Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

Le dinamiche sembrano ripetersi, forse stiamo riuscendo a svelare anche all’opinione pubblica un’altra grande menzogna della chiesa, la seconda.

La prima, quando le gerarchie vaticane, limitandosi ai vescovi, difronte alle denunce delle poche vittime offrivano il loro cordoglio, affermavano increduli di non sapere, dicendo alla vittima che era la prima volta che qualcuno denunciava quel prete. Promettevano provvedimenti, che però nessuno ha mai visto, i preti venivano sistematicamente “spostati”, ovvero si permetteva loro di continuare ad abusare di minori innocenti, solo che lo facevano in un’altra parrocchia, spesso vicino alla precedente.

La seconda, è che non solo le diocesi sapevano ma anche le più alte gerarchie vaticane sapevano, persino il Papa. Il primo caso documentato in Italia è quello di Savona, anche quello documentato da LE IENE nel marzo di quest’anno.(GUARDA IL VIDEO)

Nella foto, la lettera che dimostra che il Cardinale Domenico Calcagno nel 2003 Vescovo di Savona-Noli, aveva avvisato il Cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, poi, diventato Papa Benedetto XVI. Si scoprì successivamente che la vicenda di don Nello Giraudo era ben nota alle gerarchie vaticane dal 1980, l’anno in cui prese i voti. Lo sapevano da subito, ma malgrado le denunce arrivate immediatamente alla curia, nessuno mai è intervenuto per 30 lunghissimi anni, malgrado le decine di vittime.

Anche a Ferrara, come a Savona e in molte altre località italiane, sta emergendo che le segnalazioni non si fermavano al vescovo, ma arrivavano anche ai cardinali e alle più alte gerarchie, come da manuale.

Si perchè un manuale esiste, si chiama Crimen Sollicitazionis, una direttiva vaticana interna del 1922, applicata successivamente in tutto il mondo nel 1962, attualmente in vigore in Italia. Sono state apportate delle modifiche nel 2012 ma sostanzialmente il documento resta invariato.

Redazione

Da ESTENSE.COM quotidiano on-line di informazione ferrarese

Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

Erano stati informati della vicenda anche monsignor Negri e il predecessore Rabitti.

Anche papa Ratzinger avrebbe dovuto sapere. Così come sapeva il predecessore di monsignor Luigi Negri, l’allora vescovo di Ferrara, Paolo Rabitti. Lo stesso Negri, nonostante affermi diessersi “responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene””, in realtà era stato già informato il 13 aprile tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria. Informati, insomma, di quella storia emersa ora grazie al racconto del figlio di una madre stuprata a 14 anni e messa incinta dal prete del paese.

E’ una storia sbagliata, di quelle, per dirla con le parole di De Andrè, “da dimenticare”. Ma Erik Zattoni e sua madre, violentata nel 1980 da un prete all’epoca 54enne, non ce l’hanno proprio fatta a dimenticare. Erik cerca giustizia per lei, per se stesso, per quel padre vestito di nero che ha riconosciuto la paternità solo dopo essere stato messo con le spalle al muro dal test del dna. Una storia che Erik ha svelato alle telecamere de Le Iene decidendo di renderla pubblica, raccontandola anche alla Rete Nazionale L’Abuso, una onlus nata dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili che hanno formato una rete di supporto alla quale le stesse vittime possono rivolgersi.

Il caso di Erik e di sua madre ha ovviamente preso posto sulla home page della onlus, con tanto di documentazione che rivelerebbe come la chiesa e le sue alte sfere fossero a conoscenza di quanto avvenuto.  Quando negli anni ’80 accadde tutto questo, infatti, Ratzinger era prefetto e avrebbe dovuto sapere della vicenda (e in ogni caso Erik gli scrisse, senza ottenere risposta), in quanto i vescovi sono obbligati a informare la Congregazione della dottrina per la fede, come ha effettivamente fatto il precedente arcivescovo di Ferrara, Paolo Rabitti, con una lettera datata 26 novembre 2012. Lo si evince dalla missiva che la stessa congregazione invia a monsignor Negri con data 13 aprile, in cui, riscontrando la lettera di Rabitti, si invita il vescovo ad “ammonire formalmente il chierico […] e ad accompagnare lo stesso nell’intrapreso cammino penitenziale”, ma anche “a sollecitare il reo, nei limiti del possibile, ad assumersi, sia pur tardivamente, le proprie responsabilità di padre nei confronti del sig. Erik Zattoni, quantomeno sotto l’aspetto affettivo e morale” e “a comunicare quanto sopra al denunciante, prodigando al medesimo le dovute attenzioni pastorali e caritative”.

E’ una storia sbagliata, certo, sulla quale il silenzio che si è abbattuto come un macigno ha pesato per troppo tempo sulla vita di una famiglia normale.

http://www.estense.com/?p=335670

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