L’ennesima operazione di facciata della Curia. Si sposta l’attenzione su un caso senza condanna per sminuire il problema. E intanto chi difende i bambini?

Dall’indagine a “Tutto campo”, all’assoluzione per acclamazione.

Una scena già vista molte volte nel triste teatrino della Diocesi di Savona. Accadde lo stesso con Barbacini nel 2004, difeso a spada tratta da tutti malgrado fosse stato sorpreso in flagranza di reato. Accadde con Giraudo: anche in quel caso, malgrado la quantità di documenti in loro possesso da anni, la Curia negò fino alla sentenza e malgrado quella, ancora oggi minimizza. Adesso la storia si ripete con Pietro Pinetto, denunciato ufficialmente nel 2010 al Vescovo e alla magistratura da Rete L’ABUSO, alla quale alcune delle vittime si erano rivolte al fine di portare la loro testimonianza e intervenire, senza troppi clamori mediatici e dietro la tutela dell’associazione.
All’incontro alla libreria UBIK rifiutammo pubblicamente le scuse rivolte alle vittime dal Vescovo Lupi durante la festa patronale in quanto quelle stesse scuse erano l’ennesima bugia, l’ennesima operazione di facciata “per preservare l’immagine della Chiesa”, una nuova e triste dimostrazione che nelle omertose stanze della Diocesi nulla voleva o poteva cambiare, nella sola speranza che i giornali non ne parlassero troppo. L’opposto di quello che da anni denunciamo alla Curia savonese, chiedendo trasparenza e “basta omertà!”
Oggi queste vittime si stanno esponendo in prima persona per denunciare pubblicamente, ma soprattutto per smentire la linea palesemente disonesta della Diocesi savonese che in questi ultimi anni non si è risparmiata proprio nulla in materia di garantismo nei confronti dei pedofili, senza avere però mai alcun riguardo per le potenziali vittime, senza soprattutto alcuna compassione e onestà nei confronti di chi vittima la è stata. Su Pietro Pinetto ci sono le denunce di vittime prescritte dalla legge civile, ma dobbiamo ricordare come ha sottolineato la Diocesi nel suo comunicato stampa, che per il Codice Canonico questi crimini non hanno prescrizione.
E’ triste constatare come anche in questo caso si tenda a minimizzare in modo sistematico il grave profilo che emerge dai dati certi e molto recenti, attirando l’attenzione su un caso dove non si hanno sentenze della magistratura. Si promette rigore ma in realtà, come abbiamo denunciato pochi giorni fa, non viene intrapresa alcuna azione malgrado le testimonianze, facendo finta che le vittime di Giraudo (ben 5 quelle uscite allo scoperto nella trasmissione Le Iene) non esistano più. Si fa finta di non ricordare che sempre in questa Diocesi esiste anche la condanna di Giorgio Barbacini. Non si vuole ammettere che esiste un problema in questa Diocesi, un problema grave che colpisce il corpo e l’anima di bambini indifesi, e che siamo noi adulti, civilmente e con onestà, a doverlo affrontare e risolvere. Quello che sta accadendo per l’ennesima volta diventa un pericolo a livello sociale, i savonesi coinvolti non sono così pochi e in questo momento stanno anche reagendo, perche non vedono nulla di serio all’orizzonte tranne tante promesse, le stesse che hanno permesso fino a ieri che i sacerdoti pedofili savonesi continuassero ad agire indisturbati e che i Vescovi potessero omettere le proprie responsabilità e  venir meno ai propri doveri morali, rispondendo “non ci siamo mai accorti”.
Vale il principio giuridico “non potevano non sapere”.
Noi vittime non abbiamo mai avanzato alla Curia richieste di risarcimenti, ma solo la richiesta di allontanare quei sacerdoti di cui sono state accertate le tendenze pedofiledalle potenziali vittime, e per fare in modo che questo accadesse abbiamo portato la nostra personale testimonianza al Vescovo, il quale però ha scelto di non intervenire e in alcuni casi addirittura di prendersela con le vittime.
Ci siamo sempre battuti in modo civile e non violento e questo continueremo a fare. Chiediamo ai cittadini e ai mezzi di informazione, i quali ci sono testimoni delle promesse fatte dal Vescovo lo scorso 18 marzo e  mai mantenute, a non sottovalutare (come sembrerebbe stia accadendo) quello che testimonia il recente passato, a dare voce a questa campagna di civiltà e giustizia, la quale chiede soltanto di impedire  che ci siano altre vittime.
Il portavoce di Rete L’ABUSO
Francesco Zanardi
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