La Curia: don Seppia non è più “don” (ma potrebbe tornare a fare il prete)

Genova – Don Riccardo Seppia: un prete scomodo, in carcere per pedofilia, ancora in attesa di sentenza definitiva e prossimo a tornare in libertà. Anzi (per ora), un ex prete.

Perché, precisa la Curia di Genova «la sentenza della Cassazione che riduce la pena (per l’esattezza ne ordina il ricalcolo, con un’aggravante in meno, ndr) non modifica la decisione canonica a suo tempo assunta, circa la sua dimissione dallo stato clericale. Il che comporta l’impossibilità di esercitare il ministero pastorale. Nel confermare la vicinanza a chi è stato offeso da condotte riprovevoli, si rinnova l’invito alla preghiera per tutti».

Questa nota è stata pubblicata sul sito della Curia di Genova.

Interpellato dal Secolo XIX, il responsabile delle comunicazioni della Curia, don Silvio Grilli, aggiunge: «La riduzione allo stato laicale di Riccardo Seppia a suo tempo non è stata resa pubblica per discrezione e rispetto della privacy».

La Curia fa però sapere che, per ragioni di umanità e pastorali, Riccardo Seppia, non più don, non sarà lasciato solo, quando uscirà dal carcere a metà meggio di quest’anno. Da qui la decisione del cardinale Bagnasco (condivisa perché «non poteva essere mandato d’imperio, visto che non fa più parte del numero dei sacerdoti») di cercargli una sistemazione che è stata individuata a Villa Iride a Intra, frazione di Verbania, casa della Congregazione di Gesù sacerdote che si pone questi obiettivi: «Ci poniamo accanto con umiltà e fiducia ai preti che vivono particolari momenti di difficoltà, cercando di offrire un aiuto fraterno di conforto e di ripresa. Per essi allarghiamo i nostri spazi nell’accoglienza e nel dialogo offrendo anche ospitalità nelle nostre case, per quanto possibile. Ciò avviene da molti anni a Trento e a Intra ma ora anche a Roma, Zevio, Marilia e Barretos. Ad essi cerchiamo di offrire anche un aiuto appropriato in campo spirituale e psicologico, con possibilità varie di una sana combinazione di lavoro e riposo. Non ci dimentichiamo di quanti hanno lasciato il ministero e delle loro famiglie, offrendo un accompagnamento che favorisca la comprensione del loro cammino e la partecipazione in termini nuovi alla vita ecclesiale».

Secondo il canone 290 del Codice di diritto canonico, la condizione sacerdotale non viene mai perduta: dopo essere stato validamente ricevuto, l’ordine sacro non può mai essere reso invalido. Quindi Riccardo Seppia, al termine del suo percorso a Villa Iride (periodo durante il quale sarà seguito costantemente dal cardinale Bagnasco) potrà continuare la sua vita da laico che ha terminato di espiare il suo debito con la giustizia, o da sacerdote se lo chiederà e la Chiesa (attraverso la Congregazione per il clero) accetterà di riammetterlo.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/03/18/AR2bd0qD-seppia_tornare_potrebbe.shtml

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