Terni, Diocesi senza pace: don Bizzarri sospeso, ‘moderatore’ già oggetto di attacchi e tanti veleni

Spunta la pista che conduce alla potente associazione dei ‘neocatecumenali’, molto legata all’ex vescovo Vincenzo Paglia

di Marco Torricelli

Una questione di famiglia, in fondo. O di famiglie. E non c’è nessuna ironia. Perché la storia ruota, anche, intorno a rapporti di parentela stretta. Vera. Tipo padri e figli, per capirci. Ma è stata in piedi anche perché, sulla famiglia e sulla sua importanza, c’è stato quello che potremmo definire qualche fraintendimento.

Il tribunale religioso Tanto che a Perugia, dove ha sede il tribunale ecclesiastico regionale, e nella diocesi di Terni si sta indagando e «per motivi precauzionali – dicono dal tribunale – e a sua stessa garanzia», si è chiesto amonsignor Roberto Bizzarri «di astenersi dallo svolgere le normali mansioni», che poi sono quelle di giudice dello stesso tribunale. Quello, se non fosse chiaro, che decide sulle istanze di annullamento dei matrimoni e molte delle quali sarebbero state gestite con modalità sulle quali «il personale religioso, coadiuvato dai legali – spiegano – sta svolgendo un’accurata ricostruzione ed è evidente che solo alla fine di questi esami si potrà esprimere una valutazione».

Il tribunale laico Intanto continuano a crescere di numero, e di contenuti, i faldoni sui quali sta lavorando la procura della repubblica di Terni e che si ricollegano alle tante vicende che, negli anni, hanno portato al pesante indebitamento della diocesi. Le carte – che testimoniano di un vorticoso giro di fatture, tra committenti, ditte e fornitori, sulle quali le cifre riportate spesso non corrispondono a lavori effettivamente svolti e a materiali realmente acquistati – dicono che solo per i lavori realizzati in tre chiese si sarebbero spesi cinque milioni di euro. Non è difficile capire, insomma, come si sia riusciti a dissestare il bilancio diocesano. A vantaggio di altri.

Neocatecumenali Ma nella diocesi di Terni c’è un’altra questione aperta, strettamente collegata a molte di quelle relative al dissesto e che riporta a monsignor Bizzarri. Che risulta ancora essere anche ‘delegato vescovile per il cammino neocatecumenale’ e ‘codirettore della commissione di pastorale familiare’. E qui la faccenda si fa intricata e, pure, controversa. Perché questa associazione, sempre molto concentrata sul ruolo della famiglia e sempre molto cara all’ex vescovo, Vincenzo Paglia (che, va ricordato, attualmente è presidente proprio del Pontificio consiglio per la famiglia) viene spesso accusata – soprattutto la pastorale familiare – di aver sempre avuto fin troppo potere, all’interno della diocesi.

La ‘decima’ Un potere che deriverebbe, anche, da una disponibilità economica non trascurabile, visto che ciascun membro è tenuto a versare, ogni mese, il 10% dei propri guadagni alla comunità, con un atto che, in gergo, si definisce ‘dare la decima’. La pratica, per la verità, non è citata nello statuto dell’associazione, ma non è mai stata negata dai suoi vertici: «Non è giusto fare di ogni erba un fascio – racconta chi si è staccato dall’associazione – perché io ci ho trovato persone per bene, credenti devoti, ma anche molti soggetti che lucrano sulla generosità e l’ingenuità di molti». Tanto da creare un costante flusso di denaro che, negli anni, è circolato come un fiume carsico – comparendo e scomparendo magicamente – nelle stanze di piazza del Duomo.

Il moderatore Anche su questo sarà chiamato a sollevare il velo don Franco Fontana, a cui monsignor Ernesto Vecchi ha chiesto aiuto, chiamandolo a Terni e affidandogli l’incarico di ‘moderatore di curia’. Ufficialmente il suo mandato inizierà il 1° agosto, ma il fidato collaboratore di monsignor Vecchi (che è anche coordinatore nazionale dell’animazione missionaria e vice presidente del volontariato internazionale per lo sviluppo), si è già messo all’opera, tanto da suscitare già le prime reazioni infastidite.

I veleni «Lo sapete che don Franco Fontana è stato indagato per falsa testimonianza, per aver cercato di coprire un prete sospettato di aver molestato una bambina?», sibila con malcelata soddisfazione chi non ha gradito che dalla diocesi si provasse a soffiar via la polvere. La storia avvenne ad Arese, quattro anni fa, e finì con un sacerdote condannato a due anni e mezzo di carcere, mentre don Franco Fontana, che era stato inviato sul posto come ‘ispettore’ venne sospettato di aver tentato di insabbiare la cosa. Aspettarsi qualche colpo basso, insomma, è il minimo.

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