Giudice impone alla Chiesa di rivelare i nomi dei sacerdoti accusati di abusi

L’Arcidiocesi di Los Angeles, ha sottolineato che gli adempimenti sono stati effettuati e “gran parte delle informazioni in questione sono già state rese pubbliche”

REDAZIONE
ROMA

Saranno presto pubbliche gran parte delle 30.000 pagine di documenti che raccontano, nomi, luoghi, date, e orrori dei casi di pedofilia e abusi sessuali a carico di sacerdoti e prelati della Arcidiocesi cattolica di Los Angeles.

Si tratta di una delle più gravi storie di pedofilia della Chiesa cattolica americana che portò nel 2007 ad un mega-rimborso alle vittime pari a 660 milioni di dollari. Nonostante l’accordo, l’identità dei sacerdoti coinvolti è sempre stata protetta dall’anonimato: ora, però, su appello dell’associazione delle vittime e di alcune organizzazioni di media Usa, il giudice della Corte suprema dell California, Emilie Elias, ne ha ordinato la pubblicazione.

La sentenza rovescia un verdetto del 2011, in cui si dava ragione alla richiesta di 20 sacerdoti, concedendo alla Chiesa di `cancellare´ dai documenti i nomi degli ecclesiastici coinvolti. Le migliaia di pagine di denunce, confessioni, atti giudiziari contengono tra l’altro `documenti interni´ alla Chiesa che rivelerebbero corrispondenze scritte tra il Vaticano e preti accusati o colpevoli di abusi.

«Non credete che i fedeli abbiano il diritto di sapere cosa è acaduto nella loro chiesa locale?», ha chiesto retoricamente il giudice Elias prima di pronunciare il verdetto. I tempi della pubblicazione non sono ancora stati definiti, ma l’avvocato dell’Arcidocesi, Michael Hennigan, ha dichiarato: «L’obiettivo diei miei clienti è arrivare ad una chiusura al più presto della vicenda».

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