Abusi sessuali su quattro minorenni A marzo il processo per don Desio: chiederà il rito abbreviato per uno sconto della pena

È stato parroco nella località costierà dal 2001 al 2014 poi l’arresto. Oggi ai domiciliari in una struttura riabilitativa in Umbria. Ha ammesso i rapporti con i ragazzi affidati dalle famiglie. L’indagine partita da Facebook.

A metà marzo le porte del tribunale di Ravenna si apriranno per don Giovanni Desio, il 53enne originario di Milano e parroco di Casalborsetti per tredici anni fino allo scorso aprile quando venne arrestato dalla polizia: davanti al giudice per l’udienza preliminare comincerà il processo con l’accusa di violenza sessuale su quattro minorenni. Il prete ha ammesso di aver avuto rapporti con loro, ragazzi che frequentavano la parrocchia anche provenendo da altre zone di Italia in occasione di periodi di vacanza con le famiglie sul litorale.

Desio, difeso dall’avvocato Battista Cavassi, sceglierà il rito abbreviato potendo contare sullo sconto di un terzo della pena. E prima di arrivare di fronte ai giudici tenterà di concludere un accordo con le famiglie delle vittime per un risarcimento che potrebbe rivelarsi un’attenuante capace di ridurre la pena. Oggi Desio si trova agli arresti domiciliari in una struttura religiosa in Umbria dopo aver trascorso più di sette mesi in carcere a Forlì.

L’indagine condotta dalla sezione per i reati sui minori della squadra mobile era partita a seguito dell’incidente stradale avvenuto a febbraio 2014: al volante del suo suv Bmw da 35mila euro ero finito nel canale di Casalborsetti ed era poi risultato al volante con un tasso alcolemico di 1,8 (0,5 il limite consentito per mettersi alla guida). Per difendersi dalle critiche che arrivarono al suo indirizzo cominciò a utilizzare i profili Facebook privati di alcuni ragazzi a lui vicini, quelli che chiamava amichevolmente i ragazzi di fuoco dello zio John, con cui pubblicava messaggi di sostegno al suo indirizzo e attacco ai giornalisti locali. Il padre di uno dei ragazzi si rese conto che un messaggio era stato postato mentre il figlio era a scuola e così emerse tutto il meccanismo architettato da Desio.

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