L’AVVOCATO DELLA VITTIMA REPLICA: “IL PAPA È GIÀ STATO INFORMATO”

Caso Don Marino Genova. La risposta non si è fatta attendere. L’avvocato Sergio Cavaliere, legale della giovane presunta vittima di abusi sessuali da parte del sacerdote che il vescovo ha già sospeso a divinis, in una missiva replica punto per punto a tutte le accuse che alcuni parrocchiani di Portocannone rivolgono alla sua assistita e precisa che «Una messa in scena presuppone la predisposizione di attività volte a simulare fatti mai avvenuti. Preciso che affermare una messa in scena è una oggettiva diffamazione, della quale rispondere in sede penale e civile» a cui aggiunge:« Papa Francesco è ben al corrente della situazione».

Non sono passate nemmeno 24 ore da quando alcuni parrocchiani di Portocannone con una nota , in cui si firmano genericamente “La comunità parrocchiale di Portocannone”, hanno scritto la loro sul caso Don Marino. Una missiva che secondo il legale della presunta vittima, Sergio Cavaliere, è piena di falsità e ingiurie: « Una messa in scena presuppone la predisposizione di attività volte a simulare fatti mai avvenuti» e ancora «Come può una misteriosa vecchietta (chi?) all’ignaro degli abusi avanzare certezze» e, conclude la riflessione con una precisazione: «Il danno causato alla vittima di don Marino non è quantificabile in misura economica, poiché l’adolescenza rubata di una ragazza particolarmente fragile e segnata da lutti, l’interruzione degli studi e le conseguenze nell’animo non hanno un “prezzo”. Non ci meraviglia che ci sia chi affonda il coltello nelle ferite sanguinanti».

Un grido di ribellione che trova ancor più forza quando Cavaliere puntualizza che «Papa Francesco è ben al corrente della situazione. In ben tre distinte occasioni è stato informato dalla vittima: in due occasioni la vittima si è recata in Vaticano per consegnare la documentazione ed in una occasione l’ha fatto pubblicamente, direttamente nelle mani di papa Francesco. E da papa Francesco la vittima e la Rete l’ABUSO, con cui ci siamo assunti l’onere di occuparci del caso, si aspettano fatti conseguenti e non parole di commiserazione».

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Alessandro Corroppoli
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