Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

Durante un blitz nella curia, gli inquirenti avrebbe trovato un fascicolo riguardante un prete condannato per pedofilia. Ciò ha indotto la magistratura a ritenere che il vescovo fosse a conoscenza delle malefatte dei prelati. I fatti si riferiscono a quando Lafranconi era a Savona. 

VIADANA. Monsignor Dante Lafranconi, vescovo di Cremona e di 28 parrocchie mantovane fra Oglio e Po, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Savona con l’accusa di aver coperto atti di pedofilia e abusi sessuali compiuti, negli anni Novanta, da sacerdoti della diocesi ligure, poi condannati. Secondo la definizione del codice penale si tratta di omertà, ovvero «mancata segnalazione di un comportamento illecito ai superiori affinché provvedessero».

Il procuratore della Repubblica di Savona Francantonio Granero e il sostituto Giovanni Battista Ferro hanno successivamente avanzato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione per prescrizione dei reati. La richiesta di archiviazione è stata però sospesa per l’opposizione presentata dal legale di una delle vittime, Francesco Zanardi. Secondo l’avvocato Carla Corsetti la richiesta di riaprire il procedimento contro Lafranconi va concessa poiché uno dei casi di abusi sarebbe avvenuto su un minore di 14 anni e, di conseguenza potrebbe essere contestata l’aggravante. Se così fosse allora la prescrizione slitterebbe al marzo 2017.

Nella giornata di ieri è stato discusso nel tribunale di Savona il caso giudiziario. Al termine dell’udienza il giudice per le indagini preliminari, Fiorenza Giorgi, si è riservata alcuni giorni per decidere se archiviare il caso per prescrizione, oppure chiedere al pubblico ministero di approfondirlo con ulteriori accertamenti. In un breve comunicato apparso sul sito online della Diocesi di Cremona, monsignor Lafranconi che non si è presentato di persona all’udienza ed è difeso dall’avvocato cremonese Michele Tolomini «attende con grande serenità e fiducia la decisione del magistrato».

«Secondo il nostro conteggio, se venisse considerata l’aggravante per un reato commesso contro un minore di 14 anni, allora la prescrizione del reato scatterebbe dopo 15 anni e non 10. Il giudice potrebbe quindi decidere anche per respingere l’archiviazione» ha spiegato ieri l’avvocato Corsetti.

L’ordinanza, anche nell’ipotesi in cui l’archiviazione venisse confermata, potrebbe comunque assumere una valenza importante per le presunte parti offese nel processo. Se fosse riconosciuta la responsabilità dell’indagato e confermata però la non procedibilità per prescrizione del reato le vittime potrebbero infatti aprire una causa in sede civile contro Lafranconi.

L’attuale vescovo della diocesi di Cremona è stato presule di Savona e Noli fra il 1991 ed il 2001. L’alto prelato, secondo l’accusa, non si sarebbe attivato, per quanto di propria competenza, riguardo a notizie su casi di abusi su minori perpetrati da sacerdoti della diocesi. L’alto prelato avrebbe in sostanza omesso di segnalare ai suoi diretti superiori le morbose attenzioni di almeno due preti nei confronti di ragazzini di cui avrebbero dovuto occuparsi e che sono stati indagati.

I fatti: circa venti anni fa due preti della diocesi savonese, ai tempi retta da Lafranconi, hanno commesso abusi su alcuni minori loro affidati. Dopo il rinvio a giudizio, il primo dei due, don Nello Giraudo, ha patteggiato un anno di reclusione per un reato di violenza sessuale più recente (2005) e non ancora prescritto, mentre il secondo, don Giorgio Barbacini, è stato condannato a tre anni per pedofilia. Durante un blitz in Curia, poi, gli inquirenti avrebbero sottratto dalla cassaforte del palazzo vescovile un fascicolo riguardante il caso di don Giraudo. Documentazione che ha indotto a ritenere mons. Lafranconi al corrente delle malefatte dei suoi preti e colpevole di averli “coperti”.

I due episodi coperti.

Sono due, in particolare, gli episodi che monsignor Lafranconi avrebbe tenuto coperti. Il primo riguarda don Giorgio Barbacini che il 15 ottobre 2004 viene condannato a 3 anni e mezzo di reclusione «per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela». I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento. Dopo il trasferimento in un’altra diocesi, in seguito all’intervenuta condanna penale don Giorgio si è dimesso dallo stato clericale.
L’altro prete al centro dello scandolo, questa volta per abusi sessuali è don Nello Giraudo:si tratterebbe di toccamenti nei confronti di un giovane avvenuti in un campo scout. Giraudo ha patteggiato un anno con la condizionale e ha ottenuto dalla Santa sede la dispensa dallo stato clericale. Le indagini però sono proseguite, e un blitz della Mobile in Curia a Savona, tra fine 2010 e inizio 2011, su incarico della Procura, aveva fatto ritrovare nella cassaforte del palazzo vescovile un intero fascicolo su don Giraudo, risalente agli anni Novanta, quando era vescovo monsignor Lafranconi.

Un vescovo progressista

Dante Lafranconi ha 72 anni. È nato il 10 marzo del 1940 a Mandello Lario, nel comasco. Attualmente è vescovo di Cremona, vicepresidente della Conferenza Episcopale Lombarda e membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.
Ordinato sacerdote il 28 giugno 1964, inizia il suo ministero nella diocesi di Como inizialmente come vicerettore del Seminario e successivamente come docente di Teologia Morale, di Storia della Chiesa e Patrologia.
Nel 1986 venne nominato delegato episcopale per la Pastorale della famiglia e nel 1991 vicario episcopale per la cura dei sacerdoti nel primo decennio di ordinazione. Alla fine del 1991 è nominato vescovo di Savona-Noli, carica che mantiene per un decennio. L’8 settembre del 2001 viene trasferito a guidare la diocesi di Cremona. Il solenne ingresso avviene il 4 novembre. È noto alle cronache nazionali per avere concesso la temporanea facoltà di amministrare l’assoluzione per chi confessava di aver commesso o aiutato a procurare un aborto, per essersi di fatto schierato a favore dei preti sposati e per dialogare anche con le comunità gay.

http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/05/03/news/il-vescovo-di-cremona-accusato-di-omerta-sui-preti-pedofili-1.4453447

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