Il vicario difende il prete pedofilo cacciato dal papa: ira del nuovo parroco

Il caso di Marco Mangiacasale, «spretato» da papa Francesco ma in qualche modo difeso dalla diocesi di Como.

 COMO – A togliere il prefisso «don» all’ex parroco reo confesso di violenze sessuali su cinque ragazzine ci ha pensato papa Francesco. La risposta della Diocesi di Como è stata, nell’ordine, il silenzio del vescovo e una «difesa» del prete pedofilo da parte del vicario episcopale. Troppo, per l’attuale guida della parrocchia, don Roberto Pandolfi, che è uscito allo scoperto attaccando duramente i vertici della Chiesa lariana e chiedendo le dimissioni del braccio destro di monsignor Diego Coletti. Marco Mangiacasale, ex parroco di San Giuliano ed ex economo della diocesi di Como, è stato condannato in primo e secondo grado a 3 anni e mezzo per violenza sessuale su cinque ragazzine minorenni. Attualmente è agli arresti domiciliari in casa della sorella. Prima ancora del terzo grado della giustizia ordinaria, il Papa ha preso una decisione irrevocabile e ha «spretato» l’ex sacerdote.

Le famiglie delle vittime hanno chiesto a più riprese una parola chiara del vescovo. Nessuna risposta. In compenso, il direttore del Settimanale della Diocesi monsignor Angelo Riva ha pubblicato sul sito ufficiale della curia lariana un intervento in difesa di Mangiacasale. «Non è un pedofilo, non è malato, non è socialmente pericoloso – è uno dei passaggi del testo -. È un peccatore che ha commesso dei crimini per i quali è stato giudicato. È deprecabile che una certa immagine “mostruosa” dell’imputato abbia finito per diventare di pubblica opinione ben al di là della sua reale consistenza».

Don Roberto PandolfiLa replica dell’attuale parroco di San Giuliano don Roberto Pandolfi, il prete esorcista che ha smascherato gli abusi di Mangiacasale, da sempre vicino alle famiglie delle vittime, è un chiaro atto di accusa contro i vertici della diocesi. «Non so a quale parte della Chiesa di Como si riferisca monsignor Riva – scrive il sacerdote in un intervento pubblicato sul sito della parrocchia -. Forse a quella che frequenta lui, quella dei passi felpati nei sacri palazzi; forse a quella di coloro che pensano che bisogna coprire, nascondere, tacere, che ritengono che lo scandalo non sono gli abusi sessuali di un sacerdote su cinque ragazzine ma l’averli portati alla luce».

Don Roberto porta invece l’attenzione su un’altra realtà. «C’è un’altra Chiesa di Como. Non sta nelle alte sfere, prega e soffre per Mangiacasale, sa benissimo che un prete fa del bene e fa del male, ma sa chiamare le cose con il suo nome. C’è una Chiesa di Como che si mette in riverente ascolto del Papa. Questa Chiesa è fatta di persone normali, di mamme, papà e nonni che hanno a cuore i loro figli, i loro nipoti, i loro preti e le loro parrocchie. Questa Chiesa rifugge inorridita davanti alle acrobazie dialettiche dei teologi moralisti ed è ben capace di distinguere il bene dal male, senza bisogno di dotte lezioni. C’è una Chiesa di Como che non ha paura della verità».

E su questa affermazione, il parroco di San Giuliano arriva a chiedere le dimissioni del vicario. Una richiesta che sottintende una condanna altrettanto dura al vescovo di Como. «Aggiungo, da povero prete “badilante”, un consiglio – scrive il sacerdote -. Quando la propria presenza crea disagio e imbarazzo la persona intelligente si tira da parte. Le dimissioni le può dare anche un vicario episcopale, tanto più se occupa quel posto da oltre dieci anni».

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/14_febbraio_16/vicario-difende-prete-pedofilo-cacciato-papa-ira-nuovo-parroco-d40b5f76-96f6-11e3-bd07-09f12e62f947.shtml

Advertisements