Il gup: Don Seppia personalità negativa, mai pentito

Il gup: Don Seppia personalità negativa, mai pentito
Depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato il parroco a 9 anni e 6 mesi per violenza sessuale su minore e tentata prostituzione minorile.

Don Riccardo Seppia, il parroco condannato a Genova a 9 anni, sei mesi e 20 giorni, per violenza sessuale su un chierichetto minorenne, tentata induzione alla prostituzione minorile e cessione di droga, ha una “personalità assai negativa” e non ha mai dimostrato di essersi realmente pentito. A dirlo è il gup Roberta Bossi che ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna pronunciata nel maggio scorso a carico dell’ex parroco della chiesa dello Spirito santo di Sestri Ponente, a Genova.

Scrive il giudice che “Nonostante il ruolo ecclesiastico rivestito ha frequentato abitualmente locali trasgressivi, ha partecipato ad orge, usa un linguaggio blasfemo e volgare, predilige rapporti sessuali non protetti nonostante la sua condizione di soggetto affetto da Hiv e, circostanza ancor più grave, ha più volte cercato o scelto le sue vittime approfittando della loro condizione di marginalità sociale”. Dalle motivazioni della sentenza, emerge il quadro di un uomo dalla “personalità assai negativa”, “del tutto in contrasto con quell’immagine di ‘Uomo di Dio’ che lo stesso Seppia ha rappresentato a sua firma apparsi sul Giornalino Parrocchiale”, aggiunge il giudice Bossi nella sue valutazioni. “Altrettanto negativo è stato il comportamento processuale del Seppia – prosegue il giudice – che si è limitato, durante gli interrogatori, a confermare il contenuto, non suscettibile di lettura alternativa, delle telefonate e dei messaggi monitorati nel corso delle indagini”.

Nelle 46 pagine di motivazioni, attraverso l’analisi delle prove, viene tracciata la personalità di Seppia e sono analizzati i singoli reati a lui ascritti, dalla violenza al chierichetto al tentativo di convincere minorenni stranieri ad accoppiarsi con lui in cambio di droga, al rapporto malsano con sodale ex seminarista Emanuele Alfano. L’ex chierichetto, un ragazzo di 16 anni che frequentava la sua parrocchia, risulta essere stato bersagliato per mesi dalle sue avances, talmente pressanti da creare nella sua giovane mente di adolescente un trauma documentato dalle perizie psichiatriche disposte su di lui. Tuttavia “l’assenza di una seria presa di coscienza del male arrecato – annota il gup – è dimostrata dal fatto che l’imputato, ben consapevole del turbamento psicologico arrecato al giovane (chierichetto), non ha offerto alcun risarcimento economico idoneo a sostenere i costi di un percorso terapeutico”.

Al momento don Seppia è rinchiuso nel carcere di Sanremo, nel settore sex offenders, dove ha rapporti solo con i famigliari e con il suo avvocato, il genovese Paolo Bonanni. La sua condotta non ha mai destato le attenzioni della direzione del carcere. Il legale sta valutando se appellare la sentenza.

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