, non si aveva una chiara presa di coscienza pubblica del problema: né per quanto attiene a: (a) il numero dei soggetti (abusanti ed abusati) coinvolti, (b) la tipologia degli abusanti, (c) le specifiche modalità degli abusi, (d) le conseguenze sulla vita delle comunità coinvolte. Lo stesso clero ha preso atto solo recentemente di un problema che in passato era stato minimizzato o non ben compreso.

Omissione di adeguati provvedimenti disciplinari nei singoli casi. Secondo gli organi di stampa statunitensi, prima dell’emergere dello scandalo, nella maggior parte dei casi avvenuti negli Stati Uniti le autorità religiose, conosciute le accuse, le avevano coperte, limitandosi in buona parte dei casi a sottoporre gli accusati (nel 40% dei casi, secondo il “John Jay report”) ad un trattamento psicologico, secondo la prassi medica dell’epoca, reintegrandoli poi nelle loro funzioni, ed eventualmente assegnandoli ad un’altra parrocchia, o addirittura assegnando loro un incarico in una diversa nazione.
Di ciò esistono svariate e gravi prove. Secondo un resoconto della Associated Press, pubblicato il 14 aprile 2010, trenta sacerdoti pedofili furono semplicemente trasferiti (anche all’estero); ma continuarono ad occuparsi di minori, ed alcun reiterarono i loro abusi.
Secondo gli accusatori delle Chiesa, provvedimenti adeguati sarebbero stati la rimozione dai loro incarichi pubblici dei sacerdoti colpevoli, la loro eventuale riduzione allo stato laicale e la denuncia alle autorità civili. Le autorità ecclesiastiche si erano invece generalmente comportate nel modo proprio della Chiesa, ovvero intendendo l’abuso come un problema spirituale che va risolto con un approccio spirituale e non medico o giuridico.

Scarso interesse nei confronti degli abusati. In base alle cronache giornalistiche, uno degli aspetti più gravi del problema abusi è stato sempre l’assenza di iniziative di assistenza e protezione dei soggetti abusati (come una informazione alle famiglie o la denuncia alle autorità competenti).

La risposta della Chiesa alle affermazioni dei media statunitensi
Al di là dei singoli casi giunti alla ribalta della cronaca, secondo i media statunitensi la pedofilia è un problema specifico del sacerdozio; mentre la Chiesa obietta che quello della pedofilia è invece un problema personale dei singoli sacerdoti.
Secondo la gerarchia romana, il problema della pedofilia e degli abusi commessi da sacerdoti cattolici è ampiamente sovrastimato dai giornalisti e dall’opinione pubblica. Per esempio, il 5 gennaio 2008, l’ “Osservatore Romano” ha pubblicato una intervista al card. Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, secondo il quale solo una minima parte del clero é coinvolta in situazioni gravi, mentre neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale. Poco più di un anno dopo, lo stesso cardinale ha tuttavia dichiarato, nel corso di una intervista ad un settimanale spagnolo che in alcune diocesi la percentuale dei preti pedofili non arriva nemmeno al 4% mentre la percentuale dei sacerdoti che non rispettano il celibato sarebbe molto più alta (dunque, a quanto pare, nella maggior parte delle diocesi, la percentuale dei preti pedofili è superiore al 4%; e la percentuale dei preti sessualmente attivi è ancora maggiore, con buona pace del celibato ecclesiastico!).
Nella maggior parte dei casi si tratterebbe di efebofilia piuttosto che di pedofilia, ovvero di preti con orientamento omosessuale o eterosessuale attratti non da ragazzi prepuberi ma da adolescenti; e comunque la maggior parte dei preti sessualmente attivi (eterosessuali, omosessuali o bisessuali) non molesterebbe né abuserebbe sessualmente di minori.
Resta il fatto che, anche secondo molti sacerdoti, in linea di massima i vescovi hanno impedito di approfondire il fenomeno ed il Vaticano non si è per nulla interessato agli studi scientifici sul celibato e la sessualità dei preti, anche se, ad esempio, molti istituti ecclesiastici statunitensi hanno assistito centinaia di sacerdoti responsabili di abuso sessuale e dunque possiedono una notevole quantità di dati utili a comprendere le motivazioni del fenomeno.

