Un dossier segreto su Don Desio? E l’amico: «Nel 2012 avvisai la Curia…»

Esposto in procura da Rete l’Abuso: «Responsabilità dei vescovi»

 di Andrea Alberizia

Alla diocesi di Ravenna esisterebbe un archivio, accessibile al vescovo e alle alte sfere ecclesiastiche, dove starebbe un fascicolo riservato che porta sopra il nome di Giovanni Desio e raccoglierebbe tutte le informazioni personali, comprese eventuali segnalazioni su atteggiamenti dubbi e comportamenti sospetti, catalogate dalla curia sulla figura del 52enne nato a Milano e parroco di Casalborsetti dal 2000 fino allo scorso 5 aprile quando è stato arrestato per adescamento e atti sessuali con minorenni.

Dell’esistenza di questo fascicolo è convinto Francesco Zanardi, portavoce dell’associazione nazionale Rete l’Abuso, un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontari, sparsi su tutto il territorio italiano i quali hanno formato una rete di supporto alla quale le vittime di preti pedofili possono rivolgersi.

Zanardi, con l’assistenza di uno dei legali che accompagnano l’attività dell’associazione, ha presentato un esposto alla procura di Ravenna perché il fascicolo su Desio finisca tra le carte delle indagini condotte dalla seconda sezione della squadra mobile della polizia con il coordinamento del sostituto procuratore Isabella Cavallari.

Il mantenimento di un fascicolo personale su ogni parroco è una procedura prevista da una direttiva vaticana del 1962 nota come crimen sollicitationis: redatta dal cardinal Alfredo Ottaviani e approvata da papa Giovanni XXIII, stabiliva la procedura da seguire secondo il diritto canonico nelle cause di sollicitatio ad turpia, cioè quando un chierico, presbitero o vescovo, veniva accusato di usare il sacramento della confessione per fare avances sessuali ai penitenti.

«La direttiva è tutt’ora in vigore – dice Zanardi –. E nel caso che nel 2012 ha riguardato Dante Lanfranconi, al tempo vescovo di Savona, abbiamo avuto conferma dell’esistenza di questi fascicoli. I magistrati li hanno acquisiti e la cosa è stata fondamentale per le indagini. È verosimile ritenere che anche in diocesi a Ravenna esista la stessa documentazione riguardante don Desio».

Gli inquirenti questi giorni nella canonica di Casal Borsetti

L’esistenza del fascicolo, contenente eventuali segnalazioni a carico del prete, metterebbe ilvescovo Lorenzo Ghizzoni in carica da fine 2012 e il suo predecessore Giuseppe Verucchi in una posizione scomoda: «Secondo l’articolo 40 del codice penale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. E se si hanno segnalazioni – conclude Zanardi – significa che si poteva sapere dei rischi legati a questa persona».

Finora la posizione ufficiale presa dalla diocesi è stata quella di completa apertura con la magistratura ma di assoluta fermezza nel negare di aver ricevuto allarmi sul parroco di Casalborsetti. Invece questi allarmi in questi giorni stanno emergendo sulle pagine della cronaca locale (un caro amico di Desio ha rivelato di aver fatto una segnalazione nel 2012 sul rapporto che lo legava con un ragazzino, e nel 2008 un altro caso poco chiaro era per certo stato analizzato dalla Curia) e in passato segnalazioni sono arrivate anche alla Rete l’Abuso: «Un paio di email – spiega Zanardi –. In una ci viene detto che è stata fatta una segnalazione anche alla diocesi. Le circostanze vanno approfondite per verificare l’esistenza o meno di eventuali responsabilità omissive dei superiori gerarchici di Desio. Riteniamo utile acquisire anche i fascicoli sulla formazione di Desio, con molta probabilità conservati nel seminario di Ravenna e in parte in quello salesiano milanese, nei quali è certamente contenuta una anamnesi dell’uomo».

http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/41719/un-dossier-segreto-su-don-desioe-l-amico-nel-2012-avvisai-la-curia-.html

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