Due fascicoli aperti a suo carico. A Cenerente i fedeli chiedono il ritorno dell’ex parroco

Articolo | Sab, 21/04/2012 – 00:00 | Di Matteo borrelli

Don Lucio Gatti, ex parroco di Cenerente, risulta iscritto nel registro degli indagati. La Procura della Repubblica di Perugia ha aperto due fascicoli a suo carico ipotizzando il reato di violenza sessuale e, in un caso, anche di abuso dei mezzi di correzione. Un atto dovuto, per il suo legale, conseguenza delle denunce presentate da presunte vittime. Le circostanze oggetto di indagine erano state anche riferite da un servizio delle Iene.

La lettera. Una lettera per chiedere scusa e perdono. Poche pagine vergate dalla mano forte dell’ex parroco di Cenerente, don Lucio Gatti, per comunicare ai parrocchiani il proprio dispiacere per averli messi in imbarazzo, per aver tradito la loro fiducia. Per averli messi di fronte ad una situazione scabrosa e dolorosa. Anche per averli abbandonati.

È quanto ha fatto l’ex parroco di Cenerente (adesso la parrocchia è retta dal vicario, monsignor Paolo Giulietti) indirizzando lo scritto all’arcivescovo, monsignor Gualtiero Bassetti e ai fedeli. Un passo dello scritto è stato anche letto dall’arcivescovo durante le celebrazioni pasquali, durante le quali ha ricordato anche che «il popolo cristiano lo sa e per questo non sopporta di rimanere senza prete, e soprattutto vuole sacerdoti santi. Al di là delle nostre debolezze, i fedeli sanno cogliere il mistero che è acceso nella nostra vita».

E della «dolorosa» vicenda emersa dopo la denuncia di alcune persone che avevano segnalato di aver subito molestie e abusi, accuse rilanciate dalla trasmissione “Le iene”, il vescovo si è occupato istituendo una commissione che ha chiamato a testimoniare centinaia di persone. Molti quelli che si sono schierati con don Lucio, ma tanti anche quelli che hanno raccontato episodi incriminanti. Sono stati soprattutto i parrocchiani ad intervenire a favore del proprio sacerdote. Dopo gli attestati di stima e la difesa ad oltranza è stata decisa una raccolta di firme per chiedere al vescovo di non rimuovere l’ex parroco e di rimetterlo al suo posto. Firme che si stanno raccogliendo in questi giorni e che sarebbero dovute essere portate all’attenzione dell’arcivescovo Bassetti in occasione della visita che il presule intendeva compiere nel pomeriggio di domani. Una visita decisa più per portare conforto ad una comunità che è stata fortemente provata da questa vicenda e da quella ancor più dolorosa del duplice omicidio di Sergio Scoscia e Maria Raffaelli.

Per quanto riguarda le decisioni dell’arcivescovo si sapranno a tempo debito e con l’ufficialità del caso, confermano dagli ambienti di curia. Una decisione sofferta e che deve essere ponderata con molta attenzione e che sarà comunicata con «decreto vescovile». Gli orientamenti provenienti dalla Congregazione del clero di Roma sono arrivati sul tavolo di monsignor Bassetti da più di una settimana e gli elementi raccolti dalla commissione diocesana d’inchiesta non depongono a favore del sacerdote. Ogni decisione, però, emerge dagli ambienti di curia, dovrà tenere conto di tanti aspetti: da una parte punire e correggere, dall’altra non abbandonare a se stesso un uomo che è anche consacrato. Le ipotesi spaziano dalla sospensione a divinis (divieto di celebrare i sacramenti) fino alla riduzione allo stato laicale.

La vicenda ha avuto anche una pendenza penale con una querela che sarebbe molto circostanziata con nomi e fatti elencati da uno dei ragazzi che ha raccontato degli abusi davanti alle telecamere. Nella querela sarebbero elencati alcuni episodi a carattere sessuale, ma anche di percosse, di privazioni e di violenze fisiche e psicologiche. Nel documento sarebbero indicati anche altri nomi oltre al sacerdote (del quale non si è mai fatto il nome) indicato come autore dei presunti abusi.

Nel servizio televisivo, invece, si riportavano le testimonianze di persone che erano state ospiti in una struttura protetta della diocesi e che avrebbero subito degli approcci sessuali da parte del sacerdote. Solo uno si sarebbe ribellato e pochi giorni dopo sarebbe stato cacciato dalla struttura. Gli altri tre, uno però ha riportato solo il racconto di un amico, avrebbero ceduto per ottenere i documenti per rimanere in Italia.

http://www.giornaledellumbria.it/article/article26616.html

Advertisements