Chiesa e omertà, in rete le accuse alla diocesi sulla vicenda di don Marino

 TERMOLI. “Carbone per il vescovo De Luca”, lo dice su facebook il cittadino Giuseppe De Gregorio. Non sappiamo quanto sia reale ed esistente questo utente, sta di fatto che da alcuni giorni posta e ri-posta link in merito alla stessa faccenda: quella di don Marino Genova, accusando il Vescovo quasi di “aver affossato la questione”.

Insomma, non è che stiamo a difendere alcuno o a prendere le parti di altri ma una sospensione e un allontanamento del sacerdote è quanto maggiormente poteva fare monsignor De Luca. Chiedere “teste e verità” non spetta a nessun altro se non alla legge che, a dire il vero, può ambire alla ricerca della giustizia e lo starebbe già facendo. Accuse rientrate, casi non appurati, sentenze appese sono all’ordine del giorno e i “preti non sono il male” come in molti, marciando su questi episodi, vogliono far credere.

Per dirla tutta, il tribunale della gente ha già fatto le sue mosse. La prudenza è d’obbligo e a scendere in campo per “sostenere le vittime” c’è anche Nunzia Lattanzio … ma non è che si corre troppo?

Intanto, dopo la pubblicazione del nostro articolo sulla faccenda, a cascata si sono moltiplicasti gli interventi sul web e la stessa rete “L’abuso”, che da qualche mese sta seguendo questo caso, ha avanzato attraverso il suo portale “un appello alle vittime, a chi crede e a chi non crede nelle accuse fatte a don Marino Genova”.

“Mi rivolgo alle eventuali altre vittime – scrive il portavoce Francesco Zanardi – l’invito è quello di farsi avanti e di uscire allo scoperto. Non abbiate timore, non abbiate vergogna perché non è la vittima che deve avere vergogna nel denunciare un abuso subìto. Sono una vittima a mia volta e comprendo quanto non sia facile, ma la denuncia di casi come questo integra un alto senso civico perché limita o impedisce che si producano altre vittime. Al tempo stesso esternare il trauma aiuta chi lo ha subito ad uscire dallo stato di vittima e diventare un sopravvissuto, ovvero una persona che impara a convivere ed elaborare il trauma, cioè smette di subirlo e riesce a recuperare una vita normale. L’invito è quello di rivolgersi alle autorità civili, se non vi sentite di farlo da soli siamo volentieri disponibili  ad affiancarvi e supportarvi anche legalmente. Per il Molise il contatto mail è molise@retelabuso.org.

L’appello che invece vorrei rivolgere alla popolazione, sia quella che crede nella colpevolezza, che quella che crede nell’innocenza del sacerdote, è di non demonizzare né la vittima, né il carnefice ed attendere quello che dirà la giustizia civile che attualmente si sta occupando del caso. Mettere alla gogna chi è coinvolto non è di alcun aiuto.

http://www.termolionline.it/137688/chiesa-omerta-rete-le-accuse-alla-diocesi-sulla-vicenda-don-marino/

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