DIETRO OGNI PRETE PEDOFILO C’È UNA CHIESA IPOCRITA

 Il Papa (Francesco…perché è d’obbligo specificare, visto che nella nostra singolare epoca ne abbiamo due), non perde occasione per lanciare anatemi contro la pedofilia dilagante tra le mura della Santa Chiesa e ciò è estremamente apprezzabile, ma lo sarebbe ancor di più qualora dalle mere parole, che lasciano il tempo che trovano, passasse ai fatti.

E’ ben poca cosa e sa tanto di “fumo negli occhi” del popolo disinformato, infatti, l’inserimento di una vittima di tali abusi nella neonata Commissione per la tutela dei minori, prevista nel nuovo testo delle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, dove però si legge anche che “Nell’ordinamento italiano il vescovo non ha l’obbligo giuridico – salvo il dovere morale – di denunciare”. Come a dire: “ Sappiamo che ci sono i preti pedofili, si avrebbe il dovere morale di denunziarli, ma siccome non c’è l’obbligo giuridico, chi non se la sente può far finta di niente”, ma in realtà non è esattamente così: con la scusa che i vescovi non sarebbero da considerare pubblici ufficiali, la Cei se ne esce con questa frase dal sapore gesuitico che azzera gli eventuali effetti positivi dell’ineffabile quanto inutile libriccino di “linea guida”.

Lo Stato Vaticano è lo Stato più piccolo al mondo che ha la bellezza di oltre quattrocentomila sacerdoti e più un milione e mezzo di “aficionados” battezzati; i casi di pedofilia (oltre a quelli di efebofilia) negli ultimi dieci anni sarebbero stati oltre 4000, quelli dichiarati dalle fonti ufficiali del Vaticano, mentre, invece, sarebbero molti di più, considerato che risultano quasi 5000 nello stesso periodo solo negli Stati Uniti, i sacerdoti perseguiti dalla legge per questo reato, per cui i conti non tornano: è uno Stato a tutti gli effetti ed ha una propria legislazione, eppure né nell’ “Acta Apostolicae Sedis” (la legge fondamentale dello Stato Vaticano) né in altre leggi, ordinanze dell’Ordinamento Vaticano o altre fonti di diritto di secondo grado viene contemplato alcunché in merito alla pedofilia.

Forse che ritengano l’0,8 % (secondo le sottostimate percentuali ufficiali del Vaticano) un fenomeno non abbastanza rilevante e/o importate da meritare uno sforzo legislativo? Eppure proprio questo ributtante reato ha gettato un’ombra talmente oscura sulla Chiesa cattolica, che oggi più che mai la gente ha perso fiducia nel mondo clericale con conseguenze devastanti: neppure il rimembrare delle atrocità della Santa inquisizione, gli scandali legati allo IOR, morti sospette, rapimenti ( ed altri misteriucoli di poco conto) son riusciti ad ottenere questo effetto.

A questo elemento fondante della corsa masochistica della Chiesa Cattolica verso lo sfascio, vogliamo aggiungere anche il fenomeno dello “scopa-perpetua”? Su quattrocentomila sacerdoti, quanti sono quelli che soddisfano le proprie naturalissime pulsioni sessuali con le donne del proprio gregge che più gli sono giornalmente vicine (con innamoramento o non)? Ognuno può farsi i propri conti della percentuale complessiva, anche solo pensando al territorio dove vive.

Tutti i parrocchiani fanno finta di nulla e magari molti trovano divertente spettegolare sui vari figli di N.N. sparsi nei territori parrocchiali (che manco a farlo apposta sono sfortunatamente spesso copie conformi del padre in abito talare), ma fatto è che il fenomeno é da secoli risaputo, accettato e guardato quasi con benevola comprensione, sia perché nessuno è mai riuscito a trovare in alcun Vangelo ( con imprimatur o apocrifo che sia) una sola frase di Gesù Cristo che imponesse o anche solo suggerisse il celibato ai propri apostoli, sia perché tutti sono consapevoli che costringere un essere umano a reprimere per sempre le proprie pulsioni sessuali è abominevole e contro natura e può avere spesso come conseguenza pressocchè sillogica ulteriori “distorsioni” psicologiche a livello sessuale e non solo (da qui il sottile fil rouge che lega a volte l’obbligo del celibato alla pedofilia).

