Sesso con minori tra Bari e Potenza Arrestati sacerdote e cameraman

Adescavano ragazzi su Internet e poi li pagavano Cinque persone indagate dalla Puglia al Piemonte.

Si incontravano nei presi dei lidi di Rotondella e Nova Siri (Matera), sulla costa ionica lucana. Qui si consumavano i rapporti sessuali tra un minorenne e alcuni degli indagati nell’ambito dell’inchiesta dei Carabinieri della Compagnia di Policoro (Matera). Il ragazzo all’epoca dei fatti, ovvero tra il 2012 e il 2013, aveva meno di 14 anni . Tre le persone poste agli arresti domiciliari: tra queste vi è anche Don Antonio Calderaro, 48 anni, parroco della chiesa di San Giuseppe nella frazione di San Costantino di Rivello (Potenza), sospeso ieri dal vescovo della Diocesi di Lagonegro-Tursi.

Gli indagati

Secondo quanto si è appreso, le altre due persone poste agli arresti domiciliari sono due uomini della provincia di Matera, di cui uno esercita la professione di cameraman. Delle altre cinque persone indagate – nei cui confronti è stata emessa la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria – due risiedono in Basilicata, una in provincia di Bari, la quarta nel Torinese, mentre la quinta è ancora ricercata. Per tutti gli indagati le accuse sono di adescamento e corruzione di minorenni mentre, per uno solo – gli investigatori non hanno voluto rendere noti ulteriori dettagli – è contestato anche il reato di sfruttamento della prostituzione minorile.

Le indagini

Le indagini sono cominciate nel 2013 a Nova Siri (Matera) dopo la denuncia fatta dalla sorella di un ragazzino, preoccupata da alcuni appuntamenti presi dal fratello su internet. Ascoltato dagli investigatori con l’ausilio di una psicologa infantile, il ragazzino ha raccontato di aver preso appuntamento con diverse persone adulte e di aver consumato con loro rapporti sessuali.

Il comunicato del vescovo

«Profondamente sorpreso e addolorato – scrive in un comunicato monsignor Nolè – dalla notizia del fermo giudiziario di don Antonio Calderaro, accusato dall’ignobile e umiliante reato di abuso su minore, il primo pensiero di richiesta di perdono e di sostegno morale e spirituale va alla vittima e alla sua famiglia, riservandomi di incontrarla al più presto per una vicinanza più concreta e solidale». Monsignor Nolè ha «invitato i Cristiani della Diocesi a pregare per la sua vittima e per la sua famiglia, per don Antonio Calderaro e per tutti noi sacerdoti, perché il Signore ci mantenga fedeli alla nostra vocazione di servire lui e i fratelli in comunione tra di noi e con una vita coerente al Vangelo».

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