Diocesi di Lagonegro La Chiesa condanna il «prete-pedofilo»

di Fabio Amendolara

LAGONEGRO – L’hanno privato di qualsiasi ufficio ecclesiastico e della facoltà di confessare minori. Don Carlo continuerà a indossare la tonaca e a celebrare l’eucarestia, ma senza solennità. La sentenza, con tanto di sigillo con i simboli della chiesa cattolica, è della diocesi di Tursi-Lagonegro. Ed è firmata dal vicario giudiziale, monsignor Francesco Sirufo. Don Carlo è accusato di «grave delitto»: la pedofilia.Il documento – di cui la Gazzetta è in possesso – risale al 4 ottobre del 2013, ma è stato notificato al «denunciante» – la persona che ha svelato al vicario giudiziale «di aver subìto abusi sessuali in età minorile» – solo qualche giorno fa. Ma è stato inviato anche alla Congregazione per la dottrina della fede.

Sono stati proprio i sacerdoti che compongono la Congregazione per la dottrina della fede a esaminare il caso. «Processo diocesano», lo definisce don Sirufo nella comunicazione alla parte offesa. E scrive: «La Congregazione, pur ritenendo prescritto il reato, ha concesso la deroga e chiesto all’ordinario del posto di comminare la pena opportuna». Ecco la pena per il prete: «È privato di qualsiasi ufficio ecclesiastico. È privato della facoltà di confessare i minori in quei luoghi e circostanze in cui la loro presenza è preponderante o totale (collegi, colonie, scuole, incontri con soli ragazzi o giovani). Può celebrare l’eucarestia quotidiana, senza alcuna solennità, e offrire l’assistenza spirituale solo nei luoghi di dolore e di sofferenza (case di riposo per anziani, cliniche e ospedali), non solo per espiare la sua colpa, ma specialmente per pregare e meditare sull’umana sofferenza e sulla fragilità morale che, senza la grazia di Dio e l’aiuto della chiesa, rischia di renderci non graditi al Signore e non idonei per la salvezza dei fratelli». La comunicazione si chiude con un pensiero del vescovo. Scrive don Sirufo: «Il vescovo, mentre conferma la sua vicinanza e chiede umilmente perdono a nome suo e di don Carlo per il male morale, spirituale e psicologico arrecato alle vittime, si dichiara completamente disponibile per l’accompagnamento spirituale ed ecclesiale dei fedeli laici coinvolti». E don Carlo? Continuerà a dare la comunione, ma «senza solennità».

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