Il prete allontanato dalla Chiesa: “Non temo il giudizio umano”

 Don Mauro, le è caduta un’altra tegola in testa. Parte così la telefonata a don Mauro Inzoli, il prete di Comunione e Liberazione da ormai quasi tre anni alle prese con guai grossi. Prima la riduzione allo stato laicale, poi la riammissione nel novero dei preti ma con obblighi pesanti, causa le accuse formulate dal Vaticano nei suoi confronti. E adesso l’apertura di un fascicolo da parte del procuratore Roberto di Martino di Cremona che ha chiesto al Vaticano di inviargli i documenti in base ai quali don Mauro è stato punito. Documento che parlerebbero di pericolosissime frequentazioni di minori che, se provate, vedrebbero il prete di Cl prima davanti ai giudici e poi, in caso di condanna, dietro le sbarre.

Don Mauro, ha saputo dell’iniziativa del magistrato?
«Sì, me l’hanno detto».

E che cosa ne pensa?
«Niente in particolare»

Il procuratore sta indagando sui suoi trascorsi e chiede aiuto al Vaticano
«Mi rimetto al giudizio divino e umano»

Il primo è definitivo, il secondo potrebbe essere fallace…
«Se la giustizia umana mi chiamerà, risponderò»

Ma lei si sente tranquillo?
«Sì, non ho problemi»

Lei ha fatto appello contro la riduzione allo stato laicale ed è tornato prete. Soddisfatto?
«Per questo ringrazio Papa Francesco».

È stato visto al meeting di Cl di Rimini, a fine agosto.
«Sì, ci sono andato, come tutti gli anni»

È stato visto anche nel santuario di S. Maria in Bressanoro a Castelleone, ai primi di luglio
«Impossibile, ero in Terra Santa»

Le mancano i suoi amici?
«Gli amici sono rimasti»

E la sua parrocchia?
«Ho Crema nel cuore»

Don Mauro Inzoli, 65 anni, nato a Torlino Vimercati (Cremona) nel 1950, parroco della SS. Trinità, dove aveva creato una comunità efficiente e pronta a molto, se non a tutto, è stato il fondatore del Banco alimentare, organizzazione che raccoglie i prodotti in eccesso dalle aziende e li distribuisce a chi ne ha bisogno. Osannato e odiato, portato in palmo di mano da molti, vituperato da altri come le persone che hanno successo, don Mauro ha fondato a Crema la comunità Fratellanza, che aveva il compito di assegnare bambini con problematiche familiari a coppie che si prestavano, a pagamento, a tenerli in famiglia. Il Vaticano può rifiutarsi di mostrare le carte nelle quali si parla di abusi su minori e con ogni probabilità lo farà, appellandosi al Concordato bis. «Come ho già detto, mi rimetto sia al giudizio degli uomini, ma soprattutto a quello divino». Anche lui potrebbe essere richiamato in Vaticano e lì giudicato. Ipotesi che i giuristi stanno valutando.

Crema, 19 ottobre 2014

Il Giorno

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