PERUGIA/ CASO DON LUCIO GATTI. CHIUSE LE INDAGINI PER ABUSI SESSUALI IN COMUNITA’

Scritto da Redazione on 12 marzo 2013. Postato in IL FATTO

don lucio gatti PERUGIA/ CASO DON LUCIO GATTI. CHIUSE LE INDAGINI PER ABUSI SESSUALI IN COMUNITA’

L’indagine sui presunti abusi commessi nelle strutture Caritas della diocesi di Perugia e che vede indagati don Lucio Gatti, sospeso per 5 anni dalle funzioni sacerdotali dall’arcivescovo Gualtiero Bassetti e Agostino Cruciani, collaboratore della struttura di Massa Martana è arrivata ad un primo punto fermo: la conclusione delle indagini con la notifica del 415 bis. Il passo della Procura era inevitabile dopo quanto emerso al termine dell’incidente probatorio nel corso del quale hanno testimoniato i ragazzi che accusano il sacerdote. Testimonianze che sono diventate prove da portare in aula. La vicenda dei presunti abusi in alcune strutture della Caritas di Perugia e provincia, all’epoca gestite dal sacerdote, era emersa dopo una puntata della trasmissione “Le Iene”. I giovani avrebbero confermato quanto dichiarato al pm o in denuncia, descrivendo un quadro di molestie sessuali e di maltrattamenti, tipo metodi coercitivi sul lavoro. Dopo la denuncia la Curia di Perugia aveva istituito una commissione d’inchiesta e i ragazzi erano stati ascoltati. Alla fine don Lucio è stato sospeso per cinque anni. “In data 30 aprile 2012- si legge nota della curia- è stato emanato il decreto arcivescovile riguardante il sacerdote diocesano don Lucio Gatti(foto giornale dell’Umbria) in seguito ai risultati dell’indagine avviata dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti il 24 ottobre 2011. Nel decreto si stabilisce la sospensione del sacerdote da ogni attività pastorale per un periodo di cinque anni. L’annuncio del suddetto decreto arcivescovile avviene attraverso il presente comunicato stampa dopo l’espletamento delle relative procedure canoniche. La nostra Chiesa diocesana rinnova la sua richiesta di perdono a chi si sia sentito offeso”. Il pm Casucci ha chiuso l’indagine, adesso i difensori hanno venti giorni di tempo per presentare nuovi testimoni, documenti o fare richieste probatorie. Poi tutto l’incartamento passerà davanti al giudice per l’udienza preliminare che dovrà decidere per il rinvio a giudizio, salvo riti alternativi, o per il proscioglimento degli indagati.

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