Don Luciano si prepara al processo ecclesiastico: inizierà dopo il pronunciamento della Cassazione

Alassio. Il silenzio “epistolare” di don Luciano Massaferro è durato 28 giorni. Giusto il tempo per riordinare le idee e prepararsi al futuro processo ecclesiastico nei confronti del quale il parroco alassino pare avere grandi aspettative.

“In questi giorni sono stato molto occupato nel redigere i preparativi per il processo ecclesiastico che da tempo invoco accoratamente – scrive il sacerdote ai domiciliari con l’accusa di aver abusato di una ragazzina, sua parrocchiana – Esso inizierà, presumo, dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione e vedrà una prima fase istruttoria svolta in Diocesi per poi approdare a Roma al Dicastero della Congregazione per la Dottrina e la Fede. Finalmente ci sarà qualcuno demandato a prendere in mano le carte relative alla mia assurda vicenda giudiziaria per leggerle attentamente ed esprimersi in merito”.
Un’”assurda vicenda”, come la definisce don Luciano, che lo vede condannato a a sette anni e otto mesi di reclusione per abusi sessuali su una minore e per la quale il parroco si è sempre proclamato innocente. Ad oggi, sono ventotto le missive inviate ai propri “fedelissimi” che, in Rete, hanno costituito un gruppo in sua difesa, pubblicando anche le carte di un processo che ritengono frettoloso e ingiusto.
“E’ molto importante per me, e dovrebbe esserlo per ogni cittadino, che le carte processuali vengano lette in quanto è da esse che dipende la condanna o l’assoluzione di una persona (in una situazione normale) e non certo solo da percezioni, idee personali, pre-concetti, teorie psicologiche o quant’altro di esterno all’analisi del dato reale e concreto” sostiene don Luciano che, in passato, ha definito la sua vicenda un “accanimento terapeutico giudiziario”.
In attesa del terzo grado di Giudizio della giustizia ordinaria il sacerdote alassino si prepara quindi ad affrontare il giudizio ecclesiatico. Chissà se questo “tribunale”, dopo aver analizzato il caso, arriverà ad una conclusione diversa da quella che ora costringe il prete ai domiciliari.
Redazione
Fonte IVG.IT
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