Stop al processo per gli abusi all’asilo. L’ira delle famiglie.

Doveva essere il giorno della sentenza. E’ diventato il giorno della rabbia, per un errore che porta indietro di un anno le lancette del processo sugli abusi sessuali nell’asilo “Paolo VI” di Vallo della Lucania, passando un colpo di spugna su tutte le udienze del giudizio di appello. Lo stop arriva percgè a discussione conclusa, ci si accorge che uno dei giudici che compongono la Corte è incompatibile, in quanto membro del collegio di Riesame che nel luglio del 2006 ha deciso sulla misura cautelare per suor Soledad, la principale accusata delle violenze sui bimbi.

Sono passate da poco le 13 quando il presidente Claudio Tringali lo annuncia alle parti: “L’avvocato Felice Lentini parte civile, mi ha presentato la circostanza in via informale. Ho acquisito il provvedimento del Riesame e ho verificato che l’informazione è giusta”.

Inevitabile la trasmissione dei documenti al primo presidente della Corte d’appello, che deciderà sulla nuova composizione del collegio. In caso contrario la sentenza avrebbe corso il rischio di un annullamento in Cassazione e per il giudice incompatibile , Vincenzo Pellegrino, sarebbe potuto scattare un provvedimento disciplinare.

Nel formalizzare l’astensione Pellegrino avverte il dovere di giustificarsi: “Non essendo stato relatore non avevo copia del provvedimento del Riesame e non ne conservavo alcuna memoria”.  Dai banche delle difese si alza una levata di scudi in suo favore, per evidenziare che nessuno ha messo in dubbio la sua correttezza.

Ma il clima è teso , e le frizioni divampano tra difensori e parti civili. Per la nuova prima udienza di appello si slitta al 21 luglio, con proseguo già fissato a settembre e la certezza di arrivare al 2016, visto che era il maggio del 2014 quando il processo bis è iniziato e il pg Maddalena Russo ha chiesto l’assoluzione per tutti.

Tra i genitori in aula esplode la rabbia. C’è chi piange, chi inveisce, un papaà sbotta: “ E’ uno scandalo, una vergogna. Sono 9 anni che aspettiamo, parliamo di bambini e oggi la giustizia mi sta dicendo che questi bambini non li tutela”.

 

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