Si tratta di accuse strumentali. Al di là delle colpe e delle responsabilità dei singoli, lo scandalo dei preti pedofili, nei suoi vari aspetti, ha messo sotto pesante accusa la Chiesa Cattolica come istituzione e come ente morale. Le accuse sono aumentate a dismisura durante il pontificato di Benedetto XVI, già oggetto di forte contestazione per svariati altri motivi.
Ciò ha portato la Chiesa a ritenere (e, opportunamente, a far credere ai propri fedeli) che, dietro lo scandalo dei preti pedofili e dietro le accuse di copertura da parte della gerarchia, vi sia una preciso piano di screditamento del papa e di destabilizzazione della Chiesa Cattolica stessa. In pratica, l’attacco alla Chiesa cattolica avrebbe avuto più risalto rispetto all’interesse per le vittime.
Secondo i cattolici, le ragioni di ciò andrebbero ricercate anche nella opposizione alla linea di restaurazione messa in atto da Benedetto XVI.
Nonostante il fenomeno pedofilia si sia dimostrato, con l’andar del tempo, comune alla maggior parte dei paesi cattolici, secondo il Vaticano lo scandalo sarebbe stato particolarmente virulento negli Stati Uniti per alcuni particolari motivi: (a) una specifica caratteristica della cultura statunitense, che amplifica istericamente tutto ciò che ha rapporto con il sesso, (b) una scarsa comprensione dell’organizzazione della Chiesa Cattolica, che non affronta problemi come quello della pedofilia con la velocità che vorrebbe la maggioranza degli statunitensi, (c) una particolare forma locale di anticattolicesimo, (d) l’attivismo degli avvocati statunitensi a caccia di facili risarcimenti.
Su questa linea, il 19 giugno 2009. L’Osservatore Romano” ha pubblicato una intervista a mons. Mauro Piacenza, vice prefetto della Congregazione per il clero, secondo il quale esiste  un preciso disegno che va ben oltre il diritto di cronaca da parte dei media che raccontano i casi di pedofilia nella Chiesa.

I preti cattolici non sono in maggioranza pedofili che molestano i bambini. Secondo la Chiesa la maggior parte dei preti colpevole di abusi è costituita non da pedofili ma da ebefilici o efebofili, cioè da preti che hanno compiuto atti sessuali con soggetti in età postpuberale (dai 13 ai 17 anni).

La gran parte dei preti non è pedofila. Secondo uno studio prodotto dalla Conferenza dei vescovi cattolici statunitensi, solo il 4% dei sacerdoti è stato accusato (dal 1950 ad oggi) di abusi sessuali su minori; ma la stragrande maggioranza dei sacerdoti è celibe, sposata o ha una relazione sessuale con altri adulti.In ogni caso, è abbastanza difficile conoscere la reale entità del fenomeno, per vari motivi, ed in particolare: (a) perché molte vittime scelgono il silenzio, (b) perché molti adulti accusatori hanno falsi ricordi di violenze, (c) perché molti adulti avanzano false accuse per ottenere indebiti risarcimenti.

Lo scandalo del 2002-2003 dipende da un cumulo di accuse e non di crimini. L’enorme numero di casi di abuso sessuale su minori denunciati o riportati dalla stampa non riflette la reale entità del fenomeno. Si tratta infatti in molti casi di fatti riferiti ad un periodo di oltre cinquanta anni, la maggior parte dei quali accaduti negli anni Settanta ed Ottanta. I casi attuali, in realtà, sarebbero di gran lunga meno numerosi; ma la percezione del comune lettore, a causa del modo di parlarne, è che attualmente la quantità di abusi ed il numero dei molestatori sia notevolmente maggiore del reale ed in aumento. A conferma di ciò, il numero di denunce di casi recenti è piuttosto ridotta.

La percentuale dei preti pedofili non è maggiore di quella presente nella popolazione generale.Secondo la Chiesa Cattolica, fra i sacerdoti, la percentuale di quelli colpevoli di abusi non è maggiore di quanto avvenga nella popolazione generale. Tanto più se viene fatto un confronto con la sola popolazione di maschi adulti.

La percentuale dei preti pedofili non è più alta, fra i cattolici, rispetto ai religiosi di altre confessioni cristiane e dei non cristiani. Su questo punto non esistono dati attendibili. Certamente il fenomeno è presente anche nel clero non cattolico. Tuttavia, secondo le autorità cattoliche, la stampa non da dato pari rilievo a queste storie di abuso sessuale su minori commessi da rappresentanti di altre religioni. In tal senso l’accanimento dei media sarebbe una delle espressioni della retorica anti-cattolica.

