I parrocchiani tra sconcerto e stupore «Si diceva che lo avessero minacciato»

«Perché l’hanno mandato qui da noi con questi problemi?». Arricciano il naso alcuni parrocchiani della chiesa Luigi Gonzaga, ai Parioli. Ieri pomeriggio hanno saputo che il loro parroco Alessandro…

«Perché l’hanno mandato qui da noi con questi problemi?». Arricciano il naso alcuni parrocchiani della chiesa Luigi Gonzaga, ai Parioli. Ieri pomeriggio hanno saputo che il loro parroco Alessandro De Rossi è stato arrestato con l’accusa di pedofilia dai poliziotti romani, su mandato di cattura spiccato dalla magistratura argentina. E ora si fanno domande, tante. «Il 31 dicembre – prosegue la fedele – ci era stato detto solo che padre Alessandro non era presente per un allontanamento improvviso. Nessuno poteva immaginare tutto questo. Adesso siamo preoccupati per il destino della parrocchia. Non vorremmo venisse chiusa. Fortunatamente mi ha rassicurata il sacerdote di San Roberto Bellarmino prima di entrare a San Luigi Gonzaga per celebrare la messa».

Nel pomeriggio nel tempio non ci sono preti, viceparroco o altri. Il campanello suona ma non risponde nessuno. Arrivano le persone, i fedeli che ancora non sanno niente. Qualcuno comincia a sapere quello che è successo perché riceve una telefonata sul cellulare. La notizia fa tornare alla memoria voci che circolavano tra i fedeli da diverso tempo. «Si diceva – ricorda uno di loro – che il parroco aveva dovuto lasciare l’Argentina per problemi di sicurezza, a causa di minacce che avrebbe ricevuto e che avrebbero reso necessario il suo ritorno in Italia per timori circa la sua incolumità». Ora però quel clima di prudenza sollevato dalle presunte aggressioni al prete romano scomodo in terra argentina tende a sfumare. Nella comunità si insinua il sospetto lanciato da quelle brutte accuse, roba pesante che non fa bene a nessuno.

«Mi raccomando – dice l’animatore del gruppo di parrocchiani che ieri erano riuniti davanti alla chiesa, pronti a entrare per la solita funzione religiosa – non fatevi sentire dai bambini, queste cose non fanno bene, possono spaventare».

Qui don Alessandro non era considerato un prete qualsiasi. Era un sacerdote un po’ speciale, in grado di portare nell’incarico romano i frutti dell’esperienza maturata per tanti anni in Argentina. Nessuno riferisce niente di strano. «Con i nostri figli – dicono alcune mamme – era tranquillo, con noi e con tutti era sempre disponibile. Non abbiamo mai segnalato niente di particolare, sguardi inopportuni, comportamenti sui minori che potessero far pensare. Si è sempre comportato correttamente». Un altro ne apprezza le omelie: «Non è che stupissero, tanto da poter dire che avessero il potere di convertire lo scettico più incallito. Ma non annoiavano, non erano parole dette per caso. Si sentiva che erano pensate, non buttate lì, per riempire uno spazio della funzione». Nella chiesa l’attività religiosa è intensa. Due volte alla settimana si riunisce un gruppo di neocatecumenali: «Facciamo il nostro percorso – dicono – è un appuntamento fisso». Si canta. È nutrita la compagine degli scouts Agesci. E trovano da fare anche i giovani della zona. Usano il campetto in cemento di calcetto allestito accanto alla chiesa. «Veniamo qui durante il tempo libero – raccontano alcuni ragazzi in attesa davanti alla porticina della sacrestia – Approfittiamo del campetto: non andiamo a scuola, siamo in vacanza e così cerchiamo come passare il nostro tempo libero».

Fab. Dic.

http://www.iltempo.it/cronache/2015/01/03/i-parrocchiani-tra-sconcerto-e-stupore-si-diceva-che-lo-avessero-minacciato-1.1363513

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