Preti pedofili, assolto ex vescovo Sotto sorveglianza due religiosi

SCANDALO. Svolta nell’inchiesta per gli abusi perpetrati per trent’anni ad ex allievi sordomuti dell’istituto Provolo. La Santa Sede: «Senza fondamento le accuse a monsignor Carraro». Precetto penale e ammonizione canonica nei confronti dei sacerdoti.

Verona. In 67 denunciarono di aver patito abusi sessuali e umiliazioni. Accusarono, a trent’anni di distanza, i religiosi del Provolo, in vita ne restano quattro (fratel Lino Gugole è deceduto nell’agosto 2011) e per due di loro la Santa Sede ha preso provvedimenti. Le violenze, denunciarono le vittime, avvennero tra la fine degli anni Cinquanta e il 1984 nell’istituto che si occupa dell’educazione dei bambini sordi, nella tenuta Cervi a San Zeno di Montagna e nella sede del Chievo ed emersero tre anni fa. L’istituzione di una commissione presieduta da Mario Sannite, magistrato in pensione, già presidente del Tribunale di Verona e della Corte d’Appello di Brescia, che aveva il compito di ascoltare le vittime di quegli abusi, rappresentò il primo segnale ufficiale dell’interessamento della Santa Sede per accertare la verità.

E la Congregazione per la dottrina della fede, al termine dell’indagine e alla luce della relazione del presidente Sannite, ha emanato i provvedimenti a carico di don Eligio Piccoli e don Danilo Corradi. Sono state invece ritenute «affette da incoerenze e contraddizioni» le denunce che riguardavano gli abusi compiuti dall’allora vescovo di Verona monsignor Giuseppe Carraro: «la congregazione che aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione giunge a concludere che “non ritenendo fondate le predette accuse invita il dicastero (per le cause dei santi a procedere al completamento della positio in questione”». Per quel che riguarda don Piccoli, la Santa Sede, «tenuto conto anche dell’età avanzata e della salute precaria» lo ha sanzionato con precetto penale che comporta innanzitutto una vita dedita alla preghiera e alla penitenza, il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte di persone individuate dal Vescovo di Verona. Ammonizione canonica invece per don Danilo Corradi: «le accuse non risultano provate ma, stante il dubbio, è stata disposta la stretta sorveglianza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti».

Don Agostino Micheloni «afferma che all’epoca degli abusi non risiedeva al Chievo ma nella Casa madre». E la Santa Sede attende la documentazione per verificare le sue affermazioni mentre don Rino Corradi «dichiara che all’epoca non risiedeva a Verona ma a Gorizia», richiesta di documentazione anche per lui. «Le pene sono estremamente edulcorate», il commento di Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’associazione sordi Provolo, «proprio in considerazione di una vicenda che ha rovesciato la vita a bambini che poi hanno avuto problemi enormi. Quello che mi pare importante», evidenzia, «è il fatto che il Vaticano ha accettato che ci fosse una commissione senza preti e l’ammissione che abusi ci sono stati».

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