Il contrattacco della Chiesa Cattolica
L’abuso sessuale non è riferibile solo alla Chiesa cattolica.
Sin dall’emergere dello scandalo USA, la Chiesa (sia nelle sue componenti locali, che a Roma) ha sempre criticato i media per l’eccessiva enfasi data al fenomeno degli abusi sessuali, che in fondo riguarderebbero le istituzioni in genere. Ad esempio, una indagine commissionata (sotto la presidenza Bush, nel 2002)  dal Dipartimento dell’Educazione degli Stati Uniti ha rilevato che nella scuole pubbliche americane insegnanti ed impiegati abuserebbero di una percentuale di studenti compresa fra il 6 ed il 10 per cento (cento volte più degli abusati dai sacerdoti); anche se va precisato che in molti casi è evidente un certo consenso delle vittime.
Nel 1984 il Dipartimento dell’Educazione degli Stati Uniti ha eseguito una meta-analisi su alcuni studi apparsi negli ultimi anni riguardo al comportamento degli operatori scolastici, trovando che una percentuale variabile fra il 3.5% ed il 50.3% degli studenti erano stati oggetto di molestie o abuso sessuale in ambiente scolastico I responsabili erano generalmente insegnanti, allenatori e supplenti.
Di fronte a questi dati, la percentuale degli abusi commessi dai sacerdoti cattolici sarebbe ben poca cosa, ma sui media essi hanno una maggiore esposizione.

Analisi del fenomeno
Quanti sono i casi di abuso di minori nella popolazione generale?
Orientativamente si presume che una percentuale del 2% circa di adulti commetta abusi sessuali nei confronti di minori o di altri adulti, ma non esistono precise statistiche, soprattutto perché tale problema, così come quello dell’interesse morboso degli adulti verso la sessualità dei minori (che talora sfocia in atti di abuso), è stato sempre minimizzato, occultato o rimosso dalla società.

Quanti sono i preti cattolici che abusano di minori? Secondo Philip Jenkins, docente di storia delle religioni alla Penn State University, il 2% dei preti abusa sessualmente di bambini e ragazzi. Secondo lo psicoterapeuta ed ex-sacerdote Richard Sipe (che in 25 anni ne ha intervistati alcune centinaia), la percentuale dei sacerdoti autori di abuso sessuale dovrebbe aggirarsi intorno al 6%; ed in particolare, il 4% per cento avrebbe abusato di adolescenti, il 2% di minori prepuberi.
Secondo l’avvocato texano Sylvia M. Demarest, almeno 1500 preti statunitensi (su circa 60.000 in attività negli stessi anni) sono stati accusati di abuso sessuale a partire dalla metà degli anni Novanta del Novecento; dunque una percentuale del 2.5 %. Ma questa percentuale è scarsamente indicativa perché, se da un lato solo un parte di queste accuse è stata sottoposta a procedimento legale (e dunque è difficile conoscere se fossero fondate), dall’altra è probabile che meno del 40% dei colpevoli sia stata in effetti accusata.
Fra le stime al ribasso, c’è quella della giornalista Ann Coulter, che senza citare alcuna fonte ha scritto che solo 55 su 45.000 sacerdoti statunitensi sono stati indicati quali autori di abusi sessuali (dunque una percentuale dello 0.12%).

Quali sono le caratteristiche del prete pedofilo? Fra i sacerdoti che abusano sessualmente di minori vengono per lo più identificati due sottogruppi: (a) pedofili eterosessuali attratti da bambine o da bambini in età prepubere, oppure da entrambi, e che di solito hanno particolare preferenza per una particolare età (ad esempio 7-8 anni), (b) efebofili omosessuali, che sono attratti da maschi adolescenti di età compresa fra i 14-17 anni, e anche da adulti (ed hanno con loro rapporti omosessuali). Secondo molti osservatori, almeno il 90% dei preti abusanti rientrerebbe nella categoria degli efebofili omosessuali, che scelgono ragazzi di 13-17 anni. Il loro comportamento di molti di loro rientrerebbe, in un certo senso, entro i limiti di una preferenza sessuale per partner giovanissimi piuttosto che in una vera e propria pedofilia.

Quante sono le vittime di ciascun prete pedofilo? Una buona parte dei preti pedofili ha ricevuto accuse da parte di una singola vittima. È però impensabile che il prete pedofilo, proprio a ragione della sua devianza, non abbia reiterato tale comportamento. D’altra parte, ragioni oggettive ne facilitano la condotta criminosa. Egli infatti, a ragione del suo status e dell’ambito della sua attività, ha facili ed abbondanti contatti con minorenni dei quali gode di assoluta fiducia.
Il numero degli abusati da parte di un solo sacerdote è inoltre spesso elevato, perché (per effetto della sua posizione sociale) egli ha più di altri la possibilità di operare a lungo prima di essere accusato da una delle sue vittime. Secondo alcuni studi, è verosimile che ciascun prete pedofilo sia responsabile di una media di almeno sei altri casi di abuso per ognuno di quelli giunti alla pubblica attenzione

La Chiesa di fronte allo scandalo pedofilia
La più importante conseguenza degli scandali degli abusi, è la perdita di credibilità della Chiesa cattolica su quanto attiene alle norme morali, giacché non solo si è di fronte a degli abusi, ma perfino al loro occultamento da parte della gerarchia, che oltretutto in molti casi ha fatto poco o nulla per proteggere le vittime. Per superare questo rischio ad un certo punto la Chiesa ha dovuto affrontare con serietà il problema.

