ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

 di Valeria Pacelli

Non c’è solo Jozef Wesolowski nel “giro di vite” voluto da Papa Francesco, che ieri ha messo uno dei primi tasselli al cosiddetto nuovo corso in Vaticano, targato “tolleranza zero”.

Da oltretevere altri due sono i casi di vescovi finiti nel mirino di Bergoglio per abusi sessuali sui quali c’è il massimo riserbo. E non solo. Perché non ci sarà alcuna tolleranza neanche nei confronti di chi ha coperto abusi. Infatti, secondo indiscrezioni, sarebbe stato acceso un faro sulla diocesi di Varsavia, di cui è arcivescovo dal 2007 il cardinale Kazimierz Nycz, dopo esser stato ordinato diacono nel 1972 da Karol Wojtya. Ed è proprio sulla rete polacca, legata a Giovanni Paolo II, che si concentrano le indagini del tribunale vaticano. Circostanza che il portavoce Padre Federcio Lombardi né conferma né smentisce: “Non ne ho prontezza”.

ALTRO PROBLEMA da risolvere, per contrastare il problema della pedofilia, però riguarda anche le misure da prendere nei casi di denunce contro ecclesiastici, finiti sotto inchiesta delle procure italiane. E di casi già ne esistono parecchi. Nei loro confronti, la posizione di Papa Francesco di certo non sarà particolarmente morbida. Basti ricordare il trattamento riservato a Bernard Law, arcivescovo di Boston, trasferito a Roma alla basilica di Santa Maria Maggiore da Giovanni Paolo II. L’ar – civescovo Law era stato accusato di aver coperto i preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston. Accuse che Bergoglio non ha dimenticato, tanto che quando lo ha incontrato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, non lo avrebbe salutato. L’accusa mossa a Law in realtà per anni è un cruccio per la chiesa cattolica.

Basti pensare all’inchiesta pubblicata dal New York Times, che sulla base di alcuni documenti accusò i vertici del Vaticano, tra cui Benedetto XVI, di aver occultato gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Circostanza sempre smentita. Ma di scandali legati agli abusi ce ne sono stati parecchi. E significati sono i numeri delle denunce presentate: 600 nel 2013 soltanto presso la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio. Ne sa qualcosa Re – te l’abuso, una onlus che segue le vittime di violenze. Sul sito, addirittura, c’è una mappa dei casi divisi per regioni e l’immagine che ne viene fuori è davvero imbarazzante.

C’è ad esempio la storia di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone (Termoli), accusato da una parrocchiana (all’epoca dei fatti minore) di abusi sessuali. La giustizia canonica ha confermato nei suoi confronti la sospensione ‘a divinis’, ossia l’impossibilità di somministrare sacramenti e di incontrare persone in qualità di sacerdote. Una punizione troppo leggera, accusa Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’abuso: “gira ancora a piede libero”. Nei confronti di Don Marino però non c’è una sentenza e le indagini della magistratura sono ancora in corso. Il 10 ottobre invece ci sarà l’udienza davanti al Tribunale di Roma a don Vito Beatrice, della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, accusato di abusi sessuali da parte di un giovane che a 28 ha trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti per dieci anni. Ha fatto perdere le tracce di se, invece, Don Silverio Mura, insegnante di religione in una scuola di Ponticelli (Napoli).

Dopo le denunce di un ragazzo che ha rivelato gli abusi solo dopo aver compiuto 38 anni e quando il reato era ormai prescritto, il parroco era stato spostato. “Lo abbiamo rintracciato a Nola – racconta Zanardi – e faceva lo stesso lavoro. Lo abbiamo segnalato e adesso nessuno sa più dove si trova”. È fuggito pure don Roberto Mastro, ex prete di Belcastro (Catanzaro). Avrebbe abusato di 17 ragazzini, quando era parroco tra il 2007 e il 2010. L’indagine nei suoi confronti è stata chiusa, dalla Procura di Catanzaro, a novembre del 2013, ma di lui non si hanno più tracce dal 2010. E sono solo alcune delle storie di chiesa e abusi. Adesso sembra che le cose, su questo tema, stiano cambiando. Lo sa bene Josef Wesolowski, ai domiciliari (ora rischia 7 anni di carcere) per aver abusato di alcuni minori mentre si trovava a Santo Domingo. C’è infatti il pericolo che potesse scappare.

Il FAtto Quotidiano

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