Aventino, sacerdote a giudizio per abusi sessuali la vittima tentò il suicidio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

 Chiamata in causa come responsabile civile la Congregazione dei Somaschi. Finita l’impunità di diocesi e ordini religiosi.

Per anni è stato un frate all’apparenza irreprensibile in servizio nella basilica di Sant’Alessio all’Aventino. Ora, pur mantenendo la tonaca, è parcheggiato in un convento privato del ruolo pastorale, perché accusato di aver abusato per quasi dieci anni, durante le missioni religiose, di un bambino a lui affidato. Il sospetto sulle ambiguità di Vito Beatrice, 69 anni, un frate della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, da ieri, però, si è aggravato.
Il religioso è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale e con le aggravanti dell’età della vittima, che all’epoca dei primi approcci aveva 9 anni, e per aver approfittato del ruolo di ministro cattolico. «Non possiamo escludere neanche che sia l’unico caso» ha detto durante l’udienza il procuratore aggiunto Maria Monteleone al gip Giulia Proto, il giudice che poi ha disposto l’apertura del processo a carico del padre somasco: prima udienza a ottobre a Piazzale Clodio.Dietro alla denuncia una storia di sofferenza. La vittima, un ragazzo ora ventisettenne originario del frusinate, era riuscito a scavare nel suo passato e a parlare solo tre anni fa, dopo che era stato ripescato in fin di vita in un fiume. Aveva tentato il suicidio. «Mi è stata rubata l’infanzia, solo ora l’ho capito».

Era stato quel gesto estremo dopo anni di attenzioni morbose e violenze spacciate per affettuosità cristiane, a spingerlo a denunciare il frate che per quasi dieci anni, dai 9 ai 18 anni, avrebbe dovuto sorvegliarlo durante le vacanze a Roma, ma anche nelle missioni in Liguria o all’estero, e che, invece, di fatto lo aveva usato per i suoi sfoghi.

LA DENUNCIA
Ieri don Vito non si è presentato in udienza. C’era però la sua vittima, ormai adulto, assistito dai genitori e dall’avvocato Carlo Taormina che ha chiesto e ottenuto la citazione in giudizio della Congregazione per i danni. Era stata il pm Silvia Santucci, il magistrato che ha istruito i primi passi dell’inchiesta, a ritenere credibile la denuncia tardiva del ragazzo che man mano, con gli inquirenti, ha superato il muro della paura e dei sensi di colpa, ed ha raccontato come ha gestito per anni quel segreto che lo opprimeva. «Sono stato prima in silenzio perché troppo piccolo per reagire e poi perché mi aveva inculcato che anche quella era espressione dell’amore di Dio ed io non sapevo come uscire dal tunnel».

LE VACANZE
Erano proprio i genitori, una coppia di operai, ad accompagnarlo a Roma, felici di affidarlo a un amico di famiglia, a un uomo di Chiesa e di cultura garantendogli così vacanze sicure e a costo zero. Ma accanto alle gite fuori porta, c’erano i momenti delle docce e della buonanotte da condividere. Era allora si apriva l’incubo. La posizione del frate comunque è stata alleggerita dalla prescrizione: non dovrà rispondere di tutti gli abusi dal 1995 al 2004, ma solo degli ultimi quattro anni.

http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/prete_sacerdote_abusi_sessualichiesa_santo_alessio_aventino/notizie/662483.shtml

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