Parla il padre spirituale dei sacerdoti coinvolti nei casi di pedofilia, citato dal medico savonese. “Non avevo capito, adesso vivo nel dolore”.

SAVONA. «Soffro troppo per la nostra chiesa. Per lo scandalo della pedofilia. Porto sulle spalle tutto questo dolore e non ho voglia di parlare. Questa vicenda mi fa ancora oggi troppo male». E un uomo sofferente don Nino Maio, parroco della Villetta, chiamato in causa da Luisa Bonello; il medico savonese che, nell’intervista rilasciata a n-Secolo XIX, ha dichiarato di avere consegnato a Roma, direttamente a Papa Francesco, il dossier sulla pedofilia nella diocesi ligure.

Don Maio, infatti, è stato padre spirituale di don Nello Giraudo, il prete condannato nel maggio 2012 per abusi, mentre ha accompagnato nel suo inserimento nella parrocchia di Celle don Pietro Pinetto, altro sa-cerdote travolto dalla bufera pedofilia, i cui casi di abuso, sono risultati prescritti. E la Bonello, nel suo-“j’accuse” contro monsignor Vittorio Lupi e contro l’atteggiamento da lei definito omertoso della curia, ha citato proprio don Maio, visto che il vescovo le avrebbe impedito di vederlo e di incontrarlo, nonostante fosse un suo riferimento religioso. “Forse qualcuno temeva che il parroco potesse rivelarmi ulteriori informazioni proprio sulla pedofilia?», la domanda che si era posta il medico savonese, cattolica fervente, presente nell’attività parrocchiale, per diversi anni Ministro dell’Eucarestia, oggi sospesa dal ve-scovo.

Il giorno dopo lo scalpore suscitato dall’intervento della Bonello, però, il parroco della Villetta fatica a parlare. «Nemmeno sapevo di essere stato citato. Ne avrei fatto a meno», il suo commento. Ma il dolore gli si legge in faccia, pesante come un macigno.

«Ripeto – dice don Maio, – non ho nulla da aggiungere. Non sto bene, non è facile per chi ama questa Chiesa toccare ancora un argomento di dolore che pesa su tutti noi». Qualche frase per ricordare i giorni in cui aveva seguito Nello Giraudo. «Era impossibile sapere e capire – dice. – Nascondeva perfettamente tutto. Non l’ho frequentato molto. Solo una volta ero andato nella Comuuità di minori che gestiva a Feglino. Avevo sentito nell’aria qualcosa che non mi piaceva. Qualche tempo dopo è scoppiato lo scandalo». Pochi ricordi anche a proposito di don Pinetto. «Il vescovo – dice l’aveva mandato al mio posto alla parrocchia di Celle dove ero parroco e che, per me, era un luogo davvero speciale, dove avevo instaurato un bel rapporto con i fedeli. Lo avevo accompagnato nell’inserimento per un breve periodo, poi l’avevo lasciato e avevo proseguito la mia strada in un’altra parrocchia Non ricordo altro». Parole che don Maio sussurra, quasi non volesse parlare e ricordare. A tormentarlo è la situazione che la città di Savona ha vissuto. «Non posso pensare al dolore delle vittime – dice – senza soffrire anch’io. Per loro quanto per la nostra Chiesa che ha assistito a fatti tanto gravi. Per questo scelgo il silenzio». Ma il dolore è palpabile e l’intervento della dottoressa savonese, che ha consegnato il materiale relativo alla pedofilia savonese a Roma, sembra avere riaperto una pagina dolorosa anche per il sacerdote. Le accuse della Bonello, del resto, risuonano con forza: omertà davanti ai casi di abuso sui minori: episodi noti verso cui non sarebbero stati presi provvedimenti incisivi all’interno della diocesi.

Tanto da spingere la cattolica savonese a bypassare il vescovo, dopo i numerosi tentativi e le richieste di in-tervento, per co-municare i fatti direttamente a Roma, a un alto prelato e poi a Papa Francesco. Con la garanzia che tutto verrà consegnato alla Commissione pedofilia, istituita dallo stesso pontefice. Una estrema ratio a cui molti cattolici pensavano che mai si sarebbe dovuti arrivare. Don Maio non si esprime e, alla domanda se conosca qualcosa che non è ancora stato detto sulle vicende savonesi, scuote il capo. Poi un sospiro, come a recuperare il fiato e la forza per congedarsi. «Certe drammatiche vicende sono state una pugnalata anche per chi era dentro alla chiesa – il commento. – Non è stato facile capire, scoprire, venire a sapere. Ma, soprattutto, non è facile, forse nemmeno è possibile, accettare quello che è accaduto. Il dolore è immenso. Il pensiero va alle vittime e alla nostra povera Chiesa. Lasciatemi nel silenzio, vi prego».

Silvia Campese Secolo XIX Savona

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