Don Domenico Pezzini; la cassazione conferma la condanna a10 anni

 NESSUNO SCONTO A DON PEZZINI «ABUSI PIÙ GRAVI PERCHÉ È PRETE»
Pedofilia, confermati dalla Cassazione i 10 anni di reclusione

VERONA – Nessuno sconto a don Domenico Pezzini, il prete-professore impegnato per un ventennio a tenere lezioni all’università di Verona e travolto da un’inghiacciante inchiesta-choc per pedofilia condotta dalla procura di Milano.
Dieci gli anni di reclusione che il religioso originario di Borghetto Lodigiano e appartenente alla diocesi di Lodi si era visto infliggere sia in primo che in secondo grado e che, adesso, gli sono stati confermati in toto dalla Corte di Cassazione. «Le conseguenze sui minori dell’abuso sessuale esercitato da un prete sono particolarmente gravi e di lunga durata perché il rapporto esistente tra un prete e un minore – hanno rimarcato nero su bianco i magistrati della quarta sezione della Suprema corte motivando la sentenza numero 14545 (6-27 marzo, presidente Brusco, relatore Iannello) – è condizionato da una posizione di superiorità rinforzata da una visione falsata del suo prestigio pastorale, da un influsso morale, dal fatto di essere considerato dalla vittima una vera e propria “guida spirituale”».
Nell’interpretazione dei giudici romani, dunque, «la qualità rivestita dall’imputato ha facilitato la commissione del reato e, pertanto, la pena va commisurata alla gravità». Di qui l’impossibilità di accogliere il triplice motivo di ricorso con cui l’avvocato Mario Zanchetti aveva sollecitato la riapertura del caso di don Pezzini, accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino del Bangladesh. Secondo la procura milanese (dell’inchiesta si occupò il pm Cristiana Roveda), il sacerdote avrebbe abusato del giovane tra il 2006 e il 2009, approfittando di lui persino quando aveva meno di 14 anni. Molto conosciuto nella comunità omosessuale, dagli anni ’80 animatore di un gruppo di gay credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il Cristianesimo, l’ormai 77enne don Pezzini nel 2010 ha subito anche l’onta delle manette mentre, adesso, si trova agli arresti domiciliari in una comunità monastica sul lago Maggiore. Fin da subito, il sacerdote si era proclamato innocente affermando di non sapere ancora «il perché di tutto questo, ma il racconto fatto dal ragazzo non corrisponde alla verità». Al contrario, però, i giudici non arretrano di un passo perché quella offerta da don Pezzini, scrivono ancora i magistrati della Cassazione, è «un’immagine di totale e disinteressata dedizione al prossimo a priori comunemente riconosciuta in capo a chi ha consacrato la propria vita al ministero di sacerdote dei culto cattolico e dalla quale nella specie è accertato che l’imputato ha tratto vantaggio». Per non parlare del «generale contesto di duraturo tradimento della condizione sacerdotale», rincarano i magistrati della Suprema Corte che puntano, inoltre, il dito sul fatto che «questo tipo di abuso non distrugge solo l’integrità fisica e psicologica del bambino, ma annienta anche la sua dimensione spirituale e il rapporto con la religione: il peso da sopportare è troppo grande, il dolore troppo profondo per riconoscere la causa». Il caso, dunque è chiuso. Senza sconti.
La. Ted.

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