Contro don Camaldo ordito un complotto

Contro don Camaldo ordito un complotto

ROMA – Si è trattato di «un vero e proprio sordido complotto al fine di destare scandalo con risonanza potenzialmente mondiale per il coinvolgimento finanche dei più stretti collaboratori della Curia romana e, indirettamente, del Sommo Pontefice». Sono le parole con le quali il gip Morgigni ha definito le dichiarazione dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, già condannato a cinque anni per reati di pedofilia, adesso nuovamente tratto in arresto perché il magistrato lo ha ritenuto autore di dichiarazioni false, denigratorie e calunniose. Tra le persone vittime di queste sue dichiarazioni, anche Monsignor Franco Camaldo, il cui nome – insieme a quello di altri prelati – è stato ingiustamente coinvolto, su alcuni organi di informazione a diffusione nazionale, in vicende orribili legate alla commissione di fatti di pedofilia. Gli stessi crimini contro i quali ripetutamente si è levata la voce del Pontefice, Papa Francesco, così come avevano fatto i suoi predecessori, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

Per Monsignor Camaldo (della Diocesi di Roma, decano dei cerimonieri del Papa, che da settembre lascerà l’incarico per limiti d’età) sono stati giorni di grande sofferenza, quelli in cui il suo nome è stato associato alle inchieste in corso sui fatti di pedofilia che, secondo le dichiarazioni dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, vedevano coinvolti esponenti del clero romano. A mitigare le ingiuste insinuazioni di Poggi, le attestazioni di affetto e di amicizia che Monsignor Camaldo ha ricevuto durante il suo calvario sia da parte delle alte sfere vaticane che dagli amici e dai fedeli della sua «patria» d’origine: Lagonegro, centro della Basilicata Sud.

Monsignor Camaldo, tramite i suoi legali, aveva già affermato con decisione che «le asserzioni dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, perché infondate e non sorrette da alcun minimo riscontro oggettivo, non hanno determinato nessuna iscrizione nel Registro degli indagati di monsignor Camaldo, come categoricamente affermato dal Procuratore Capo della Repubblica di Roma, il quale ha rimarcato, per l’appunto, che nessuna attivazione vi fosse stata in conseguenza di quell’esposto. Tanto a riprova che trattavasi di gratuite notizie calunniose». Il procuratore infatti «ha smentito categoricamente che sacerdoti della Diocesi di Roma siano indagati per pedofilia “sulla base della denuncia dell’ex prete Patrizio Poggi”».

Peraltro, aveva specificato il legale del prelato, «già nella giornata del 26 giugno 2013, il Cardinale Vallini, sull’organo di stampa di Vicariatus Urbis», censurando altri servizi giornalistici relativi alla vicenda, aveva fornito «solari argomentazioni con cui far intendere quanto calunniose possano essere le notizie sparate nel mucchio, in maniera generalizzata, mettendo sullo stesso piano soggetti che meriterebbero di essere sanzionati ed altri dalla specchiata condotta cui, non a caso, il Cardinale Vallini esprimeva la massima solidarietà e vicinanza. Soprattutto l’Alto prelato evidenziava la pressocché nulla attendibilità di un denunciante, l’ex sacerdote Patrizio Poggi, già condannato a cinque anni per reati di pedofilia, non a caso sollevato a divinis dallo stato clericale».

Peraltro, a dire dell’avvocato Pescano, bisogna considerare «la contrariatissima riflessione del Cardinale il quale, opportunamente, si interrogava sul perché Poggi, in tutti i colloqui avuti con lui, in carcere e in ambiente vaticano, non avesse mai sentito il bisogno di denunciare i suoi ex confratelli». Adesso tutto è chiaro. Il calunniatore è in carcere e, accertata la verità, monsignor Camaldo può recuperare la serenità.

13 Luglio 2013

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