Ecco come il Papa processerà i vescovi che coprono gli abusi sessuali

Matteo Matzuzzi

La comunicazione l’ha data ieri padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, nel briefing al termine della tre giorni di lavoro del C9 (prossima riunione già programmata per settembre), la commissione cardinalizia incaricata dal Papa di predisporre una riforma globale della curia romana.

UNA NUOVA SEZIONE GIUDIZIARIA AD HOC

Dopo aver ascoltato la relazione del cardinale Sean O’Malley “sulla proposta da avanzare al Santo Padre riguardo alle denunce di abuso d’ufficio episcopale, proposta preparata dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori”, è stato dato il via libera alla creazione di una nuova sezione giudiziaria cui competerà di giudicare “i vescovi in relazione ai delitti di abuso d’ufficio” in merito alle “denunce di abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili da parte del clero”. La relazione si articola in cinque punti.

L’ORGANIZZAZIONE DEL TRIBUNALE

Innanzitutto, si è stabilito che “la competenza a ricevere ed esaminare le denunce di abuso d’ufficio episcopale appartenga alle Congregazioni per i Vescovi, per l’Evangelizzazione dei Popoli, o per le Chiese Orientali e tutte le denunce debbano essere presentate alla Congregazione appropriata”. In secondo luogo, si è stabilito che a giudicare i vescovi sarà la Congregazione per la dottrina della fede, all’interno della quale sarà istituita appunto una nuova Sezione giudiziaria, che potrà contare sulla nomina di personale stabile che presterà servizio nel Tribunale apostolico. Su come procedere, si stabilirà in seguito a consultazioni con il cardinale prefetto. Il Papa provvederà anche alla nomina di un Segretario, cui sarà ricondotta la responsabilità della Sezione. Il personale, poi, sarà “utilizzabile anche per i processi penali per l’abuso dei minori e degli adulti vulnerabili da parte del clero”. La proposta è stata approvata dal C9 all’unanimità e Francesco, successivamente, ha disposto che siano fornite “risorse adeguate” per conseguire tali fini.

“NON INTERVENIRE SAREBBE STATO IMPOSSIBILE”

Intervistato da Repubblica, padre Hans Zollner, presidente del Centre for child protestino alla Pontificia Università Gregoriana e membro della Commissione guidata dal cardinale O’Malley, ha osservato che “non intervenire avrebbe significato lasciare una pietra pesante sulla missione della Chiesa” e “questa cosa è stata chiara fin da subito al Papa, il quale ci ricorda ogni giorno che dobbiamo vivere ciò che annunciamo”. A ogni modo, aggiunge, “la retroattività nella legge non esiste”, ma “in ogni caso il messaggio che diamo oggi è forte per tutta la Chiesa. Quello che per anni non si è mai fatto, oggi si fa. Comportamenti fino a ieri ammissibili, o quanto meno tollerati, saranno puniti ai sensi del diritto canonico”. Un cambiamento, ricorda il padre gesuita, che “si deve a Benedetto XVI, che iniziò con decisione un nuovo percorso e a Francesco che ha dato una spinta decisiva”. Una stoccata anche all’esuberante Peter Saunders, membro della commissione per la tutela dei minori che nelle ultime settimane ha criticato il Papa per sue affermazioni circa le sculacciate ai bambini, ha contestato la nomina di un vescovo cileno e ha suggerito a Bergoglio di rispedire in Australia il cardinale Pell: “La Commissione non ha competenza per commentare casi o inchieste singole”.

“DECISIONE STORICA IN TEMPI RECORD”

Sempre Zollner, stavolta al Giornale, ha parlato di “decisione storica attuata in tempi record. E’ il segnale che il Papa pensa seriamente a come combattere la piaga della pedofilia nel clero. Il Santo Padre non lascia scappatoie, non ammette scuse, ed è un richiamo molto esplicito e autentico a prestare attenzione alle vittime di abusi sessuali”.

LA POSIZIONE DELLO STORICO

Sempre sul quotidiano diretto da Ezio Mauro, lo storico Adriano Prosperi ha osservato che “per le autorità ecclesiastiche il problema dominante è sempre stato quello di impedire che le debolezze della carne rovesciassero il discredito sull’intero corpo ecclesiastico. E se per lungo tempo la procedura segreta dei processi canonici risolse il problema, le cose cambiarono agli inizi dell’età moderna con la diffusione dell’informazione e delle satire a mezzo stampa e con la Riforma protestante. Allora la risposta papale fu quella di mettere nelle mani della Congregazione dell’Inquisizione Romana il caso dei preti che approfittavano del contesto della penitenza sacramentale per insidiare sessualmente chi andava a confessarsi”.

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