Chiesa e pedofilia

 Sicuramente non saranno i tantissimi innumerevoli casi di violenza sessuale sui minori a mettere in crisi la Chiesa Cattolica, i cittadini fedeli vivono ed assorbono in modo passivo, quasi ipnotico il messaggio religioso inventato e modificato nei secoli. Davanti a qualsiasi evidenza di reato, di abuso, di truffa, vi è solo un silenzio, la speranza che presto non se ne parli più, la chiusura della porta in faccia ad ogni lume di ragione. . È però un dato di fatto che, rispetto a soltanto qualche anno fa, se ne parla molto di più. Anche in Italia. E lo dimostra il fatto che cominciano a uscire libri sull’argomento. Federico Tulli è un apprezzato giornalista del settimanale Left, sulle cui pagine si è occupato a più riprese della questione Chiesa e pedofilia. Ora ha redatto questo libro, diviso in tre parti abbastanza diverse tra loro: una di attualità, una storico-culturale e una di interviste a esperti. La prima è forse la più interessante, perché ricostruisce puntualmente quanto emerso negli ultimi anni, cercando di rispondere alla domanda principe: «Perché ora?». L’autore ritiene che sia in corso un cambiamento, che sta prendendo piede un nuovo modo di intendere il bambino. In parte è vero: l’infanzia è un mondo a cui le società del terzo millennio prestano molta più attenzione di prima. È comunque, a mio parere, anche il frutto di altri significativi mutamenti. Lo stupro non è più banalizzato come accadeva fino a pochi anni fa: ora, con l’eccezione della Santa Sede, è quasi ovunque considerato un reato contro la persona, e questo rende molto più palese che qualsiasi forma di stupro è da considerarsi riprovevole. Forse, è anche il frutto di un atteggiamento diverso da parte dei fedeli, non più disposti a tollerare qualunque comportamento da parte delle loro guide spirituali. E l’introduzione della class action negli Stati Uniti è un altro evento che, oggettivamente, ha favorito l’emergere di molti casi.

La ricostruzione di Tulli parte proprio dagli USA (la seconda nazione al mondo per numero di sacerdoti cattolici, subito dopo l’Italia). Tutto è cominciato là: le prime cause ‘di massa’, l’emergere dei primi insabbiamenti da parte della curia romana, nonché il tentativo di chiamare a processo l’allora cardinale Joseph Ratzinger, ‘provvidenzialmente’ eletto poi papa e quindi esentato, in quanto capo di stato, dal dare testimonianza delle sue (in)azioni. L’atteggiamento dei vertici cattolici nei confronti degli abusi perpetrati da propri rappresentanti non è mai stato di particolare disponibilità: nel migliore dei casi si è cercato di minimizzare il fenomeno, nel peggiore si è arrivati ad attaccare frontalmente chi ha avuto il coraggio di parlarne. La demonizzazione del film Magdalene ne è un esempio: eppure quella pellicola, tanto tacciata di scandalismo quando uscì, in fin dei conti ha fatto soltanto da apripista, portando alla luce solo una piccola parte dei casi scoperchiati negli anni successivi in Irlanda. Chiesa e pedofilia non si sofferma molto sulle testimonianze delle vittime, ma cerca giustamente di scandagliare un fenomeno complesso che non è, ovviamente, soltanto ecclesiastico, e che ha trovato giustificazioni anche in ambienti apparentemente insospettabili (Tulli addita in particolare Freud e Foucault come esempi poco raccomandabili). Ma, almeno finché vi saranno i seminari (peraltro condotti come sono condotti), la Chiesa cattolica sarà inevitabilmente più esposta di altre realtà al rischio di commettere quelli che un magistrato, Pietro Forno, definisce «incesti spirituali», perché commessi da uomini che si fanno chiamare «padri». E che talvolta pretendono, anche durante l’atto stesso, di rappresentare «la volontà di Gesù». Dopo gli Stati Uniti, lo scandalo è esploso ovunque. In Italia se ne parla, ma meno che altrove: non perché manchino i casi, ma perché la stretta censoria sui mezzi di informazione impedisce di affrontare l’argomento così come viene affrontato persino in paesi meno secolarizzati del nostro (per esempio l’Irlanda). Ben vengano, dunque, i tentativi di dare visibilità a eventi criminosi che, solo perché commessi da ecclesiastici, si cerca in ogni modo di ridimensionare.

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