La vittima, Don Rocco, sacerdote di frontiera a Tor Bella Monaca

Perseguita il prete, allontanata dalla chiesa e indagata per stalking

La vittima, Don Rocco, sacerdote di frontiera a Tor Bella Monaca

di Adelaide Pierucci

ROMA – Divieto di avvicinarsi alla parrocchia e di comunicare col prete, telefonicamente, via sms e sul web. E’ dovuta intervenire la magistratura per fermare una stalker invaghita del suo sacerdote. Un incubo per Bella Monaca, benvoluto da tutti e vittima dal gennaio 2012 dell’assillo di una fedele.

La donna, un’impiegata di 41 anni, in un’escalation di passione ha cominciato a seguirlo, a tempestarlo di telefonate e messaggini, a fare irruzioni in canonica, a citarlo sul suo blog e a inviare lettere ad altri parrocchiani, fino a sedersi al primo banco durante la messa, usando metodi sempre più ossessivi, offensivi e minacciosi. Il sacerdote prima aveva preferito farsi sostituire alla messa, poi era anche finito al pronto soccorso in preda alle palpitazioni. E alla fine, estenuato, aveva deciso di denunciare la donna. Lo ha fatto nel settembre 2012. La procura di Roma si è subito attivata con una serie di interrogatori. E, nei giorni scorsi, è arrivata la svolta con l’allontanamento disposto dal giudice. Le indagini sono state fatte dai carabinieri di Tor bella Monaca e dalla polizia postale.

LA DENUNCIA
«Non ce la facevo più e ho affidato ad altri la soluzione del problema, ma preferisco non parlarne», ha detto ieri don Rocco. Il gip Nicola Di Grazia, su richiesta del pm Vincenzo Barba, ha disposto una misura cautelare nei confronti della donna intimandole di stare alla larga dal prete e dalla chiesa di Sant’Edith Stein. Due le accuse contro l’indagata: stalking e diffamazione.

Con ostinatezza avrebbe assillato il sacerdote in modo da «ingenerare nello stesso – come scrive il gip – un fondato timore per la sua incolumità e causandogli un perdurante e grave stato di ansia e di paura tanto da indurlo, in due circostanze, a ricorrere alle cure del pronto soccorso. Costringendo altresì lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita come farsi più volte sostituire nelle celebrazioni della santa messa in considerazione della presenza dell’indagata, in prima fila, fra i banchi della chiesa. O evitare di indire assemblee pubbliche al fine di evitare dissidi nella comunità parrocchiale.

Ovvero richiedere ad alcuni parrocchiani di “scortarlo” nelle sue attività». Eppure la donna non si rassegnava e, quando il sacerdote, con garbo, cercava di allontanarla si ostinava a frequentare una parrocchia, fuori dalla sua circoscrizione.

I TABULATI
Dai tabulati sono state conteggiate 400 chiamate in un anno dal cellulare della donna a quello del sacerdote che era reperibile anche per le estreme unzioni e non poteva spegnere l’apparecchio. Telefonate per lo più mute, che arrivavano anche a casa. Poi, un’infinità di sms, spesso allusivi o offensivi. Ma era sul blog che la fedele si sfogava meglio contro il sacerdote, parlando di «Uccelli di rovo» o dipingendo come una «Una cupola mafiosa» il giro dei collaboratori del prete, dai catechisti al viceparroco, pure loro vittime indirette. Sul web l’indagata offendeva la reputazione di don Rocco e dei suoi collaboratori, indicandoli «facenti parte di una cupola mafiosa che, anziché manifestarsi come accogliente nei confronti della comunità parrocchiale, tenderebbe asseritamente a escludere chi, come lei, non risulta in linea con la parte offesa».

L’OSSESSIONE
Don Rocco non si sentiva più libero. La signora infatti «riusciva a impedire lo svolgimento sereno e ordinato della sua vita e del suo lavoro, senza alcuna remora e rispetto neanche del luogo di culto». Il gip nell’atteggiamento della donna ha ravvisato aspetti ossessivi e un concreto pericolo di recidiva. Da qui la decisione di tenere la fedele alla larga dalla chiesa per mettere fine all’azione persecutoria, architettata su più piani e anche via web. Il sacerdote un paio di volte non ha retto: in ospedale gli hanno diagnosticato forti palpitazioni.

Venerdì 22 Marzo 2013 – 08:06

http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/perseguita_prete_roma_donna_ingata_don_rocco/notizie/260033.shtml

giovedì 17 gennaio 2013
Le scuse di don Rocco Massimiliano Caliandro
Caliandro aspetto le tue scuse PUBBLICHE e non l’AVVENIRE dentro la cassetta postale!!!

Me le devi! Ti sei schierato contro di me con chi mi ha aggredita dentro la tua parrocchia, ieri l’ho detto ad un sacerdote, è rimasto allibito, dice che i preti non si schierano mai ma sono preti di tutti i figli di Dio tu sei con Dio o con Satana?

