Le vittime di abusi dell’Istituto Sordi Antonio Provolo scrivono a Papa Francesco

Caro Papa Francesco.

Siamo un gruppo di ex allievi dell ‘Istituto per sordomuti” Antonio Provolo” di Verona, che nel 2009 hanno denunciato sulla stampa, dopo tre anni di contatti infruttuosi con la Curia di V erolla, gli abusi subiti da preti pedofili dell ‘Istituto, per evitare che ad altri bambini accadesse quello che è successo a noI.

Subito siamo stati accusati dal Vescovo di Verona, che da un anno e mezzo era al corrente dei fatti, di essere dei calunniatori.

Nel 2010 il Vaticano ha chiesto alla Curia di istituire una commissione di indagine con il compito di ascoltare i sordi vittime di abusi.

Nel 2012, dopo la chiusura dei lavori della commissione, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ammesso gli abusi sui piccoli sordomuti e da calunniatori siamo tornati a rivestire, per l’opinione pubblica, il ruolo, non ricercato, delle vittime.

Nonostante questo siamo stati lasciati soli.

Nessuna solidarietà dalla Curia e dalle istituzioni ci è pervenuta.

Solo l’Associazione Sordi “Antonio Provolo”, da sola, sta cercando di risolvere i gravi problemi di queste persone.

Le Sue recenti dichiarazioni volte a far emergere il fenomeno delle violenze sessuali sui minori che hanno visto come tristi protagonisti dei membri del clero, ci hanno spinto, quasi incoraggiato a scriverLe.

Abbiamo pensato allora alle possibili, terrene, risposte al problema che più ci sta più a cuore: nessun bambino deve più subire quello che abbiamo sofferto noi.

Un po’temerariamente quindi approfittiamo di questa, per suggerirLe una operazione già attuata dalla Chiesa in altri Paesi: promuovere anche in Italia, una Commissione indipendente che faccia emergere i numerosi casi ancora sottaciuti del fenomeno.

Sarebbe, per quanto ci sembra, una operazione ecumenicamente positiva: le vittime delle violenze potre.bbero liberarsi in quel!’ ambito di un segreto vissuto come vergognoso per anni, e riprendere una vita terrena meno difficile e rancorosa; la Chiesa, nel contempo, sanerebbe concretamente e in positivo un debito di verità con una realtà tanto tragica quanto, finora, negata.

Sia pur con pena pensiamo anche ai nostri aguzzini di allora: aprire la finestra a quelle terribili verità terrene potrebbe risanare le piaghe interiori che devono essersi portati dentro per tanto tempo. Perchè anche i torturatori sono, sotto certi punti di vista, vittime delle oscenità perpetrate.

Nessuna gratuita vendetta postuma cerchiamo quindi, ma misericordia e sostegno per le vittime. Per ottenere ciò cerchiamo il più prezioso degli alleati: il Papa

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