Analisi del problema. Nel giugno del 2002 la conferenza dei Vescovi degli Stati Uniti, riunita a Dallas, ha approvato un documento intitolato «Charter for the Protection of Children and Young People», in base al quale sono stati programmati due separati studi sul fenomeno degli abusi: uno per indagarne il contesto, ed un secondo per studiarne la natura. Oltre a ciò la Conferenza ha proposto di attuare subito un più efficace screening dei candidati al sacerdozio, in particolare per quanto attiene la loro effettiva disponibilità al celibato ed alla castità (sebbene questi fattori non siano ritenuti una diretta causa degli abusi).
In seguito a ciò sono stati prodotti due documenti: «A Report on the Crisis in the Catholic Church in the United States.», e “The Nature and Scope of the Problem of Sexual Abuse of Minors by Priests and Deacons in the United States 1950-2002 (a cura di Karen Terry et al., del John Jay College of Criminal Justice di Washington DC).
Il ”John Jay Report” (2004). Secondo i dati al momento disponibili, 10.667 statunitensi avevano denunciato o riferito di avere subito, nel periodo compreso fra il 1950 ed il 2002, un abuso sessuale in età minorile da parte di un rappresentante del clero cattolico. Le diocesi avevano verificato la veridicità di questi abusi in 6.000 casi riguardanti 4.392 sacerdoti (circa il 4% dei 109.694 in attività in quel periodo), con una percentuale del 4.3% nel clero secolare e del 2.5% negli ordini religiosi. Fra gli abusati, 81% erano maschi, a conferma delle tendenze omosessuali degli abusanti (anche se non  poteva essere esclusa come concausa l’atmosfera prettamente maschile dei seminari). In quanto all’età, il 6% delle vittime di abuso avevano meno di 7 anni, il 16% fra 8 e 10 anni, il 51% fra 11 e 14 anni, il 15% fra 16 e 17 anni. In gran parte dei casi si dovrebbe dunque parlare, più correttamente, di ‘efebofilia’  piuttosto che di ‘pedofilia’.
L’80% dei casi denunciati risalivano al periodo 1960-1990, con un picco negli anni Settanta; il fenomeno sembrava invece in decrescita negli anni Ottanta e Novanta. Un terzo delle accuse erano state formulate negli anni 1993-2001 ed un terzo nel 2002-2003.
Nel corso dell’inchiesta le  diocesi non avevano comunque fornito alcuna  informazione sul nome degli abusanti e delle loro vittime, e sulle diocesi interessate; in un secondo tempo avevano invece fornito dati non nominativi sui provvedimenti adottati nei confronti di 1.021 sacerdoti (3.300 di questi non subirono alcuna indagine, essendo deceduti prima delle accuse).
Complessivamente, solo il 6% degli accusati era stato perseguiti legalmente e solo il 2% era stato imprigionato.
A commento di questi dati, il Report metteva in assoluta evidenza l’atteggiamento gravemente immorale del clero, ed il fatto che le gerarchie, con assoluta miopia, non avevano mai preso in seria considerazione le conseguenze del fenomeno, coltivando dunque una cultura della segretezza: non parlare alle vittime, non discuterne con i propri pari. Il report accusava inoltre esplicitamente il Vaticano di avere risposto con eccessiva lentezza e malavoglia alle molte richieste di intervento, giunte dal clero statunitense sin dagli anni ’90, e di avere fatto qualcosa solo dopo l’esplosione dello scandalo statunitense.
Forniva infine alcune raccomandazioni per contrastare il fenomeno: ammettere onestamente le colpe e la vergogna; analizzarlo a fondo; migliorare la selezione dei candidati al sacerdozio; valutare con grande attenzione ogni denuncia e segnalazione di abuso; porre attenzione alle norme legali; collaborare con le autorità civili nella repressone e denuncia degli abusi; maggiore trasparenza.