Sai un prete orgoglioso come e’ lui, quando le fa le dovute scuse?: l’anno del cazzo!
Ossia l’unica cosa che sa fare. Decisioni puntualmente del cazzo. Dalla parte dell’interesse e mai del giusto. Giusto Vendola può votare uno così.

La vendetta un sentimento buono o cattivo?

Di solito, non ho interesse a vendicarmi di un qualche torto subito. Però, c’è un però. Nella vita le vendette mi sono sempre cadute in mano servite su piatti d’argento. Significa, che non le ho mai cercate, ma non ho mai scordato un torto, così da sempre, improvvisamente, accade qualcosa che mi consente di riscattarmi e questo mi da una soddisfazione immensa.
Non mi provoca alcun senso di colpa, perché restituisco solo quanto mi viene dato, nulla di più.
Molti ipocriti sostengono che la vendetta sia un qualcosa di negativo. Io no. Se ho l’opportunità di vendicarmi uso tutta la mia energia per annientare chi mi ha fatto del male. Ed anche questa volta ho più volontà perché non ho mai odiato stavolta odio con tutte le mie forze delle persone che sono il male assoluto. La melma, la merda pura di quelle intossicare dai rifiuti illegali.
(10/01/2013 ore 10.58)
Pubblicato da Monia Lustri a 10:58

http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:vEKnuxUrga0J:monialustri.blogspot.com/2013/01/le-scuse-di-don-rocco-massimiliano.html+monia+lustri+don+rocco&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it

luposolitario15 gennaio 2013 11:08

Ma non pensi che accanirti con questo prete che già in quanto tale ha tutto il mio disprezzo ,sia tempo perso? La verità tanto la sapete solo tu e lui e se veramente esiste il tuo dio prima o poi farà i conti con lui
Rispondi
Monia Lustri15 gennaio 2013 11:25

Vedo che è tempo perso in quanto credo che un prete che si schiera non è un prete;
un prete che addirittura si schiera e fa collaborare delle persone violente non è un prete;
quindi cosa ci fa in busta paga del vicariato se il suo lavoro non lo fa se non per fare il compiacente di chi a quelle mura ci sta abbarbicato addirittura fino a diventare violento con il suo bene placido? sa cosa significhi doversi vergognare per ciò che ancora oggi continua a fare fingendo che nulla sia accaduto li dentro?
Non si fa schifo, cosa che invece fa a me… tanto quanto chi mi ha aggtedita e lui è stato il primo…
Non mollerò finchè non se ne torna a rompere i coglioni a casa sua, al suo paese e non nella mia zona… dando corda a gente che sta li e al prossimo rompe solo i coglioni con prepotenza, arroganza e spavalderia..arriverà il giorno in cui il vescovo Marciante il culo non glielo potrà più coprire!
E chi cresima i figli dei prediletti nemmeno.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/03/…atela-55089939/

Repubblica Roma
Venerdì 22 marzo 2013 – Aggiornato alle 14.44

Parrocchiana stalker del prete
Il giudice ordina: “Allontanatela”

Una parrocchiana quarantenne, perseguita Don Rocco, il parroco della chiesa di Sant’Edith Stein, nel quartiere di Tor Bella Monaca. Il gip ha vietato alla donna ogni contatto con il sacerdote, vittima di una serie di atti persecutori
di FRANCESCO SALVATORE

Era molto più interessata al parrocco che alla chiesa. Un interesse tale che si trasformato in infatuazione e poi in ossessione. Lei, una parrocchiana quarantenne di origine abruzzese, adesso non potrà più avvicinarsi a Don Rocco, anche lui quarantenne, né contattarlo in alcun modo, né frequentare più la chiesa di Sant’Edith Stein a Tor Bella Monaca.

Il gip Nicola Di Grazia, su richiesta del pm Vincenzo Barba, ha vietato alla donna ogni contatto con il sacerdote, vittima di una serie di atti persecutori. Telefonate, messaggi, pedinamenti e appostamenti che lo hanno turbato a tal punto da causargli un perdurante stato di ansia e paura, e che lo hanno costretto nell’ultimo anno ad andare al pronto soccorso due volte, oltre che alla rinuncia più grande: diverse volte non ha potuto nemmeno celebrare la messa.

La vicenda, su cui hanno indagato i carabinieri, inizia nel gennaio dello scorso anno. La donna ha un interesse per Don Rocco e cerca in ogni modo di entrare in contatto con lui. La domenica a messa è sempre seduta in prima fila, mentre durante la settimana chiama in continuazione il prete – 400 telefonate nell’anno – e gli invia una miriade di messaggi. Un escalation negli ultimi mesi del 2012. La donna compie una serie di “incursioni” nell’ufficio privato del prete, ostinandosi a restare nonostante gli inviti ad andarsene. Una serie di atti che hanno sconvolto il parroco creando un clima teso fra gli altri parrocchiani che lo hanno indotto a denunciare quanto
accadeva.

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