E, del resto, anche Madre Chiesa si benda gli occhi e i vescovi intervengono in questi casi, solo quando ne deriva pubblico scandalo: facendo in tal caso, come nell’altro, d’ipocrisia virtù.
E allora vien da dire: “Se i vescovi non rivestono il ruolo di pubblici ufficiali e, per questo motivo, non hanno l’obbligo giuridico di denunziare un reato consumato nel loro territorio pastorale e, dunque, non rispondono delle loro inadempienze, che lo Stato Italiano e quello Vaticano comincino intanto a provvedere in merito, se ciò costituisce un ostacolo ad un reale desiderio di risolvere il problema! Altrimenti i vescovi che ci stanno a fare?”

Ma non ci sarebbe bisogno neppure di ciò, visto che i vescovi hanno già per legge ben altri obblighi più cogenti rispetto a quello esclusivamente morale, sia in quanto Pastori della Chiesa Cattolica, che come semplici cittadini dello Stato italiano.
Il loro ruolo nel contesto clericale è definito da una lunga ed elaborata “pappardella” prevista all’art. 2 del Libro II dell’Ordinamento canonico che prescrive diritti, doveri e poteri dei Vescovi e dà un sorta di Jus vitae ac necis a questi “comandanti in capo” della Chiesa Cattolica e il primo comma del Can. 391 recita che “Spetta al Vescovo diocesano governare la Chiesa particolare a lui affidata con potestà legislativa, esecutiva e giudiziaria, a norma del diritto” e al secondo comma, al Can. 392 gli impone con chiarezza “Vigili che non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica”: ma cosa fanno Santa Romana Chiesa e il Papa ai vescovi che vengono meno ai propri doveri, non vigilando sui propri sacerdoti oppure, pur essendo a conoscenza (e come non potrebbe esserlo?) che alcuni di costoro approfittano del loro ruolo per compiere reati ai danni del proprio gregge, non sentono il “dovere morale” (come dice la Cei) di denunziarlo?

A carico dei Vescovi, in questi casi si dovrebbe rilevare, proprio per il ruolo che ricoprono (sia per l’Ordinamento della Chiesa, che per quello dello Stato italiano), una evidente “culpa in vigilando”, nel caso che non si siano “stranamente” accorti che veniva consumato un reato nel territorio di loro competenza e di favoreggiamento, nel caso in cui sapessero e non hanno fatto nulla per impedire che fosse consumato e aiutando così l’autore del reato a sfuggire alla giustizia, così come previsto all’art. 378 del codice penale dello Stato Italiano. Ed, invece, cosa accade in realtà? Nulla… solo cover up, laddove possibile e dove non è possibile (perché il prete pedofilo è stato già arrestato e tutte le fonti d’informazione ne parlano), eccole le condanne, a parole, dall’alto del balcone papale (tranne che poi il vescovo sordo al dovere morale di intervenire e/o denunciare quell’immondo scempio, la fa franca). E allora?

E allora sarebbe venuto il momento che lo Stato italiano si decidesse a classificare le figure del vescovo e del sacerdote come pubblici ufficiali, visto che svolgono una pubblica funzione (ricordo che esiste un concordato con la Chiesa Cattolica) e il Vaticano passi dalle parole ai fatti, prendendo la saggia e santa decisione di rendersi parte attiva nel denunziare e mandare in galera immediatamente i preti pedofili (prima ancora che intervenga l’autorità giudiziaria dello Stato italiano), inserendo, visto che ci siamo, in maniera chiara ed esplicita nelle rispettive normative l’obbligo di denunzia da parte dei vescovi quando vengono a conoscenza di tali infamità e nel contempo apportando significative modifiche al proprio ordinamento, rendendolo adeguato ai tempi e cominciando, tanto per non tralasciare qualche dettaglio, dall’abolire l’anacronistico obbligo di celibato per i sacerdoti.

Vicky Amendolia

http://www.normanno.com/index.php/editoriale/12179-dietro-ogni-prete-pedofilo-c-e-una-chiesa-ipocrita

Advertisements