L’abuso è un problema legato alle caratteristiche dell’istruzione religiosa? Per molti, e secondo gli stessi sacerdoti, il percorso educativo dei seminaristi non aiuta per nulla gli studenti ad affrontare i problemi legati alla propria sessualità, soprattutto i più giovani. Solo recentemente la Chiesa è stata investita del problema, ma quasi esclusivamente per quanto attiene ai criteri di accoglimento dei seminaristi, secondo la convinzione che sia l’omosessualità a condurre alla pedofilia.

È un problema legato al contesto sociale? Secondo alcuni commentatori, alla base della pedofilia c’è una cultura del dissenso, interna alla Chiesa cattolica stessa, legata alla secolarizzazione ed al rifiuto della tradizione. Molti sacerdoti ritengono che la Chiesa sbagli nel proporre i suoi modelli di sessualità e di celibato, così come sbaglia in molti altri campi.  Questo dissenso interno sarebbe parte di una più generale crisi dei valori morali precipitata sul finire del Novecento.
La Chiesa sarebbe stata ampiamente investita da questo fenomeno specialmente dopo il Concilio VaticanoII. Ma certamente il problema esisteva comunque anche prima di esso, e forse esso è solo emerso con evidenza a causa del crescente interesse pubblico, della polizia e della magistratura.

Quali soluzioni secondo la Chiesa Cattolica? Per quanto abbia tentato a lungo di ricondurre gli abusi sessuali e la pedofilia a problemi di natura personale (ad esempio una personale predisposizione alla omosessualità), la Chiesa ha dovuto necessariamente riconoscere che il problema è di ben altra portata e richiede una attenta analisi ed adeguate risposte. La prima di queste dovrebbe essere una accurata selezione dei candidati, unita ad un miglioramento dell’ambiente educativo.

Approccio medico-psicologico. Fino agli ultimi decenni del Novecento, la migliore risposta al problema della incontinenza sessuale in genere, sembrava, in ambito clericale, la preghiera, oggi tenuta in assai minore considerazione. Oggi la Chiesa preferisce un approccio psicologico, adottato sempre più a partire almeno dagli ultimi due decenni del Novecento, nella presunzione che il prete abusante può essere curato e reintegrato nelle sue attività, senza ulteriore pericolo per la collettività (al più andrebbe limitato il suo contatto con i minori). Ma neanche esso è risultato particolarmente efficace; ed in molti casi ha perfino radicato nei singoli il problema di fondo.

Prevenzione degli abusi. Così come tradizionalmente manca nella Chiesa un chiaro interesse per la vita sessuale dei sacerdoti e per le sue deviazioni patologiche, altrettanto manca nel diritto canonico una trattazione del problema della omosessualità, della pedofilia e degli abusi sessuali. Solo negli ultimi anni, sulla spinta dello scandalo iniziato degli Stati Uniti, il problema ha cominciato ad impegnare le gerarchie.
Nel 2002 la Chiesa cattolica statunitense ha dichiarato di avere adottato una politica di “tolleranza zero” degli abusi sessuali del clero, mobilitando ingenti risorse umane. Da allora e fino al 2008, ha infatti coinvolto nel progetto quasi 6.000.000 di ragazzi (invitati a riferire eventuali abusi), oltre 1.000.000 di volontari; oltre 150.000 educatori, 51.000 esponenti del clero, circa 5.000 seminaristi.

Iniziative legali contro il clero
Nella convinzione che il Vaticano abbia ed abbia avuto una parte attiva (se non anche di assoluto primo piano) nella copertura degli abusi sessuali, sono stati compiuti negli Stati Uniti vari tentativi di ottenere la citazione in giudizio di alti esponenti della Chiesa cattolica romana, ad esempio i cardinali Bertone, Sodano e Ratzinger (e quest’ultimo anche una volta divenuto papa).
Nel giugno 2004 William McMurry, avvocato di Louisville (Kentucky) ha intrapreso una azione legale contro il Vaticano, accusato di avere coperto una storia di abusi sessuali su tre minori. Nel Novembre 2008 la Corte di Appello di Cincinnati ha rigettato l’istanza del Vaticano tendente a riconoscerne l’immunità come Stato Sovrano; ed il Vaticano non ha presentato ricorso contro la sentenza. Ma Benedetto XVI, personalmente accusato di avere coperto una storia di abusi nei confronti di tre minori, avvenuti in Texas, ha chiesto ed ottenuto l’immunità diplomatica, secondo alcuni grazie all’intervento del presidente George W. Bush.

Francesco D’Alpa

http://www.uaar.it/ateismo/controinformazione/abusi-sessuali-Chiesa-cattolica/

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