Ombre sul rettore del seminario nelle lettere di un parroco al vescovo

Il predecessore di don Ravagna lo accusa di rapporti omosessuali
con un 24enne. La diocesi: «Equivoco chiarito con indagine interna»

di Andrea Alberizia

Due lettere l’hanno accusato di essere invischiato in uno scandalo omosessuale interno agli ambienti ecclesiastici ravennati, una terza lettera ha scagionato il prelato. Don Giansandro Ravagna – per la comunità religiosa cittadina semplicemente don Sandro, per cinquant’anni parroco della chiesa di San Biagio dove rimane tuttora in veste di sacerdote emerito e oggi vittima di una presunta estorsione ancora a sfondo omosessuale (vedi articoli correlati) – è stato al centro di un’indagine interna alla diocesi di Ravenna-Cervia aperta e chiusa tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Ravenna&Dintorni è venuto in possesso di una delle due lettere indirizzate a monsignor Giuseppe Verucchi, a quel tempo arcivescovo, in cui si chiedevano le dimissioni del prete dall’incarico di rettore del seminario che riveste dal 2008.

Don Alvaro Marabini

«Il fatto è accaduto qualche anno fa ma il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità per un sacerdote. Sono a chiederle ancora una volta di invitare il rettore a rassegnare le dimissioni». Sono i passaggi più espliciti della lettera che don Alvaro Marabini, predecessore di Ravagna al seminario, scriveva nel gennaio 2010 a Verucchi perché risolvesse «l’affare rettore»: nel 2008 la guida dell’istituto ecclesiastico era passata nelle mani di Ravagna, tornato di nuovo al vertice del collegio dopo l’esperienza come rettore alla fine degli anni Settanta quando a nominarlo fu il vescovo di allora, Ersilio Tonini, oggi il più anziano cardinale vivente e tra i destinatari della missiva firmata da Marabini. Oltre a quelli di Verucchi e Tonini compare il nome di Luigi Amaducci, arcivescovo emerito. In buona sostanza le massime cariche, per notorietà e blasone, della Curia bizantina.

«Abbiamo visto la Chiesa ferita, temiamo per la formazione dei seminaristi – si legge ancora nella lettera –. La coscienza non ci ha permesso di continuare a nascondere». I toni non sembrano lasciare dubbi sulla gravità delle circostanze. Al punto che nei due mesi precedenti don Marabini ha già inviato un’altra comunicazione scritta ma soprattutto ha già avuto due incontri di persona con Verucchi: «Durante il nostro colloquio abbiamo colto sul suo volto tanta sofferenza e sgomento, quella stessa sofferenza che ha preso anche noi facendoci passare notti insonni».

Don Giansandro Ravagna

Nella lettera non si fa riferimento a circostanze precise ma Ravenna&Dintorni, è in grado di ricostruire i dettagli. Marabini ha segnalato al vescovo presunti episodi di rapporti omosessuali avvenuti dieci-quindici anni prima tra Ravagna e un giovane parrocchiano all’epoca dei fatti 24enne, episodi appresi attraverso colloqui con un altro parroco amico del giovane. «Tutto un fraintendimento – spiega Enrico Maria Saviotti, avvocato della diocesi, disponibile a una dettagliata spiegazione –. C’è stata un’accurata indagine interna e si è verificato che non è accaduto nulla di quanto temuto. Il fascicolo è stato inviato anche a Roma. Abbiamo una lettera della presunta vittima che smentisce ogni circostanza». Lettera che il legale afferma essere dell’8 gennaio 2010 ma di non poterla mostrare per rispetto delle persone coinvolte.

Attenzione alla data. La seconda missiva di Marabini, quella in nostro possesso, è datata 16 gennaio di tre anni fa. Cioè una settimana dopo il documento che per la diocesi ha chiuso la storiaccia. Marabini non ancora informato? In realtà sembrerebbe più che altro non ancora convinto: «È uscito dal seminato», dice senza mezzi termini Saviotti alzando gli occhi al cielo. E se non è arrivata una querela, lascia intendere l’avvocato, è solo per la misericordia della Chiesa.

Due lettere scritte da un parroco al vescovo tra il 2009 e il 2010 gettano l’ombra dello scandalo omosessuale all’interno della diocesi bizantina. La Curia smentisce sostenendo si tratti di un equivoco chiarito

Non parla mai di questione conclusa Marabini quando lo incontriamo nella sua parrocchia. Lasciato l’incarico di rettore, nel 2008 è stato trasferito ad Argenta, in provincia di Ferrara ma entro i confini della diocesi ravennate. Al termine della prima messa del mattino, domenica 17 marzo, si avvia verso la canonica accompagnato dal suono delle monete nel cestino delle offerte che ha raccolto ai piedi dell’altare. Quando ancora non sa che abbiamo la lettera prova a sminuirne il contenuto ma quando gli mostriamo il testo e leggiamo gli stessi passaggi che testimoniano la sua vivida preoccupazione di appena tre anni fa, ricordandogli che «il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità», non può fare altro che confermare di averla scritta ma di non avere altro da aggiungere: «Sono un figlio della Chiesa – dice con tono pacato –. Cerchi di capire il mio obbligo di obbedienza, non posso dirle nulla. Ho raccontato le mie preoccupazioni ai miei superiori e quello è ciò che dovevo fare».

Non risponde alle nostre domande ma una la fa lui a noi: «Lei come ha avuto la lettera?». E sulle mancate dimissioni di Ravagna? «Posso solo immaginare che il vescovo avrà fatto le sue verifiche, avrà molto pregato e anche io ho molto pregato». Accenni alla conclusione dell’indagine? Nessuno.

Lo scorso novembre – quando il vescovo ausiliare di Reggio Emilia, Lorenzo Ghizzoni, venne nominato successore di Verucchi – un quotidiano emiliano, La Nuova Prima Pagina, scriveva così dell’incarico che lo attendeva: «La diocesi negli anni scorsi ha vissuto non pochi scandali legati alla presenza in seminario di sacerdoti dalla dubbia moralità e in diocesi di preti apertamente omosessuali, con alcuni casi molto incresciosi e persino l’intervento di un visitatore apostolico che di fatto fece rimuovere il rettore». Il visitatore, una sorta di commissario straordinario inviato dal Vaticano, intervenne durante il rettorato Marabini (2000-2008). Ma Saviotti smentisce che quella visita abbia influito sul cambio al vertice del collegio: «Si è trattato solo di un normale avvicendamento».

A quel tempo si sparse addirittura la voce della chiusura della struttura. In occasione della giornata seminariale del 2009 fu Ravagna a sgombrare il campo dalle dicerie: «I ravennati hanno avuto un’informazione sbagliata». E spiegò che era solo una questione di razionalizzazione delle risorse: i seminaristi studiano a Bologna e tornano a Ravenna nel finesettimana per ritrovarsi nelle comunità dove alla fine degli studi svolgeranno la loro missione».

24 – 03 – 2013

http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/36720/ombre-sul-rettore-del-seminarionelle-lettere-di-un-parroco-al-vescovo.html

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