“Difficile curare i preti pedofili in un ambiente ecclesiastico”

Il parere del professor Maurizio Marasco, docente di Psicopatologia forense alla Sapienza di Roma

MILANO – La psichiatria accademica tende a minimizzare le possibilità di recupero per i soggetti che abusano di minori, soprattutto se non curati precocemente, e tende ad escludere l’efficacia riabilitativa di qualsiasi trattamento farmacologico, compresa la castrazione chimica. La pedofilia non è una malattia mentale, ma piuttosto un disturbo abnorme del comportamento sessuale che di solito emerge durante lo sviluppo evolutivo, in età prepuberale.

“Il pedofilo non è un malato di mente e conserva la capacità di rendersi conto del valore o disvalore delle proprie azioni”, spiega lo psichiatra Maurizio Marasco, professore di Psicopatologia forense all’università “La Sapienza” di Roma. “Quando compiono l’atto, questi soggetti sono molto attenti nell’occultare la propria azione sessuale. Sono astuti e abili nel nascondere tutte le prove a loro carico e sanno benissimo che stanno commettendo dei reati”.

Il professor Marasco spiega di aver incontrato, in qualità di perito nominato dal tribunale, preti accusati di molestie sessuali su minori: “Per esperienza ritengo che i soggetti che sono protagonisti di questi comportamenti si sono avviati verso il sacerdozio con personalità già deviate fin dal loro processo evolutivo. Nei rari casi in cui i disturbi si manifestano dopo l’ordinamento, probabilmente c’è un’immaturità dal punto di vista psicosessuale”.

Sembra che la medicina ufficiale ignori le strategie di sostegno attuate dai Padri Venturini. Nonostante queste comunità religiose si avvalgano anche di specialisti laici, tutto rimane sotto uno scrupoloso riserbo. “Posso immaginare che questi soggetti vengano sospesi dal sacerdozio e inviati in una comunità per essere sottoposti a cure”, prosegue il professor Marasco, “Ho qualche dubbio però che in un ambiente chiuso come quello ecclesiastico si possano ottenere buoni risultati. Inoltre affidare questi soggetti a psicologi che vengono dallo stesso ambiente, mi lascia perplesso”. Poiché i sacerdoti, psicologo e paziente, condividono lo stesso mondo e la stessa morale, il terapeuta, anziché mantenere una posizione neutra, tenderà a esercitare il giudizio e a far emergere il senso di colpa, piuttosto che la consapevolezza delle proprie pulsioni. Sulle possibilità di reinserimento dei pedofili nel loro ambiente, Marasco è categorico: “Ho enormi riserve sul reintegro dei sacerdoti pedofili in un contesto che li esponga a contatti con minori. Nei soggetti adulti la possibilità di debellare questa anomalia del comportamento è minima, per non dire nulla. Il rischio che si riattivi è altissimo”.

Il professor Marasco spiega che, in linea di massima, i soggetti pedofili non accettano spontaneamente una terapia di tipo psichiatrico. Senza questa volontà la psicoterapia non può essere efficace. Il pedofilo non vuole uscire dalla sua situazione perché da essa trae gratificazione. Nel sistema sanitario italiano, soprattutto in quello pubblico, non ci sono centri in grado di accogliere questo tipo di casi. Una volta uscito dal carcere il pedofilo rimane un soggetto pericoloso. “Sarebbe utile, come succede ad esempio in Svizzera, che si costituissero dei centri che possano aiutare i pazienti ad inibire i propri impulsi in modo da non compiere l’atto”, continua lo psichiatra.”Oltre a questa mancanza In Italia c’è un rifiuto anche da parte di molti miei colleghi a curare soggetti che hanno un disturbo così sgradevole, per usare un termine elegante. C’è un rifiuto davanti ad azioni così degradanti. La terapia dovrebbe cominciare subito: il carcere non deve essere solo un luogo di afflizione, ma deve avere un ruolo nella riabilitazione. Rimessi in libertà questi soggetti dovrebbero essere inseriti in comunità e trattati con psicoterapie cognitive e relazionali per evitare il ritorno di comportamenti deviati, anche se l’alterazione rimarrà comunque sempre latente: fa parte dello stile di vita del soggetto ed è molto difficile sradicarla”.

24 luglio 2013

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/07/24/news/preti_pedofili-62446106/

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