Abusi sessuali, Don Lucio Gatti contrattacca: «Erano loro a chiedermi di dormire insieme. Nessuna molestia sessuale»

5 novembre 2012  di Francesca Marruco

«Erano loro che mi chiedevano baci, abbracci e carezze. Erano loro che mi chiedevano di dormire insieme. E io acconsentivo. Ma mai con nessuno di loro è accaduto qualcosa con caratteristiche anche lontanamente sessuali. Mai nessuno di loro è stato spinto a fare qualcosa da me contro la loro volontà». Don Lucio Gatti risponde così alle quattro denunce, non due come era già emerso precedentemente, che gli sono state mosse da altrettanti ex ospiti delle comunità Caritas che gestiva.

Nessuna molestia Nessuna molestia sessuale dunque. Figurarsi un abuso come raccontò un ragazzo di colore alla trasmissione televisiva Le Iene. Quel ragazzo disse che Don Lucio lo costrinse ad avere un rapporto anale con lui. Il prete, ora sospeso dal sacerdozio per cinque anni dalla Curia vescovile di Perugia, nega che quell’evento «si sia mai storicamente verificato». Così come anche quello relativo alla denuncia di un uomo che dal carcere doveva essere trasferito in comunità che ha raccontato di essere stato molestato dal sacerdote.

Solo gesti d’affetto richiesti Diverse versioni invece per altri due episodi. Un ragazzo ospite nella sua comunità di recupero per tossicodipendenti ha denunciato che una sera si ritrovò a dormire nello stesso letto di don Lucio perché il sacerdote lo aveva portato in casa sua per eseguire dei lavoretti di manutenzione. Lì il prete, secondo il racconto del ragazzo, avrebbe cercato un approccio sessuale con lui, e al suo rifiuto si sarebbe masturbato nel letto a fianco a lui. Ora don Lucio dice che erano i ragazzi con cui aveva un «rapporto anche molto forte dal punto di vista fisico» a chiedergli di poter dormire insieme. A chiedergli di poter essere abbracciati da lui. Ma in quel letto lui nega di aver mai fatto qualche gesto sessuale. Avrebbe solo risposto ad una domanda di affetto anche fisico dei ragazzi.

La difesa Don Lucio è arrivato in procura a Perugia alle 16 meno qualche minuto accompagnato dal suo avvocato Nicola Di Mario. Ad attenderlo c’era qualche fotografo e un paio di telecamere. Lui ha sorriso. E si è infilato negli uffici in cui lo aspettava il pubblico ministero Massimo Casucci. All’uscita ha optato per una porta secondaria. Per non incappare in pericoli. In quattro ore di domande, il sacerdote, «ha risposto in maniera puntuale contestando una per una tutte le accuse che gli sono state fatte. Ma era indignato per queste». Il legale ha tenuto a sottolineare la «sensibilità della procura perugina per come ha trattato l’indagine e a chiarire che il comportamento del mio cliente mai ha compromesso la libertà personale nella sfera della loro autodeterminazione sessuale dei denuncianti».

Sospeso per comportamenti inopportuni Allora perché cinque anni di sospensione da sacerdozio? E’ presto detto, e secondo Don Lucio e il suo difensore la spiegazione è questa: pur non essendoci stato alcun episodio a sfondo sessuale tra il sacerdote e i denuncianti, c’erano comportamenti quali baci, abbracci, carezze e il dormire insieme che per la Chiesa risultano gravemente immorali un inopportuni se a metterli in pratica è un sacerdote, quindi sufficienti a determinare una sospensione.

Fascicolo unico e proroga delle indagini «Evidentemente devo cambiare il mio modo di approcciarmi alle persone. Ho sempre visto qualcosa di affettuoso e amorevole in quei gesti ma mai niente di sessuale», avrebbe detto ancora il sacerdote. Intanto la procura ha riunificato i quattro fascicoli, figli di quattro diverse denunce, e ha fatto richiesta per una proroga delle indagini al giudice per le indagini preliminari.

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