«Sulla pedofilia non bisogna nascondersi, ma parlarne»

«La Chiesa ha le sue colpe,ma lo Stato è indifferente»

«IO ci sono passato. Per questo, ho creato l’associazione L’abuso. E già siamo a 400 vittime. E solo uno su dieci denuncia.Perché è difficile. Specie se il pedofilo è un prete». Toni pacati, mai sopra le righe. Parole chiare. Francesco Zanardi, ospite ieri all’Equilibrio di via Napoli, è il simbolo di chi non china la testa, ed esce dal silenzio. A 11 anni subì attenzioni morbose da un sacerdote. Lo disse. La chiesa non intervenne. E così, da adulto,ha scelto di denunciare.

Come mai? «Perché se ne deve parlare. Perché il bimbo abusato, non riconosce subito cosa sta succedendo, ma il trauma, poi, è grave». Il bimbo si fida dell’adulto. «Che invece sa bene il vero senso di quelle attenzioni». E se ne parla, può essere frainteso. «Sì. Perché c’è omertà su questo tema. E le famiglie stesse, tendono a far finta di non capire». L’abuso imbarazza? «Si preferisce nascondersi dietro il dubbio di un errore». Perché non si fa informazione. «E non si fa prevenzione, mentre si dovrebbe parlare di pedofilia conle famiglie e con i bimbi. Con parole giuste, far capire cosa l’adulto non deve fare». I genitori, conoscendo i “metodi” dei pedofili, potrebbero difendersi? «Sì. Mettendo dei paletti, si possono individuare i campanelli d’allarme». Mentre se non se ne parla… «L’abuso resta nascosto e crei quasi un senso di colpa, nella vittima». Perché la sessualità in Italia è ancora tabù? «Per abitudine, cultura, influenza della chiesa: c’è chi scopre come si trasmette l’Aids, quando ce l’ha già».Papa Francesco sembra aperto, ma c’è chi è ancora oggi rigido, nei confronti degli omosessuali. «Di fatto, un ragazzo che matura e si scopre gay, in Italia è intimidito, traumatizzato». Cosa ci rende diversi dal resto d’Europa? «Serve un salto culturale, che rispetti le diversità». Come ritiene possa avvenire? «Informandosi: assumendo la propria parte di responsabilità civica, come cittadino». Senso civico ce n’è poco, in giro. «Sì. La gente delega. E così, siamo unici in Europa, anon tutelare le famiglie omosessuali. E non è giusto». E’ “colpa” della chiesa? «No. E’ colpa della politica. La chiesa ha le sue idee. Lo stato, che è laico, deve garantire i diritti di tutti i cittadini». Lei è stato abusato, ma ci tiene a dire sempre che non ce l’ha conla chiesa? «È troppo facile puntare il dito contro una sola istituzione: qui lo stato ha le sue colpe, eicittadini, spesso assenti, le loro». Chi sono i preti pedofili?«Persone che usano il proprio ruolo educativo, per avvicinare ragazzini indifesi. Specie quelli fragili. E vanno denunciati e fermati». E alla chiesa cosa chiede? «Di smettere di coprirli: idati sono inquietanti. Solo dal 2000, abbiamo avuto 150 condanne definitive di preti pedofili. Un prete, che opera a contatto con i giovani ha occasione di perpetrare abusi 80 volte più di un laico».

SONDRA COGGIO Il Secolo XIX La Spezia

 

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