Il caso di don Marino Genova arriva al Santo Uffizio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

 Dopo il processo canonico svolto a Pescara nei confronti di don Marino Genova, dove è stata ascoltata anche la vittima, Giada Vitale la quale ha confermato gli abusi subiti e ha chiesto la riduzione allo stato laicale per il sacerdote, ora la parola passa all’ex Santo Uffizio, oggi chiamato Congregazione per la Dottrina della Fede.

Questa è la notizia che pochi giorni fa il Vescovo Gianfranco De Luca ha dato alla vittima, annunciando che adesso sarà l’organo interno vaticano a dover effettuare la revisione del processo e a dover esprimere il suo giudizio.

Non si parla di tempi, anche perché il processo canonico non ha alcuna attinenza con quello civile; infatti la massima pena è la riduzione allo stato laicale, dopo di che non esiste nessuna procedura o regolamento che si occupi di curare e sostenere la vittima e il sacerdote.

Al momento non vi è certezza neppure del fatto che Giada ottenga giustizia dalla chiesa. Infatti non è scontato che don Marino verrà ridotto allo stato laicale dalla Congregazione per la Dottrina della Fede Santo, come già accaduto lo scorso anno in un altro caso seguito dalla Rete L’ABUSO, quello di don Luigi Tosi di Ferrara, il quale, malgrado avesse abusato di una ragazzina di 13 anni rimasta poi incinta, non è mai stato ridotto allo stato laico.

In occasione della prossima visita di papa Francesco in Molise, la Rete l’ABUSO annuncia una iniziativa per la verità e la giustizia sui numerosi casi di preti pedofili in Molise.

Francesco Zanardi

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