Don Marco davanti al giudice. Deve rispondere di cinque violenze

Mercoledì 03 Ottobre 2012
Domani l’udienza preliminare. Possibile la scelta dell’Abbreviato
Don Marco Mangiacasale, ex economo della Diocesi di Como ed ex parroco della parrocchia di San Giuliano, in pieno centro città, comparirà domani davanti al giudice.
Il pubblico ministero Simona De Salvo ha infatti chiesto al gup Nicoletta Cremona il rinvio a giudizio, e la questione verrà dibattuta a partire dalle 9 della mattina nel corso dell’udienza preliminare in programma nel palazzo di giustizia lariano. In aula non ci sarà il prete, che è agli arresti domiciliari in una struttura religiosa protetta del Piemonte, ma ci saranno i suoi avvocati, il legale del foro di Como Renato Papa e quello del foro di Milano Mario Zanchetti. La difesa, anche se la scelta verrà formalizzata solo di fronte al giudice, dovrebbe chiedere il rito Abbreviato che porterà a uno sconto di pena di un terzo.
Si chiude così la prima parte di una vicenda che ha scosso nel profondo la comunità comasca, e non solo quella dei fedeli. Don Marco Mangiacasale, prete e uomo conosciuto e stimato, è infatti finito in carcere lo scorso 7 marzo con un’accusa terribile: violenza sessuale continuata su cinque ragazzine minorenni appartenenti alla parrocchia di San Giuliano.
Da quanto è stato possibile apprendere, tutte le vittime sarebbero già state risarcite prima dell’approdo in aula del fascicolo. Un passaggio che, nei mesi scorsi, uno dei due legali del religioso – Renato Papa, che ieri non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione – spiegava in questo modo: «Il risarcimento non vuole rappresentare una mercificazione del dolore ma è un ulteriore attestato concreto della volontà di alleggerire la sofferenza delle vittime e dei loro familiari. Non si tratta di dare un valore economico al dolore, che non ha un prezzo. Non abbiamo pattuito alcuna cifra non perché stiamo facendo una trattativa commerciale, ma perché procediamo con attente valutazioni per capire come definire l’importo». Non va dimenticato, tra l’altro, che già nel primo interrogatorio subito dopo l’arresto dello scorso marzo (manette che scattarono mentre il sacerdote era a un incontro con altri religiosi ad Abbadia Lariana) don Mangiacasale ammise le sue responsabilità, anticipando anche alcune situazioni che non gli erano ancora state contestate e che sono poi emerse nell’ambito dell’inchiesta. Le indagini, infatti, furono aperte dalla denuncia di una giovane vittima di don Marco, convinta a riferire tutto ai genitori (di quanto avveniva nella casa del prete) nel corso di una confessione. Ma il fascicolo aperto dal pm De Salvo portò nelle prime settimane di intenso lavoro a far lievitare le denunce contro l’ex economo della Diocesi fino al numero di cinque. Le stesse che vengono oggi contestate dalla Procura lariana che ha chiesto il rinvio a giudizio di don Marco. Dopo l’arresto, il religioso fu subito sospeso dal vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, da ogni incarico ecclesiastico. E fu proprio la guida della Diocesi lariana uno dei primi a presentarsi al quinto piano del palazzo di giustizia per riferire quanto di sua conoscenza.
Per la cronaca, i fatti finiti nell’avviso di conclusione delle indagini sono cinque, tutti avvenuti tra il 2008 e il 2012, pochi giorni prima dell’arresto. Le vittime, all’epoca delle violenze subìte, avevano 15 anni (una), 13 anni (tre giovani) e una, addirittura, appena 12 anni.
Palpeggiamenti e molestie che avvenivano nella casa del sacerdote e non solo, anche nelle attività oratoriali compiute da San Giuliano fuori dalla provincia.
La festa di San Giuliano e il Vangelo
Questi ultimi sei mesi sono stati senza dubbio i più difficili per la comunità di San Giuliano, finita agli onori delle cronache cittadine e nazionali per fatti di cui avrebbe volentieri fatto a meno. Domenica scorsa, tra l’altro, San Giuliano ha festeggiato i 90 anni di fondazione della parrocchia, con ospite proprio il vescovo – monsignor Diego Coletti – che non ha voluto far mancare la propria presenza a una comunità tanto flagellata da quanto accaduto.
La sorte ha però riservato un ulteriore spunto di riflessione: il messale della domenica, infatti, aveva previsto un passaggio del Vangelo di Marco (guarda caso il nome di don Mangiacasale) dalle parole pesanti, quelle del capitolo 9 (versetti 38-42) che recitano testualmente: «Chi infatti non è contro di noi è per noi. E chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua perché siete di Cristo, io vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa. Ma chiunque sarà occasione di scandalo a uno di questi piccoli che credono, meglio sarebbe per lui che gli appendessero al collo una macina da mulino e lo gettassero in mare».

Mauro Peverelli

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